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| La maternità di Klimt |
Inoltro il mio pensiero con estrema delicatezza, perché pochi argomenti ci rendono ipersensibili come questo.
E non dedico ai tanti, troppi nati in situazioni disagiate, dove si deve brigare per sopravvivere.
Magari in paesi o periferie povere, dove lavoro, cibo e una casa dignitosa sono un miraggio.
Questo è rivolto ai figli nati in situazioni di agio, in famiglie strutturate, non segnate da separazioni o altre privazioni, che godono di buone scuole, ottima cura della salute e personale, giochi, sport e viaggi.
Spesso i genitori, per offrire tutto questo, non si risparmiano: lavorano come muli e si sacrificano oltremodo per darvi il meglio.
Eppure, in una società che ogni giorno diventa più individualista ed egoista, questi giovani crescono percependo tutto come scontato.
Arrivano spesso a rinfacciare ai genitori — magari ormai anziani e acciaccati — di non aver chiesto nulla.
Intorno c’è un gran daffare di psicologi pronti a comprendere i loro tormenti adolescenziali o post-adolescenziali.
Si passa al setaccio ciò che è mancato: i caratteri dei genitori, gli errori commessi, le fragilità.
Come se fosse normale agire sempre alla perfezione.
Come se, alla nascita di un figlio, esistesse un bugiardino con istruzioni precise, indicazioni e controindicazioni.
A questi figli non viene detto che, da che mondo è mondo, la propria nascita è un dono.
Un regalo prezioso.
Essere accolti e amati è una fortuna.
Una percentuale minima di bambini vince davvero questa lotteria: essere protetti dall’umana cattiveria.
Troppi sono quelli abusati — un crimine che dovrebbe essere punito con la morte — maltrattati, sfruttati come manodopera o semplicemente abbandonati nell’incuria di genitori presi da altri interessi.
È infinitamente triste vedere come l’essere umano, quando non ha problemi gravi, senta il bisogno di inventarseli.
Rendendo la vita degli altri malinconica e infelice.
Viviamo in società opulente dove gli anziani vengono abbandonati. Troppi muoiono da soli.
Con figli che faticano persino ad andarli a trovare, negando attimi di gioia che dovrebbero essere un diritto, oltre che un dovere di gratitudine.
È un indurimento dei cuori. Un individualismo oltremisura.
E viene da chiedersi se non sia necessario passare attraverso la sofferenza per riconoscere il valore di ciò che si dà per scontato.
L’amore dei genitori non è mai scontato.
Rossana vanderBorg
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