sabato 15 agosto 2026

E se l'amore fosse la porta che non riusciamo a vedere?

Psiche apre la porta del giardino
di Cupido di John William
Waterhouse

La domanda sorge spontanea: perché Psiche varca con esitazione la soglia per entrare nel giardino di Amore?

In effetti noi cresciamo di età, ma rimaniamo dei bambini spaesati quando dobbiamo affrontare una realtà sconosciuta. Si può essere coraggiosi di fronte a tante situazioni e, tuttavia, non sempre riusciamo ad affrontare con spavalderia ciò che ci capita, l'insperato, o semplicemente ciò che non conosciamo.

Platone lo aveva già raccontato con il mito della caverna: ciò che non abbiamo mai visto non entra nemmeno nell’orizzonte delle nostre possibilità.

Una soglia separa due mondi. Da una parte c'è ciò che si conosce, con le sue sicurezze, le sue sofferenze, le sue abitudini. Le catene che  convincono che sia troppo tardi possono essere fatte di problemi economici, del giudizio degli altri, della paura di cambiare casa, quasi che nella vita tutto fosse eterno e potessimo portarci appresso per sempre i nostri beni materiali. Dall'altra c'è qualcosa che non si può prevedere.

Ci sono persone che rimangono per anni dentro una realtà che non le rende felici, non perché scelgano consapevolmente di rinunciare a una vita diversa, ma perché non riescono più a immaginarla.

Perché non se ne vanno? Perché non ricominciano? Perché non colgono l'occasione di essere felici?

La risposta sta nell'incapacità di vedere e immaginare che, oltre quella realtà, possa esistere qualcosa di diverso. Quando ciò che si è vissuto per anni diventa l'unico orizzonte possibile, anche una via d'uscita può sembrare irrealistica.

La realtà conosciuta crea una consuetudine che assomiglia alla verità, pur non essendola. E così alcuni rimangono nella sofferenza perché non riescono più a concepire una vita diversa, abbarbicati come un koala al proprio albero anche quando un incendio lo minaccia: il suolo, che potrebbe rappresentare la via di fuga, viene percepito come un luogo sconosciuto e quindi ostile.

Quello che impedisce realmente di andare oltre, allora, non è sempre la paura di scegliere: è non riuscire a vedere che esiste una via d'uscita.

La libertà comincia quando una realtà che prima non era stata contemplata diventa, improvvisamente, pensabile.

Ed è qui che entra in gioco un altro paradosso dell'esistenza: a volte la sofferenza diventa familiare.

Una persona che ha vissuto per anni dentro una relazione infelice, dentro una solitudine, dentro una vita costruita sulla rinuncia, può arrivare a pensare: «Non posso farci niente, la mia vita è questa.»

È un meccanismo conosciuto come impotenza appresa: l'esperienza ripetuta di non poter modificare una situazione può portare una persona, nel tempo, a smettere persino di tentare di modificarla. 

Poi accade l'imprevedibile: in una vita che sembrava ormai definita entra l'amore. Non arriva soltanto per salvare, ma per mostrare che cambiare è possibile.

Ma che cosa intendiamo davvero quando parliamo di amore? Una domanda da cui eravamo partiti nel precedente articolo, Amore o attrazione? 

Amare davvero significa permettere a qualcuno di entrare nella nostra vita e scoprire, attraverso l'altro, una parte di noi che credevamo ormai perduta.

Ma se l'amore ci espone al rischio, può restituirci qualcosa che avevamo perduto: la possibilità di desiderare ancora.

Una possibilità nuova può sconvolgere l'equilibrio nel quale abbiamo vissuto per anni. Non perché ci faccia dubitare di ciò che proviamo, ma perché ci mette davanti a una vita che non avevamo mai immaginato.

Il problema, dunque, non è sempre scegliere tra infelicità e felicità. A volte è molto più profondo: è riuscire a immaginare la felicità come una possibilità concreta della propria vita.

Scegliere significa inevitabilmente mettere in discussione ciò che si è vissuto fino a quel momento.

E forse è proprio questo che rende così difficile un amore inatteso.

Non ci si trova soltanto davanti alla domanda: «Lo amo?»

La domanda più sconvolgente può essere:

«È possibile per me vivere diversamente?»

Chi ha sofferto può aver imparato a proteggersi. Può aver costruito attorno a sé una sicurezza fatta di abitudini, rinunce e distanze. E quando arriva qualcuno capace di avvicinarsi davvero, quella protezione vacilla e può fare paura.

Ci sono momenti in cui la vita sembra aver perso il proprio significato. L'amore può restituirglielo, non soltanto liberando dalla solitudine, ma dalla banalità di un'esistenza che aveva smesso di aspettarsi qualcosa.

Un amore vero può restituire colore a ciò che era diventato abitudine, desiderio a ciò che era diventato rassegnazione, futuro a chi aveva smesso di immaginarlo.

Questa è la vera forza dell'amore: non cambiare semplicemente la nostra vita, ma farci scoprire che vale ancora la pena viverla pienamente.

A volte bisogna trovare la forza di lasciare il ramo a cui siamo aggrappati e avere il coraggio di varcare la soglia, perché restare immobili per paura di ciò che non conosciamo può significare finire tra le fiamme proprio mentre la vita ci offre una via d'uscita.

- Rossana vanderBorg