martedì 18 agosto 2026

La vera vecchiaia non è negli anni, ma nella paura di vivere

A volte succede che, mentre ascolti una calda voce che ti riempie l’animo di gioia, che ti fa vibrare come le corde di una chitarra suonata con maestria, ti arrivi un messaggio che parla di vecchiaia. E proviene magari da chi ami profondamente.

E allora guardi il cantante, con i suoi capelli bianchi, e pensi a quanto la vita tolga e dia, e non solo quando le cose che succedono sono al di fuori del nostro controllo.

Perché c’è una cosa sulla quale forse dovremmo interrogarci più spesso: quanto della nostra vita abbiamo lasciato decidere alla paura? Quante volte abbiamo rinunciato a qualcosa che desideravamo, non perché fosse impossibile, ma perché ci sembrava più semplice restare dove eravamo? E quante volte abbiamo confuso la prudenza con la rinuncia, la tranquillità con la felicità, l’abitudine con una vita che avesse davvero qualcosa da raccontare?

E allora viene da chiedersi se sia la superficialità con la quale attraversiamo ciò che la vita ci offre, senza riuscire a coglierne davvero il valore, oppure la paura di cose che, in proporzione a ciò che tralasciamo, sono come una goccia d’acqua rispetto all’oceano.

Riprendo una frase già scritta in un articolo precedente: «Quello che impedisce realmente di andare oltre, allora, non è sempre la paura di scegliere: è non riuscire a vedere che esiste una via d’uscita».

E se l'Amore fosse la porta che non riusciamo a vedere?

La vecchiaia, allora, non è soltanto una questione di anni. È quando la paura comincia a scegliere al posto nostro. Dovremmo ricordarcelo ogni volta che siamo tentati di rinunciare, perché non sia la vigliaccheria a decidere della nostra vita.

«La giovinezza non è un periodo della vita; è uno stato della mente», scriveva Ullman. È una disposizione interiore fatta di entusiasmo, curiosità, speranza, fiducia e desiderio di futuro.

Victor Hugo, non da meno, decantava: "S'increspa la pelle, ma non l'anima. Il cuore non ha rughe."

Molti temono la morte, le malattie, ma trattano l’esistenza con sufficienza, la guardano con cinismo, per accorgersi solo troppo tardi dello spreco che hanno sostenuto per anni, vivendo male e senza la gioia per qualcosa che non è affatto scontato.

È vero, il vissuto è spesso complicato da situazioni e azioni che ci vedono soccombenti, da circostanze dalle quali ci sembra di non riuscire a uscire. Eppure non si dovrebbe mai arrivare al punto di dissipare la propria vita.

Non è necessario che la vita sia straordinaria agli occhi degli altri. Ma dovrebbe almeno appartenerci. Dovremmo avere il coraggio di inventarcela, di cambiarne la direzione quando quella che stiamo vivendo non ci somiglia più, di provare strade nuove anche quando non sappiamo dove porteranno.

Perché forse la vera vecchiaia non comincia quando arrivano i capelli bianchi, né quando il corpo comincia a ricordarci che il tempo passa. Comincia quando smettiamo di immaginare che possa ancora accadere qualcosa.

Ed ecco che un signore dai capelli bianchi che canta per strada regala felicità e ci ricorda che la giovinezza può trovarsi più in un sessantenne che in un ventenne, perché non conta il numero degli anni, ma ciò che rimane vivo dentro una persona.

E forse, mentre lo ascoltiamo, dovremmo chiederci se la vita che stiamo vivendo è davvero quella che avremmo voluto vivere. Non per rimpiangere ciò che è stato, ma per capire se abbiamo ancora il coraggio di farne qualcosa di diverso.

Perché il tempo che ci viene dato non è una promessa. E forse la cosa più triste non è scoprire, un giorno, di essere diventati vecchi. È scoprire di aver avuto paura di vivere proprio quando la vita ci chiedeva soltanto il coraggio di essere vissuta.

- Rossana vanderBorg