martedì 17 febbraio 2026

Figli: quando tutto è dovuto

La maternità di Klimt
La maternità di Klimt

Inoltro il mio pensiero con estrema delicatezza, perché pochi argomenti ci rendono ipersensibili come questo.

E non dedico ai tanti, troppi nati in situazioni disagiate, dove si deve brigare per sopravvivere.

Magari in paesi o periferie povere, dove lavoro, cibo    e una casa dignitosa sono un miraggio.

Questo è rivolto ai figli nati in situazioni di agio, in famiglie strutturate, non segnate da separazioni o altre privazioni, che godono di buone scuole, ottima cura della salute e personale, giochi, sport e viaggi.

Spesso i genitori, per offrire tutto questo, non si risparmiano: lavorano come muli e si sacrificano oltremodo per darvi il meglio.

Eppure, in una società che ogni giorno diventa più individualista ed egoista, questi giovani crescono percependo tutto come scontato.

Arrivano spesso a rinfacciare ai genitori — magari ormai anziani e acciaccati — di non aver chiesto nulla.

Intorno c’è un gran daffare di psicologi pronti a comprendere i loro tormenti adolescenziali o post-adolescenziali.

Si passa al setaccio ciò che è mancato: i caratteri dei genitori, gli errori commessi, le fragilità.

Come se fosse normale agire sempre alla perfezione.

Come se, alla nascita di un figlio, esistesse un bugiardino con istruzioni precise, indicazioni e controindicazioni.

A questi figli non viene detto che, da che mondo è mondo, la propria nascita è un dono.

Un regalo prezioso.

Essere accolti e amati è una fortuna.

Una percentuale minima di bambini vince davvero questa lotteria: essere protetti dall’umana cattiveria.

Troppi sono quelli abusati — un crimine che dovrebbe essere punito con la morte — maltrattati, sfruttati come manodopera o semplicemente abbandonati nell’incuria di genitori presi da altri interessi.

È infinitamente triste vedere come l’essere umano, quando non ha problemi gravi, senta il bisogno di inventarseli.

Rendendo la vita degli altri malinconica e infelice.

Viviamo in società opulente dove gli anziani vengono abbandonati. Troppi muoiono da soli.

Con figli che faticano persino ad andarli a trovare, negando attimi di gioia che dovrebbero essere un diritto, oltre che un dovere di gratitudine.

È un indurimento dei cuori. Un individualismo oltremisura.

E viene da chiedersi se non sia necessario passare attraverso la sofferenza per riconoscere il valore di ciò che si dà per scontato.

L’amore dei genitori non è mai scontato.

 Rossana vanderBorg