giovedì 11 giugno 2026

L'Urlo di Munch e l'indifferenza umana: perché non riusciamo a essere davvero umani


L'Urlo di Edvard Munch
L'Urlo di Edvard Munch
«Camminavo lungo la strada con due amici quando il sole tramontò e il cielo si tinse all'improvviso di rosso sangue. Mi fermai e mi appoggiai, stanco morto, a una palizzata. Sul fiordo nero-azzurro e sulla città c'erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura… E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura.»

Munch ha scritto un poema dell'attimo in cui sentì quell'Urlo.

Oltre al dolore provato dal pittore, espresso dal soggetto che urla, ai margini del quadro troviamo due figure del tutto estranee a quell'emozione.

Un'evidente metafora della superficialità dei rapporti umani.

E così funziona la nostra società.

Una moltitudine si lamenta dell'altrui modo di comportarsi, giudica, si sente maltrattata, non rispettata, non benvoluta.

Molti si disperano per relazioni anaffettive, nelle quali credono di dare troppo e ricevere poco.

Vedono negli altri distanza, egoismo e freddezza.

Sono capaci soltanto di vedere la pagliuzza nell'occhio del vicino e non la trave nel proprio.

Si ricordano della sofferenza solo davanti alla malattia, alla morte, a un rovescio economico oppure quando hanno programmato qualcosa per sé e vengono contrariati.

C'è una totale mancanza di sensibilità in quell'essere che si chiama "umano", incapace di vedere che accanto a lui vivono suoi simili.

È così che la vita si snoda come un continuo vincere o perdere, nell'incapacità di trovare un equilibrio che permetta di stare insieme, vedendo negli altri persone che, come noi, conoscono alti e bassi, felicità e tristezza, gioie e dolori.

E trovando nei familiari, negli amici, nei conoscenti e perfino in chi non conosciamo degli esseri che, teoricamente, dovrebbero unire cervello e corpo, dato che in dono abbiamo ricevuto la possibilità di riflettere su noi stessi, sui nostri limiti e sulla nostra mortalità.

È mortificante constatare che l'essere umano trovi spesso un limite alle proprie azioni soltanto nella paura.

Una legge che li punisca. Una religione che li ammonisca. O perdere o guadagnare qualcosa per sé stesso.

Come se l'esistenza degli altri contasse davvero solo quando interferisce con la propria.

E così non riesce mai e poi mai a essere realmente Umano.

Osservo con difficoltà come alcuni trascorrano la propria vita a fregare gli altri, a fare del male, con o senza dolo.

Ha poca importanza.

Spesso accade con una superficialità tale da rendere l'atto comunque cattivo.

La scusa più frequente è l'autodifesa.

È comodo dare il primo schiaffo per paura di riceverlo.

Questo avviene ogni giorno, ai quattro angoli del pianeta.

E volete che poi non ci siano guerre, violenze e che non si arrivi alle degenerazioni?

Bastablablabla, tema già emerso in autoinganno-relazioni-tossiche.

Non resta che rifugiarsi in questo Urlo.

L'urlo che libera quanti non ne possono più di vedere come va il mondo.

- Rossana vanderBorg