In portoghese il vocabolo è più forte: rechaçar significa respingere.
Vorrei scrivere di quanto sia strano l’essere umano. Molti hanno sofferto per un’infanzia in cui sono mancati affetto, gentilezza, sicurezza da parte dei genitori. Ad altri, invece — forse alla maggior parte degli adulti — è mancato un Amore sincero, puro, paritario. Perché troppo spesso questo sentimento è camuffato da interessi di ogni genere: attrazione fisica, qualcuno da spennare, il bisogno di dimostrare di avere un partner per non sembrare incapaci di relazionarsi, e altre quisquilie.
Eppure ci sono anche quelli che si spaventano davanti a un sentimento profondo.
Viviamo di troppa psicologia e di poca letteratura — e con questo intendo quell’educazione che questa nobile arte sa consegnarci. Certo, nelle grandi opere troviamo, oltre all’amor cortese, anche le grandi tragedie. Nonostante ciò, per rimanere umani dovrebbe esserci la necessità, la voglia, di condividere la nostra esistenza con chi sappia vedere in noi l’irripetibilità della persona — e, a nostra volta, ricambiare. Perché si è davanti all’incontro di un valore raro, prezioso.
Al contrario, si vive nel consumismo delle relazioni: uno o l’altro non fa differenza. Il batticuore dura finché non si firma un contratto o finché non appare qualcosa di meglio.
La cosa più triste è che, anche quando alcuni lo trovano, il cinismo che permea i nostri tempi finisce — per paura del fallimento o della sofferenza — per respingere l’Amore vero.
Bisognerebbe chiedersi se depressione, ansia e tristezza non siano, in fondo, molto più dolorose.
Non sempre siamo pronti a ciò che desideriamo.
Amore e Psiche, Antonio Canova (1757–1822): Amore risveglia Psiche con un bacio, dopo il sonno mortale causato dalla sua disobbedienza a Venere.
