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| Leonidas di Richard Geiger |
Molon Labe, vieni a prenderle, questa fu la risposta di Leonida I durante la battaglia delle Termopili, alla richiesta del re persiano Serse di consegnare le armi.
E' con questa immagine che do il via ad una battaglia per la libertà di pensiero, di parola, che non sia politicamente corretta.
Davanti al vocabolo "supremazia" addiritttura l'intelligenza artificiale rabbrividisce e si ferma, inviandoti un messaggio del tipo: "per il prompt potrebbe violare le nostre politiche sui contenuti. Se ritieni che si tratti di un errore, riprova o modifica il prompt."
Siamo arrivati al punto che una macchina possa decidere di bloccarti se scrivi qualcosa che non segua delle regole. Regole decise da chi? In teoria non dovrebbe esserci un filtro linguistico a decidere quali idee siano legittime o meno da discutere. E però l'evidenza è un'altra.
Tutto sta ad indicare che sempre più siamo controllati e bachettati.
Diventerà impossibile disquisire una tesi che non sia stata prima decisa se corretta o meno da qualche ignobile personaggio.
Faccio un esempio: Se si discuterà di storia, cultura, civiltà, idee, sarà tutto preventivamente appiattito con formule moralistiche. Neanche per puro gusto della oratoria, sapete quella nobile arte di parlare in pubblico, che hanno visto la maestria di Aristotele e Cicerone, sarà tollerata, Se vorrai sostenere una tesi sulla preminenza di una tradizione culturale, non si potrà discuterla nel merito, attingendo a argomenti storici per poi magari obiettare. No Signori, non lo si potrà fare.
Se per puro gusto dialettico vorrai sostenere che la popolazione A è intellettualmente superiore alla popolazione B, bloccati immediatamente, non potrai neanche lontanamente proporla una frase del genere.
La parola “superiore” verrà immediatamente trasformata da termine da discutere in un'indicazione di colpevolezza.
Quindi se quello era l'approccio per dimostrare che nel periodo X, la civiltà A produsse risultati scientifici e filosofici maggiori della civiltà B, dovrai ricorrere ad una frase strutturata in forma diversa per non ricevere sulle dita la verga del maestro di turno.
Continuiamo con le tesi da censurare. Se scriviamo, tutti gli esseri umani hanno una storia evolutiva comune; tutte le società sono partite da condizioni tecnologiche estremamente primitive. Eppure, nel corso dei millenni, le traiettorie sono state enormemente diverse. E' un fatto incontrovertibile: alcune società hanno sviluppato scrittura, filosofia, matematica, città, diritto, istituzioni politiche, università, scienza e tecnologie complesse; altre hanno mantenuto sistemi di sussistenza molto più semplici.
Bocciati. Non si potrà in assoluto disquisire del perchè e del percome. Al solo pensarlo si finirà sul rogo di antica memoria.
E' questa la società futura che vogliamo?
Si farà divieto assoluto di discutere se una tesi sia fondata, quali siano i dati a sostenerla e i suoi limiti, perché finirà tutto cestinato e bollato come razzismo, odio, esclusione.
Ma forse il problema nasce molto prima, da una scuola che dovrebbe insegnare a ragionare e che troppo spesso si limita a trasmettere nozioni. Ne ho scritto in La cultura si respira in casa: tra scuola, pensiero critico e analfabetismo funzionale.
E proprio sulla necessità di sviluppare un pensiero autonomo, libero dalle manipolazioni e dall'omologazione, ho scritto anche A che cosa serve davvero la cultura?.
Vi sembra esagerato?
Nel marzo 2023, in Florida, alcuni genitori contestarono una lezione di storia dell'arte nella quale agli alunni veniva mostrato il David. Un genitore definì la statua “pornografica”. Questa è l'anticamera dell'inferno intellettuale. Negli Stati Uniti è in corso una crescente battaglia su ciò che può essere letto, mostrato e insegnato; e questa battaglia ha già prodotto casi in cui libri, opere teatrali e il nudo dell'arte classica sono stati trattati come materiale da cui proteggere gli studenti.
Se non fosse preoccupante, ci sarebbe da ridere, giacché proviene dagli Usa. Un Paese che detiene un primato difficilmente ignorabile: uno dei principali — storicamente il principale — centro mondiale di produzione e consumo di pornografia.
Ma ciò che accade negli Stati Uniti interessa qui per un'altra ragione: perché troppo spesso ciò che nasce oltreoceano arriva anche da noi presentato come modello di modernità, sensibilità e progresso. E non vorrei che arrivasse anche questa forma di censura.
Basta la loro culinaria scadente, il gusto per il trash, lo sport elevato nelle scuole a disciplina quasi pari alle materie basilari, per chiedersi se sia davvero da lì che dobbiamo prendere lezioni di cultura, sensibilità e civiltà.
Perché se si comincia a decidere che cosa sia troppo sconveniente per essere mostrato, letto, insegnato o persino generato, il passo successivo è lasciare che qualcuno decida anche che cosa sia lecito pensare.
Ed è proprio contro questo che vale la pena rispondere: Molon labe.
- Rossana vanderBorg