domenica 24 maggio 2026

Femminismo, merito e differenze tra uomini e donne: una riflessione contro gli stereotipi


Le lavandaie di Eugenio Cecconi
Con sarcasmo ho scelto il quadro delle lavandaie per inoltrare il mio pensiero sulle moderne femministe.

E questo con profondo rispetto per un lavoro durissimo. Tuttavia alle poverette è rimasto appiccicato il fatto che fossero chiacchierone.

D'altra parte parlare era non solo un modo per mitigare la fatica, ma anche per scambiarsi notizie.

Lavando per diverse famiglie venivano spesso a conoscenza di segreti e novità.

Tuttavia tra loro esisteva anche un forte sostegno reciproco e da questo nacquero non poche rivendicazioni dei propri diritti.

Nei tempi dell'apparire, se esiste una parità tra uomini e donne, è quella di mettersi in mostra sui social, di spettegolare e di mettere l'occhio nella serratura, visto il successo di programmi come "Grande Fratello", "L'Isola dei Famosi" ed eccetera.

Punto il dito contro quelle donne che fanaticamente fanno mostra di "femminismo".

Molte le disprezzo con ardore.

Sono quelle che fin dall'adolescenza crescono con l'obiettivo di sposare uomini facoltosi, bramando status, belle case in città, al mare o in montagna, grande disponibilità economica per acquistare vestiti, scarpe e borsette, appagandosi con grandi viaggi e, of course, hotel e ristoranti di lusso, o almeno à la page.

Uso termini stranieri per scimmiottarle.

Per mantenere questi benefit si assicurano con della prole, sapendo perfettamente che nei nostri paesi saranno lautamente compensate durante e qualora i matrimoni non dovessero durare.

Il sassolino che tento di togliermi dalla scarpa è il fatto che troppe donne, iniziando dalle nostre lavandaie, hanno lavorato e si sono impegnate perché il genere femminile acquistasse dignità e rispetto.

Per questo le individue di cui sopra vanno combattute.

La storia delle donne è caratterizzata da personaggi d'immenso valore fin dall'antichità e da società nelle quali le donne avevano un ruolo importante quanto quello degli uomini.

Nell'antico Egitto le donne possedevano beni, ereditavano, divorziavano, gestivano attività economiche e accedevano al trono, come Hatshepsut e Cleopatra.

Le donne celtiche possedevano ricchezze, guidavano clan e comandavano in guerra, come Boudica, che guidò una rivolta contro Roma.

A Sparta ricevevano educazione fisica, possedevano terre e godevano di una grande autonomia, così come molte donne del mondo germanico.

Anche le etrusche possedevano beni e patrimoni, avevano un ruolo sociale riconosciuto e trasmettevano perfino il proprio nome ai figli, stando ad alcune iscrizioni.

Sebbene le romane fossero meno autonome delle etrusche, anche loro potevano ereditare, possedere patrimoni, gestire attività economiche, divorziare e godevano di un'ottima istruzione e di una presenza sociale significativa, aumentata nella tarda Repubblica e nell'Impero.

Ne sono testimoni Livia Drusilla, di fatto la prima imperatrice de facto di Roma, Agrippina Minore, che esercitò un'influenza politica eccezionale nella Roma del I secolo d.C., e Giulia Domna, anch'essa imperatrice.

Quello che per ideologia una certa sinistra non vuole vedere è che in ambito umano esistono vari tipi di potere.

In cima a tutto metterei quello riproduttivo, ossia la capacità biologica di generare figli.

Segue il potere educativo, ossia l'influenza sulla formazione dei giovani.

Poi quello economico.

Il potere politico, attraverso il quale si fanno le leggi e si prendono decisioni per la collettività.

Infine quello militare.

Possiamo dire che gli uomini hanno una maggiore presenza nelle strutture di comando e che le donne esercitano una forte influenza familiare e culturale.

In linea generale gli uomini costituiscono la maggioranza dei morti sul lavoro.

Su di loro gravano i lavori fisicamente più pericolosi. I combattenti nelle guerre sono praticamente tutti uomini.

Non si può parlare di mancata parità perché anche nelle società considerate più sviluppate si nota, e per fortuna, che compiti, rischi e benefici sono distribuiti tra i sessi.

Il ragionamento vuole portare a comprendere cosa s'intenda per "parità".

Non saremo mai identici.

Gravidanza e parto sono capacità biologiche femminili.

Altra cosa è l'uguaglianza giuridica, ossia il principio per il quale la legge non deve attribuire diritti diversi in base al sesso.

Un salto nel passato serve a stabilire l'importanza del singolo individuo, purtroppo qualcosa che una certa ideologia non vuole o fa finta di non vedere.

Figure come Matilde di Canossa, una delle personalità più influenti dell'Europa medievale.

Elisabetta I d'Inghilterra. Caterina la Grande, zarina di Russia. Ipazia.

La benedettina tedesca Hildegard di Bingen, considerata un personaggio straordinario per l'ampiezza dei suoi interessi, che spaziavano dalla musica alla cosmologia e che addirittura Benedetto XVI ha proclamato Dottore della Chiesa nel 2012. Una donna eccezionale in pieno Medioevo.

