domenica 2 agosto 2026

Perché il pensiero critico dà fastidio


La barca dei folli di Hieronymus Bosch
La domanda viene spontanea, perché non sembra più un problema avere o meno la libertà di parola. 

Il vero problema sembra essere quanto possano infastidire la cultura, il valore della conoscenza e il rifiuto di seguire la massa.

Quello che domina e viene premiato è la superficialità. Chi sceglie di non adeguarsi viene spesso guardato con malcelato fastidio.

Mi vengono in mente alcune riflessioni che, probabilmente, oggi farebbero bollare i loro autori come sapientoni o pedanti.

«Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo all'universo ho ancora dei dubbi.» — Albert Einstein

«Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.» — Bertrand Russell

Oggi basta esprimere un dubbio, rifiutare il conformismo o difendere il valore della cultura perché si venga considerati superiori, presuntuosi o, semplicemente, "di quelli che se la tirano". 

Ma è davvero così?

Non tollerare la stupidità significa davvero mancare di umiltà?

Non sopportare il consumo di cose e persone significa guardare gli altri dall'alto in basso?

Non riconoscersi in un mondo piatto, dove alla base ci sono il Grande Fratello, Temptation Island e L'Isola dei Famosi, è davvero arroganza?

Non fare come molti, che si sentono realizzati , importanti, ammirati, solo comprando l'ultimo paio di occhiali o la borsetta alla moda, frequentando i luoghi dove vanno tutti e nascondendosi dietro un'identità che non è la propria, significa credersi migliori?

È più semplice convincersi che tutto questo basti a dare un senso alla propria vita. È una forma di autoinganno che finisce per sostituire la ricerca di ciò che siamo davvero.

Non vivere mettendo continuamente in mostra la propria esistenza sui social e commentando quella di chi ci sta vicino è davvero un difetto?

Non organizzare la propria vita, fin dalla più giovane età, inseguendo esclusivamente lo status significa essere presuntuosi?

Non fondare la propria vita su ciò che fanno tutti, dalla politica agli interessi, significa davvero essere fuori dal mondo?

Avere il piacere che le persone siano felici, che ci sia interesse per la letteratura, l'arte e la filosofia; offrire, a chi lo desidera, quel pizzico di conoscenza che nella vita si è avuto la fortuna di apprendere attraverso la famiglia, i buoni maestri, i viaggi, lo studio e l'esperienza, è davvero un difetto?

Un tema che ho già affrontato nell'articolo La cultura si respira a casa e in A che cosa serve davvero la cultura?

Oppure dobbiamo dare retta a Henry Louis Mencken, secondo il quale:

«Il conformismo è il custode della coscienza. Senza di esso, l'uomo sarebbe costretto a pensare.»

Rimugino con infinita tristezza su quest'altra frase:

«Non discutere mai con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza.» — Povero Mark Twain, oggi saresti messo insieme a quanti ho citato e a molti altri in cima alla classifica dei saputelli.

Forse il problema non è la presunzione. Forse ciò che infastidisce davvero è chi continua a porsi domande in un tempo che premia chi smette di farsele.

Alla superficialità, che molti preferiscono alla supposta presunzione e che è stata eletta a guida della società, a detrimento della ricerca, del pensiero libero, del desiderio e della speranza, è necessario opporre strenuamente la convinzione che ognuno possa agire e ragionare senza furbizia e senza manipolazione.

Con la volontà profonda di migliorare, affinché una nuova generazione possa essere migliore di quella precedente.

E allora concludiamo, rivendicando il diritto di scrivere liberamente, senza bavagli e senza preoccuparci di ciò che fanno tutti, con una frase di Harry Shearer:

«Il politicamente corretto è la dottrina che sostiene che sia possibile prendere un pezzo di merda per l'estremità pulita.»

Il problema non è la presunzione.  È il fastidio che suscita chi continua a pensare con la propria testa.

Una società smette di crescere quando smette di interrogarsi. E ogni volta che il dubbio viene deriso, non perde chi lo esprime: perde la libertà di pensare.

- Rossana vanderBorg