
A quattro anni di distanza
Sono passati quattro anni.
Lo voglio ricordare così: attraverso i suoi aforismi.
Colpiscono ancora, per lucidità e saggezza.
"La tv si ostina a proporre costosi e fatui intrattenimenti."
"L'italiano diventa sempre più apatico facendo sua la sentenza: nulla è più reale del nulla."
"L'ideale dei nostri giorni è essere scambiati per ciò che non si è."
"Si vive in una malafedocrazia, cioè nell'inganno."
E io aggiungo: mettendo in vetrina una parodia di se stessi.
A questo servono i social.
Nemmeno io sopporto i “progressisti”.
Uomini, donne — e soprattutto alcune donne — che vendono anima e corpo per vivere il benessere della gauche-caviar, fingendosi femministe mentre vengono mantenute da portafogli altrui.
Guarda caso, si accasano quasi sempre con uomini molto agiati.
Mai con proletari.
"La nausea della vita."
"La disistima per la vita nel suo insieme."
E come potrebbe essere altrimenti?
Noi poveri sensibili dementi siamo circondati da nani e ballerine.
Ed è difficile combatterli, perché:
"Mutano l'apparenza continuamente."
"Chiamare gli italiani un popolo libero è una bestemmia."
Me ne rendo conto da quando vivo all’estero.
"È incredibile che un paese come l'Italia creda ancora che il suo avvenire sia in questa burla dell'UE."
"L'attuale cristianesimo è oggi spoglio del trascendente a vantaggio dell'immanente."
"Il torto dell'Occidente è di aver sottovalutato il rancore dei fanatici."
"Solo chi crede fermamente in un Dio è capace di odiare, come quei pacifisti disposti a passare su un mucchio di cadaveri pur di imporre la loro idea di pace."
Si sente ancora la forza delle sue idee.
E la sua lungimiranza, in frasi scritte anni fa.
Mi colpisce quando scrive:
"La liberazione dai mali del mondo non può avvenire in assenza della fede."
Non credo intendesse una religione specifica.
Piuttosto una fede come intuizione, come luce che illumina non tanto la verità, ma la nostra ignoranza.
Senza quella, non indagheremo mai il Mistero.
Spero che "l’eternità non si sia rivelata un’illusione", anche se lui stesso temeva che:
"Nell’aldilà ci attendesse un supplemento di caos."
Io, invece, lo immagino sopra di noi.
Stupefatto. Sereno.
Non potendo più leggerlo, gli pongo domande.
E immagino le risposte, sperando non siano troppo lontane dal suo pensiero.
Concludo con le sue parole:
"La migliore dimostrazione di saggezza è riconoscere e afferrare al volo il momento decisivo."
Forse è proprio questo il punto.
Cogliere il momento.
E vivere ciò che resta — gioiosamente.
È un dovere verso noi stessi.
Ricordiamolo con un sorriso.
Vive. E vivrà nei suoi scritti.