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| Attraversamento del Mar Rosso di N. Poussin |
L’esodo, l’uscita dall’Egitto del popolo ebraico, causato — pare — dalla dura servitù imposta dal faraone, e il conseguente arrivo nella terra promessa di Canaan, è da considerarsi senza dubbio un’emigrazione di massa.
L’attraversamento del Mar Rosso, come vediamo in questo quadro di Nicolas Poussin (1634), potrebbe essere in consonanza con quanto avviene oggi sulle sponde africane del Mediterraneo.
Vi sono però molti “se”.
Il primo: oggi non è un popolo che si sposta, ma una moltitudine umana in fuga da miseria economica, guerre fratricide, genti alla ricerca dell’Eldorado.
Il secondo, evidente: la differenza temporale, all’interno della quale gli spazi territoriali del periodo dell’esodo si sono riempiti di esseri umani, in parte organizzati.
Bisogna dire BASTA agli stolti che vogliono paragonare questi emigrati agli antenati europei accorsi nel Nuovo Mondo:
intanto perché, nuovo, quel mondo era da popolare.
Non solo: la maggioranza delle persone veniva distribuita in quote, secondo le necessità lavorative del paese ospitante;
arrivavano con una mano davanti e una dietro, sfruttati fino all’osso,
e solo dopo tanti anni di duro lavoro riuscivano ad avere una vita dignitosa.
All’epoca non esistevano diritti sindacali, né orari di lavoro regolamentati, né festività, né contributi pensionistici, né tutela della maternità.
Uomini, donne e bambini sgobbavano a testa bassa, con la speranza di mangiare ogni giorno,
aspettando di raccogliere in futuro i frutti della propria fatica.
Lo vediamo nei risultati ottenuti dalle seconde, terze e quarte generazioni in paesi del Nord e Sud America, in Australia, in Nuova Zelanda e altrove:
nazioni ancora oggi con densità di popolazione non paragonabili a quella dell’Europa, abitata da millenni.
Allora da dove nasce questa necessità di “accoglienza” di alcuni governanti europei?
Dei buonisti di passaggio, dei santi uomini non ci stupiamo: è la loro missione.
Ebbene, analizziamo i fatti.
Le popolazioni in arrivo nel vecchio continente sono le stesse che hanno lottato per ottenere l’indipendenza dagli europei: sacrosanta, sia chiaro.
Abbiamo imparato, per fortuna, il principio di autodeterminazione, e non vi è alcun motivo per tornare indietro.
Si parla ancora — giustamente — delle colpe del colonialismo, e molti europei se ne portano il peso.
Ma qualcuno può spiegare, dopo tanti decenni, cosa vengano a fare tutte queste persone?
Avversano le nostre religioni, il nostro laicismo, i comportamenti sociali dentro e fuori le nostre famiglie.
Il multiculturalismo in Europa ha prodotto, nei fatti, la marginalizzazione di chi non intende integrarsi in società con culture radicate da millenni.
Questa è la grande differenza: nel Nuovo Mondo arrivavano persone che costruivano il proprio spazio,
sapendo di avere accanto altri venuti da lontano.
Il territorio, privo di infrastrutture culturali consolidate, era da costruire; il fine comune era produrre benessere.
La maggioranza degli europei non ha alcuna intenzione di abbandonare secoli di storia, buona e cattiva, per diventare “esotica”.
Qui nasce un pensiero scomodo:
la massa degli europei non si sarà forse montata la testa di diritti e libertà, e qualcuno avrà deciso di riportare indietro le lancette dell’orologio?
Come far lavorare un europeo sette giorni su sette, eliminare ferie e tutele, costringerlo ad accettare che è già tanto se si mangia?
È semplice: basta trovare chi accetta meno.
Con il tempo, gli europei si adegueranno alla necessità.
Dov’è la cecità imbarazzante di chi pensa di poter controllare questa massa di nuovi arrivati?
Questi vengono con il miraggio della ricchezza: accettano di chinare la testa per un periodo,
ma — come già visto nelle rivolte in Francia e nel Nord Europa — imparano, si organizzano, si muovono.
E allora?
Le nostre leggi diventano il trampolino di lancio.
Guerre future? Molto probabile.
E i nostri figli non sapranno combatterle, perché abbiamo insegnato loro solo la non violenza,
la convivenza, l’accettazione indiscriminata.
Qualcuno può spiegare perché le costosissime organizzazioni internazionali, pagate anche dai contribuenti europei, non abbiano frenato questa emorragia?
A cosa servono, se non a mantenere apparati e stipendi?
I soldi inviati in Africa e in Asia, spesso a governanti più corrotti dei nostri, diventano sprechi colossali,
utili solo a pochi.
BASTA prenderci in giro.
Il diritto è scivolato dalle mani dei cittadini ed è stato consegnato al potere economico,
con buona pace delle conquiste del Novecento.
Se metti insieme i pezzi, il quadro è chiaro https://www.bastablablabla.com/2015/06/migrazione-e-nomadi.html e https://www.bastablablabla.com/2015/06/integrazione.html e non è un caso https://www.bastablablabla.com/2015/09/migrazione-qualcosa-non-torna.html
— Rossana vanderBorg
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