| Kylix attica 490/480 a.C. disegno di Duride eseguito e firmato dal vasaio Python |
Con malcelata tristezza rispondevo a dei bambini che dovevano accettare il fatto che il mondo non fosse giusto.
Accadeva ogniqualvolta un adulto, a scuola o altrove, riversasse su di loro le proprie insoddisfazioni, frustrazioni o incapacità.
Altrettanto sottolineavo l'importanza di ringraziare quei maestri che offrivano con passione il proprio tempo per aiutarli a sviluppare un pensiero critico o che insegnavano la loro materia con autentico impegno.
I ragazzi si rendevano perfettamente conto di quanti stessero seduti in cattedra soltanto per guadagnare uno stipendio, limitandosi a sciorinare libri e nozioni come pappagalli, senza aggiungervi nulla di proprio.
Sono cresciuti e oggi ho potuto, e posso ancora, spiegare il mio pensiero senza che l'età renda il tutto una forma d'ineducazione o di mancanza di rispetto verso le persone e le regole del vivere civile.
Certo, continuo a spingerli a combattere le ingiustizie senza se e senza ma, ad avere il coraggio di esprimere le proprie idee e a non accettare passivamente fandonie e stupidità.
Ho spiegato loro che si può e si deve essere allergici al politicamente corretto, che trovo insopportabile perché la libertà di pensiero non può accettarlo.
E che bisogna voltare le spalle a chi sostiene determinate idee soltanto perché fanatico assertore di un'ideologia o di un pensiero comune, semplicemente perché non comprende altro o perché l'interesse personale è più forte della ragione.
Il tempo è prezioso e va utilizzato non soltanto per divertirsi o lavorare, ma anche per aiutare le proprie meningi a scoprire cose nuove, approfondire pensieri diversi e apprezzare quanto di bello il vivere può offrire.
Quindi bisogna imparare a trascurare i tanti individui che contornano la nostra esistenza con l'unico scopo di essere semplici comparse, messe lì per addestrarci alla sopportazione e all'arte di evitarli.
L'immagine in questa coppa da vino, il kylix, rappresenta un cittadino elettore greco che allunga la mano per mettere un gettone, il proprio voto, all'interno di un'urna.
La sua importanza deriva proprio dal testimoniare la nascita della democrazia ateniese, la cui idea era limitare il potere e non permettere a nessun uomo di decidere per tutti gli altri senza controllo. E questo quasi 500 anni prima della nascita di Cristo.
Si dava forza al principio che la legge dovesse valere più della forza.
E nel vaso, sotto lo sguardo di Atena, i guerrieri greci depositano i loro voti per decidere se le armi del prode Achille dovessero andare ad Aiace o a Odisseo.
All'epoca il "popolo" era una minoranza ben precisa: uomini liberi e non stranieri.
La democrazia, come la conosciamo oggi, ha dovuto superare molte forme di governo: monarchie, dove a governare era uno solo; teocrazie, con il potere in mano alla religione; signorie sotto il controllo di una famiglia dominante; oligarchie nelle quali pochi governano secondo i propri interessi; aristocrazie, dove al comando stanno i "migliori", come nelle repubbliche aristocratiche, di cui Venezia fu un chiaro esempio con il suo governo durato mille anni.
Aristotele già allora distingueva una forma buona di governo, la "politeia": il governo di molti cittadini che operavano per il bene comune e che, per farlo, dovevano rispettare le istituzioni.
Miravano all'interesse generale, doveva esserci sempre un equilibrio tra ricchi e poveri e non doveva esistere un potere assoluto della maggioranza.
A rendere possibile tutto questo erano le leggi.
Al contrario, la democrazia secondo il filosofo poteva degenerare quando la maggioranza imponeva la propria volontà a tutti, con il rischio che il governo cadesse in mano alle passioni del momento, magari attraverso leader che, con promesse e demagogia, ammaliassero gli elettori, finendo per passare al di sopra della competenza.
La paura evidente era che il principio del "vince chi ha più voti" si trasformasse nel dominio della folla.
Platone temeva che il potere finisse nelle mani dei demagoghi.
Arriviamo a noi.
Per noi la democrazia è un sistema nel quale ogni individuo ha diritti politici indipendentemente dalla nascita o dal censo.
Non importa se esista o meno una popolazione informata, capace di ragionare e di non lasciarsi trascinare dalle emozioni o, peggio ancora, manipolare dai furbi.
Ecco la domanda.
Quanti sono gli elettori che hanno la capacità critica di distinguere i fatti dalla propaganda?
Quanti si fanno trasportare dall'istinto senza avere uno sguardo reale su quanto, nel lungo termine, una proposta di legge o un modo rispetto a un altro di governare possa comportare un rischio per l'intera popolazione?
Quanti riescono ad accorgersi che dietro un personaggio politico si muove un mondo fatto di giornalisti e influencer di parte?
Di "spin doctor", ossia esperti di comunicazione e strategia.
Di lobbisti che fanno da tramite tra il politico e aziende o associazioni che lavorano e pagano profumatamente per influenzare l'opinione pubblica.
Di esperti "speechwriter", persone che hanno il compito di scrivere discorsi, dato che buona parte dei politici non riuscirebbe a mettere dieci frasi coerenti una dietro l'altra.
