lunedì 16 dicembre 2024

Il grande inganno delle banche. Siamo noi a tenerle in piedi. E possiamo anche fermarle.



Gli usurai di Quentin Metsys
Gli usurai di Quentin Metsys
È difficile rispondere se sia nato prima l’uovo o la gallina; al contrario è semplice stabilire chi sia più importante tra una banca e i suoi clienti.

L’origine di questo istituto parte dal “trapezita” nell’antica Grecia: un tavolo dove operavano i cambiavalute, figure importanti perché dovevano conoscere il valore e l’autenticità delle monete.

Col tempo questi soggetti iniziarono a concedere prestiti dietro compenso e già Aristotele, nell’“Etica Nicomachea”, metteva in guardia: il denaro non può generare denaro.

Nel Medioevo la stessa Chiesa condannava chi si arricchiva con i prestiti, precludendogli la salvezza eterna.

Non è moralismo: è affermare che la ricchezza dovrebbe essere frutto del lavoro, non del semplice investimento del denaro.

Il solo vocabolo “investire” dovrebbe farci rabbrividire: significa affidare a qualcuno un mandato per esercitare diritti al posto nostro.

Abbiamo remore a dare una delega per una riunione di condominio, ma affidiamo con leggerezza i nostri averi a perfetti sconosciuti.

Qual è la funzione delle banche?

Dovrebbero raccogliere i risparmi dei clienti, corrispondere un interesse e utilizzare quei fondi per erogare credito, con un margine che copra costi e rischi.

Parrebbe semplice.

E invece entra in gioco l’avidità umana.

Le banche sono cresciute insieme alla voracità dell’uomo moderno.

Strutture enormi, piramidali:
alla base migliaia di impiegati, in alto pochi soggetti catapultati a dirigere.

E proprio lì, nelle poltrone più ambite, spesso siede il peggio: raccomandati politici, eredi di potere, persone senza scrupoli.

Quando depositiamo i nostri soldi, riceviamo interessi irrisori e nessuno ci dice grazie.

Quando chiediamo un prestito, siamo sottoposti a richieste assurde, garanzie, fideiussioni.

Siamo umiliati.

Più abbiamo bisogno, più diventiamo vulnerabili.

E più paghiamo.

La differenza tra ciò che viene riconosciuto al risparmiatore e ciò che viene richiesto a chi chiede credito è sproporzionata.

Tolti i costi e i rischi, ciò che resta è immorale.

Serve a mantenere stipendi spropositati ai vertici e a distribuire denaro senza controllo e senza responsabilità.

Gran parte delle perdite bancarie deriva proprio da questo:
prestiti concessi senza garanzie a chi non ne avrebbe diritto.

Mentre al cittadino comune si chiede tutto.

Soldi dati con leggerezza a enti pubblici, grandi gruppi e personaggi discutibili.

E questi, una volta ottenuto il credito, ricambiano con favori e mance.

Non c’è nulla di misterioso in casi come Banca Etruria, Banca Marche, Carife, CariChieti, Monte dei Paschi di Siena e molti altri.

Il sistema è marcio.

Va rifondato.

A partire da Bankitalia e Consob.

Bisogna spezzare il legame tra potere politico e sistema bancario, che porta ai vertici persone non al di sopra di ogni sospetto.

E soprattutto: chi ha gestito male deve pagare.

Non è accettabile che stipendi milionari accompagnino il fallimento.

E i cittadini?

Cosa possono fare?

Semplice: togliere ossigeno.

Cosa succede alle banche senza depositi?

Se non sappiamo come investire, meglio una cassetta di sicurezza.

Se dobbiamo operare, teniamo sul conto solo lo stretto necessario.

Carte prepagate, prudenza.

Bisogna prenderli per la gola.

Basta essere truffati e trattati da paria.

Ricordiamoci: l’unione fa la forza.

Siamo molti di più dei furbi.

Il popolo è sovrano — ma solo se è consapevole della propria forza.

E vince solo quando decide di usarla.

Impariamo ad allearci tra noi, non con chi non farà mai nulla per noi.