La scrittrice e poetessa Christine de Pizan che, nel tardo Medioevo, con le sue opere difese il valore e la dignità delle donne, influenzando fortemente la tradizione umanistica.

Madame de Staël che, oltre ad aprire la via alla corrente del Romanticismo, con la sua difesa della libertà individuale comprese quanto la letteratura potesse infondere forza morale e politica nella società europea.

Servirebbe un papiro per elencare tutte le donne che, dai tempi antichi a quelli moderni, con le loro azioni ci mostrano la straordinaria capacità femminile, senza ammiccamenti e senza stridore.

Non ultima Marie Curie, grazie alla quale sono state poste le basi per la radioterapia e per lo sviluppo della fisica atomica.

Donne vissute in epoche e contesti molto diversi.

Questo a dimostrare come il talento non sia monopolio di un sesso.

Che le capacità, se ci sono, emergono.

Dipendono da intelligenza, carattere, ambizione, determinazione e scelte.

E queste sono indipendenti dal sesso e dal ceto.

Quello che alimenta molti urlatori è l'invidia sociale e intellettuale.

È il sentirsi inadeguati davanti alle capacità altrui.

Da questa frustrazione nasce la disputa per il potere e il bisogno di sminuire chi viene percepito come migliore.

Invece di migliorare sé stessi, si cerca di distruggere il valore degli altri.

Ed è proprio questo atteggiamento che impedisce alla collettività di migliorare.
 
Certa ideologia non riconosce le capacità del singolo. Si disconosce che le persone differiscono enormemente tra loro.

Si vuole minimizzare che la competenza conta. Che l'esperienza e la preparazione non possono essere sostituite dalla sola fiducia nelle proprie capacità.

Non si può stare in balia di chi non sa distinguere tra competenza e opinione.

È pericoloso per una società arrivare a credere che le differenze tra le persone dipendano esclusivamente da ostacoli sociali, culturali o economici più che da differenze innate.

Lo sciorinare il nome di varie donne che, in epoche diverse, hanno lasciato un'impronta serve a dimostrare che gli individui non sono plasmati dalla società.

Molti individui, indipendentemente dall'essere uomini o donne, sono portatori di caratteristiche, talenti e limiti che la società può influenzare ma non cancellare.

Concettualmente la sinistra si domanda quali ostacoli impediscano alle persone di realizzare il proprio potenziale.

La destra si chiede invece quali limiti della natura umana e della realtà dobbiamo accettare per evitare il caos.

La sinistra enfatizza ciò che gli esseri umani hanno in comune.

E qui già le differenze fisiche dimostrano che non siamo tutti uguali, immaginiamo quelle intellettuali.

La destra, al contrario, sottolinea il talento, il carattere, le tradizioni, le appartenenze e la responsabilità.

Se esistono complessi e frustrazioni legati all'aspetto fisico, oggi qualcuno può ricorrere al botox o alla chirurgia estetica per cercare di correggerli.

Ben diversa è la questione del talento. Quello non si può acquistare né inventare.

E così alcuni, in modo spietato, finiscono per convincersi che il problema sia esterno a sé stessi.

Non prendono in considerazione l'idea che, pur avendo ricevuto le stesse opportunità, possano non aver raggiunto determinati risultati per limiti, scelte o capacità personali.
 
E qui torniamo a quelle che si avvolgono nella bandiera del femminismo.

Dobbiamo ringraziare quelle femministe che all'inizio del secolo scorso hanno lottato per il diritto di voto delle donne.

D'altra parte è evidente che la stupidità non faccia distinzioni tra uomini e donne.

Almeno in questo siamo perfettamente paritari.

Caso contrario, sarebbe stato meglio attingere all'idea di Platone.

Secondo il filosofo, lasciare le decisioni importanti alla massa dei cittadini rischiava di affidare il timone del governo a persone prive delle competenze necessarie.

Il problema, però, non è mai stato essere uomini o donne.

Il vero problema è avere elettori capaci o incapaci di comprendere le conseguenze delle proprie scelte.

Un grazie alle suffragette. Ma, per favore, togliete i veli dagli specchi.

Come donne e come madri, depositarie del più grande potere che ci è stato donato, quello di portare in grembo una creatura, dobbiamo essere orgogliose della nostra differenza.

Agiamo non con la forza tipica degli uomini, ma con intelligenza.

Miglioriamo la società attraverso caratteristiche che ci appartengono: l'attenzione verso gli altri, la protezione, l'empatia e la capacità di mediare.

Il ruolo della donna è centrale per la sopravvivenza di una comunità.

Sta a noi farlo valere. Senza strillare. Senza furbizia.

Ci bastano la saggezza e la forza di volontà.

Perché, se solo lo volessimo, sapremmo mostrare il coraggio e la determinazione delle figlie di Ares.

Dobbiamo preoccuparci del futuro dei nostri giovani https://www.bastablablabla.com/2026/05/catastrofe-moderna-il-crollo-della.html

 
- Rossana vanderBorg