mercoledì 8 luglio 2026

Il re è nudo: perché continuiamo a credere alla propaganda


I vestiti nuovi dell'Imperatore di Vilhelm Pedersen
I vestiti nuovi dell'Imperatore di Vilhelm Pedersen
Questi giorni mi è tornata in mente la favola "Il re è nudo" e ci sono  diverse situazioni nelle quali questa metafora calza a pennello.

Il primo esempio eclatante, che richiederebbe il bambino capace di vedere la nudità del re mentre tutti applaudono il suo inesistente vestito, è Donald Trump.

Vedete, anche condividendo alcune sue idee, come il fatto che uno Stato abbia il diritto di proteggere la propria cultura e la propria tradizione, impedendo che vengano stravolte da orde di persone provenienti da Paesi le cui società non hanno attraversato, volutamente o per incapacità, un processo di democratizzazione, di separazione tra religione e Stato e dove, soprattutto, sensibilità, gusti e costumi sono profondamente diversi, il personaggio rimane quello che è.

Quindi sì, questo signore ha ragione quando dice no all'invasione di Paesi che i millenni hanno contribuito a forgiare.

Certo, ci si domanda che cosa avessero in comune le persone che arrivarono nei Paesi del Nuovo Mondo. Avventura, fame. Le Americhe e l'Oceania, in fondo, erano abitate da popolazioni che vennero scalzate con la forza dai nuovi arrivati. Erano territori immensi e scarsamente popolati; i nativi erano più fragili e arretrati rispetto ai colonizzatori, meglio armati e fortemente motivati. Ma nulla dava il diritto di sterminarli.

E questo ci riporta al nostro personaggio.

Ha ragione nel puntare il dito contro il pericolo: chi arriva da fuori può minacciare gravemente la stabilità e perfino la sopravvivenza della popolazione locale. È una costante della Storia millenaria e l'essere che chiamiamo uomo porta radicato nel proprio DNA l'istinto del predatore più aggressivo del pianeta.

Ma il punto non è Trump. Il punto è il Re nudo. Trump è soltanto l'ultimo personaggio che interpreta quella parte.

Sarebbe una macchietta da commedia se non fosse nato in un Paese che permette a chi possiede determinate capacità – senza entrare nel merito che siano positive o meno – di diventare ricco e potente. E questo soggetto lo è diventato.

Come tutti coloro che raggiungono il potere, ha una corte di persone che da lui hanno tratto vantaggio e che, finché resterà sul trono, lo difenderanno a spada tratta.

La Storia insegna.

Un tempo c'erano vassalli e valvassori che dal potere traevano beneficio; poi ci sono sempre stati i leccaculo che sperano di raccogliere qualche briciola. Nei tempi moderni si è aggiunta la propaganda, capace di amplificare, nel bene e nel male, le politiche di chi governa.

Così, a seconda di ciò che ognuno pensa di ottenere in cambio, fosse anche soltanto il piacere di vedere un determinato personaggio cadere o trionfare, si finisce per parteggiare come nelle arene del Colosseo.

Ma il re nudo non è soltanto Trump. Pensiamo a Gianni Infantino, presidente della FIFA dal 2016. A lui, probabilmente, della vergogna planetaria importa ben poco. Il suo conto in banca gli permette d'infischiarsene delle critiche e della figuraccia. Avrà sempre qualcuno pronto a fargli da guardaspalle; qualche briciola continuerà a cadere anche su coloro che gli sono rimasti fedeli, come è accaduto ai tanti che finora ha lautamente favorito. Magari perfino a quegli stessi giornalisti che oggi lo criticano, o a molti di quelli che aspettano soltanto il momento giusto per assestargli una zampata, vedendolo finalmente in ginocchio.

Torniamo al Re nudo.

Pensate davvero che tutti coloro che circondano Trump, governi e istituzioni straniere, siano ciechi e non conoscano perfettamente il personaggio?

Pensate davvero che abbiano bisogno di un bambino che gridi: «Il re è nudo!»?

No.

Ognuno gioca la propria partita con l'obiettivo di portare a casa un pezzetto di marzapane. Del resto, difficilmente potrebbero comportarsi diversamente: stiamo parlando del capo di una nazione potente, sia economicamente sia militarmente.

Noi, invece, piccole formiche, possiamo blaterare, applaudire oppure irridere. In realtà contiamo quanto il due di picche quando comanda bastoni.

Siamo noi a essere ridicoli quando abbiamo bisogno di un bambino che ci ricordi che il re è nudo.

E se ridevamo perché quel re non ci piaceva, dovremmo anche domandarci quanti altri re continuiamo ad applaudire senza accorgerci che sono altrettanto nudi.

È necessario fare buon uso, nei nostri Paesi del Vecchio Mondo, dell'eredità che i nostri antenati ci hanno lasciato, frutto di sangue e immensi sacrifici.

Dobbiamo evitare di cadere nella trappola che ci vuole consumatori non soltanto di beni superflui, ma anche di idee che minano il nostro benessere e la nostra sicurezza.

Basta sentirci dei privilegiati. Nelle nostre vene scorre lo stesso sangue di chi ha combattuto per portarci fin qui.

È un tradimento nei loro confronti buttare tutto all'aria per le belle parole di governanti e religiosi che girano nudi e noi non ce ne accorgiamo perché abbiamo gli occhi bendati. 

Informarsi, controllare, verificare. Non lasciarsi prendere per mano dall'informazione e dalla propaganda, che ci vogliono sottomessi ai potenti mentre questi continuano a ballare e gozzovigliare sopra le nostre teste. Sulla democrazia abbiamo già scritto in Democrazia e pensiero critico.

Nulla mi toglie dalla mente che, tra loro, si conoscano molto bene e sappiano perfettamente come portare acqua ciascuno al proprio mulino.

 - Rossana vanderBorg