La maggior parte si mette in politica senza avere la benché minima conoscenza del paese reale.
Blaterano su tutto senza conoscere le possibilità concrete di applicare una legge in materia di bilancio, fisco, occupazione, commercio, sanità, istruzione, pensioni, politiche sociali, accordi internazionali, alleanze, sicurezza nazionale, infrastrutture, urbanistica, trasporti e molto altro.
Perché, vedete, parlare e promettere è facile, facilissimo.
Altra cosa è governare con accordi e leggi già esistenti, con le possibilità economiche reali del paese, con situazioni ereditate da altri governi e con un mondo che si è fatto piccolo, dove una scelta, una guerra, un'epidemia o altri accidenti possono cambiare le prospettive e chi governa deve avere la capacità e la prontezza di affrontare tali situazioni.
Lo abbiamo visto durante il Covid quanto l'Italia fosse tra i paesi meno preparati del pianeta ad affrontare quella tragica epidemia.
Con tante raccomandazioni sulla sanità rimaste nel cassetto a prendere polvere, nonostante vari esperti avessero da anni puntato il dito sulle criticità.
Il piano pandemico era obsoleto. I tagli alla spesa pubblica erano stati eccessivi.
La carenza di personale era evidente. A tutto questo si aggiunse un'incredibile sottovalutazione del rischio.
All'inizio si pensò che il virus fosse simile a una comune influenza.
L'assenza di linee guida chiare favorì la diffusione dei contagi prima che venissero adottate misure drastiche.
La coperta è sempre corta. Le menti ancora di più.
Si preferisce gettare fumo negli occhi degli elettori, sperando nella dea bendata. E, come nel caso del Covid, la dea non ha aiutato.
Ecco le file di camion, nel cuore della notte, a portare via le bare di migliaia di povera gente morta.
Il politico sa, vero signor Conte, al governo sostenuto da M5S, PD, IV e Leu, che la memoria popolare è cortissima.
Bastano "pane e circo" per distogliere l'attenzione.
Quello di cui non ci rendiamo abbastanza conto è che la democrazia non necessariamente muore per un colpo di Stato.
Quando la politica diventa tifo, quando il dissenso diventa odio, quando la competenza viene vista come elitismo, quando si dà voce a chi urla e non a chi argomenta, quando una popolazione si lascia trascinare da simpatie per azioni eclatanti perché stimolano l'idea di una guerra contro quelli considerati "forti", ebbene c'è da temere per il futuro.
Penso agli scalmanati che salgono su mega-barche che nessuno di noi potrebbe permettersi e che, sotto il marchio di "flottiglia", diventano eroi per alcuni.
E non si comprende la scelta di certi luoghi rispetto ad altri.
Nessuno si domanda perché non vadano a Cuba, dove un'intera popolazione da decenni vive nella miseria, dove la gente non ha la libertà di andarsene o di votare democraticamente.
Come mai non veleggiano verso il Sudan, la Somalia, il Congo o l'Eritrea?
Eppure sono sicura che molti di questi signori hanno navigato nel Mar Rosso, magari per bersi uno spritz a Sharm el-Sheikh. Di certo non nei paesi sopra citati, perché sanno che da quelle parti, se si mettono in atto certe sceneggiate, non saranno soltanto messi in galera, ma avranno ottime probabilità di essere stuprati e uccisi, senza che i nostri governi possano gridare ai diritti civili o ad altro.
Il rischio nel lasciare una maggioranza votare senza consapevolezza è quello di svuotare la democrazia.
Sempre più spesso il cittadino forma la propria opinione attraverso persone che controllano piattaforme, algoritmi, grandi media e pubblicità.
E questi sanno creare conflitto, polarizzare l'attenzione e trasformare ogni circostanza in una distrazione emotiva.
Per questo affiorano il gusto per i messaggi semplici, l'indignazione permanente, la conferma rassicurante delle proprie convinzioni e il tribalismo.
Al contrario, è necessario studiare, tollerare opinioni diverse senza sentirsi minacciati, dubitare, essere disposti a non scegliere la via breve della semplificazione, leggere fonti differenti e non soltanto ciò che ci aggrada, imparare a distinguere l'informazione dalla manipolazione emotiva.
Purtroppo la maturazione culturale non è cresciuta di pari passo con la tecnologia.
In Italia esiste un proverbio delle dieci P: "Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pena".
Che sia uno stimolo a coltivare sempre il beneficio del dubbio. A non cercare soltanto conferme alle proprie idee.
A rimanere aperti a nuove prospettive. Ad accettare che si può sbagliare.
E a riconoscere i limiti della propria conoscenza.
Si deve evitare di passare da tifosi da stadio a tifosi delle urne per salvaguardare una democrazia nella quale i cittadini possano vivere in armonia, vigilando affinché nessuno rimanga indietro e nessuno tragga profitto dall'essere disonesto.
Questo è il naturale proseguimento di quanto abbiamo già iniziato a trattare in
https://www.bastablablabla.com/2026/04/italia-tra-corruzione-e-declino-dalla.html e non è finita qui
https://www.bastablablabla.com/2026/05/dallolivetti-mattei-come-la-politica-ha.html
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