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| Il Bacio di Francesco Hayez |
Avrei preferito disquisire sul sesso degli angeli, ma so che non mi lascerete in pace finché non risponderò alla vostra domanda: come si fa a capire se siamo stati colpiti dalla saetta di Cupido o se ciò che proviamo è soltanto attrazione fisica?
Mi vendicherò della domanda costringendovi a conoscere due figure della mitologia greca di cui si parla molto meno di Eros: Himeros e Anteros.
Di Eros sappiamo tutti qualcosa. È il dio che scaglia le frecce e sconvolge il cuore degli uomini. Ma i Greci, che avevano uno straordinario talento nel dare un nome alle sfumature dell'animo umano, sapevano che non tutto ciò che ci travolge è amore.
Himeros personifica il desiderio. È l'attrazione fisica, l'impulso che nasce da uno sguardo, da un corpo, da un profumo, da una voce. È brama, attrazione erotica. È potente, travolgente, ma proprio perché nasce dai sensi è spesso destinato a consumarsi con essi. Avete presente quando ci togliamo gli occhiali da sole e ci accorgiamo che i colori intorno a noi erano ben altri? Ecco, prima o poi quello che sembrava mitico non lo è più.
Anteros, caspiterina, è ben altro. Con lui non puoi barare. Quando incontri quella che senti essere la tua parte mancante, se non la vivi provi un vuoto profondo. Puoi immergerti nella quotidianità: lavoro, famiglia, divertimento, arrabbiature, preoccupazioni, gioie. Ma quando ti fermi, avverti una malinconia intensa. Perché Anteros è complicità, è anima e corpo che si fondono. Non c'è più spazio per la sottomissione o lo sfruttamento: il bene dell'altro diventa il tuo. E la sua assenza lascia dentro lo stesso senso di incompiutezza di una cornice senza il quadro.
Ce lo fa intuire Platone nel Simposio: Eros è il punto di partenza, non quello d'arrivo. Il desiderio si affievolisce se entrambi non condividono qualcosa di più grande, e quel qualcosa non necessita di parole: è sentimento, è emozione.
È di questi giorni l'uscita del film Odissea. Ulisse e Penelope: vent'anni di lontananza, tentazioni, guerre. Eppure sono ancora uniti, e non dalla giovinezza o dalla vicinanza dei corpi. Quando lui torna, Penelope vuole la certezza che sia tornato il suo uomo. Non uno qualunque. Per questo lo mette alla prova ordinando di spostare il letto nuziale. Lui s'indigna, rivelando che il letto è costruito attorno a un ulivo vivo e, proprio per questo, è inamovibile. Ecco Anteros. Non un uomo qualunque, ma l'unico.
Ed è proprio qui che nasce l'equivoco della nostra epoca.
L'attrazione la possiamo provare per molte persone. È naturale. Possiamo incontrare decine di individui che ci affascinano, ci incuriosiscono, ci seducono. Ma Himeros non è fedele: cambia volto con sorprendente facilità. Per questo tante relazioni costruite quasi esclusivamente sull'attrazione finiscono per scolorire. Quando la novità svanisce e il desiderio perde la sua intensità iniziale, tutto appare improvvisamente opaco. E quando manca qualcosa di più profondo, spesso subentrano le liti, la competizione, il bisogno di prevalere, la gelosia, la rabbia. Ci si ritrova a vivere insieme non perché lo si desideri davvero, ma perché ci sono abitudini, convenzioni, contratti. Ne avevo scritto in Non chiamatelo amore è solo bisogno e in Amore e relazioni.
Ed ecco la differenza. L'amore autentico è unico perché unica diventa quella persona ai nostri occhi. Non perché sia la più bella del mondo, ma perché nessun'altra può occupare il suo posto. Non è una scelta razionale né un semplice bisogno emotivo. È il punto in cui due esistenze decidono che camminare insieme le rende più libere. Il gravoso peso del vivere si fa più leggero. Ci si accorge che, per essere felici, basta una passeggiata e non un viaggio in Polinesia.
L'amore non si vive come un sacrificio. Quando si ama davvero, stare accanto alla persona amata non è una rinuncia: è un privilegio. Non si ha la sensazione di perdere qualcosa, ma di aver già ricevuto ciò che conta. Non si cercano continuamente compensazioni all'esterno, perché la presenza dell'altro basta a riempire il tempo. Amare significa volere il bene dell'altro per quello che è, non per ciò che ci dà.
Questo non significa vivere senza problemi, né essere immuni dal dolore. Significa che, anche nelle difficoltà, non si smette mai di percepire l'altro come un dono.
Forse è proprio questa la risposta che cercavate. Lo si scopre con il passare del tempo.Perché il desiderio può essere unilaterale o finire per spegnersi in entrambi. L'amore, invece, non può esistere senza reciprocità.
In conclusione, se, quando il fuoco di Himeros si affievolisce, continua a vivere Anteros, allora saprete che Cupido ha colpito il bersaglio.
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