lunedì 1 aprile 2019

Una presenza nell’assenza




Gli amanti di Teruel di Juan de Ávalos
Gli amanti di Teruel di Juan de Ávalos

Ti avrei voluto dire quanto sei sempre stato importante per me.
Una presenza costante, nell’assenza.

Non hai idea di quanto hai viaggiato, delle meraviglie che hai visto.

Il Portogallo, visitato più volte, ha custodito la tua presenza.
A Lisbona c’eri: al mercato della Ribeira, con il suo grande padiglione gastronomico e la musica a riscaldare l’ambiente.

Dopo aver passeggiato nel chiostro del monastero dei Jerónimos, abbiamo atteso un tavolo per mangiare i prelibati pastéis di Belém, nel locale vicino alla torre.

E sì, gli sguardi hanno accarezzato la Torre di Belém.
Abbiamo ripensato a Pau Brasil e provato un brivido,                                                                                  ricordando un amore intenso ed eterno.

La sera, con passi leggeri, abbiamo attraversato il quartiere Alfama, ascoltando il fado.
E siamo stati sopraffatti dalla nostalgia.

A Óbidos, in una giornata di sole, abbiamo camminato lungo le mura senza temere il caldo, osservando la città raccolta al suo interno.
E, come per magia, un vecchio con la chitarra ha intonato una canzone d’amore.

Abbiamo ascoltato le onde dell’Atlantico infrangersi con fragore sulle lunghe spiagge portoghesi.

A Oporto siamo saliti e scesi con la funivia, abbiamo mangiato al Cais da Ribeira, con lo sguardo sul Duero e sulle imbarcazioni cariche di tini di vino.

Alla stazione di São Bento, ornata da piastrelle dipinte, ci siamo immersi nelle scene di vita raccontate dai suoi muri.

In Francia abbiamo seguito il corso della Loira tra castelli magnifici.
E ci siamo soffermati davanti alla scala a chiocciola di Leonardo nello Château de la Rochefoucauld.

In Provenza abbiamo attraversato campi di lavanda, gli stessi che ispirarono Vincent van Gogh.

A Parigi, sul bateau-mouche, è stato difficile trattenere le lacrime ascoltando La vie en rose.
E dopo una giornata al Louvre, ci siamo addormentati con negli occhi lo sguardo della Monna Lisa.

In Spagna abbiamo amato Siviglia, Cordoba, e le fontane dell’Alhambra a Granada.

Dopo lunghi chilometri, Cáceres ci ha sorpresi: piccola, ma intensa, esempio di un Rinascimento spagnolo raccolto e vivo.

In Portogallo, Spagna e Francia torniamo sempre.
Perché c’è ancora molto da scoprire.
E perché, a seconda dell’animo, ogni volta sembra la prima.

Indimenticabili le passeggiate sulle Dolomiti, d’estate e d’inverno.
Più ci si avvicina al cielo, più si sfiora l’assenza.

A Zurigo e Lugano, tra lago e montagna, l’anima si placa.

Il dolore si attenua.
Tranne in Brasile.

Lì qualcosa cambia.
Forse i profumi, forse i colori.

Nelle notti di campagna, sotto milioni di stelle, con la Croce del Sud sopra di noi, nasce il bisogno di toccare la presenza.

E il mio Rio de Janeiro — il verde della mata atlantica, le rocce nere, il Cristo Redentore, il Corcovado, l’oceano che entra nella baia — mi travolge ogni volta.

Non riesco a restare a lungo.

Sono passati più di trentacinque anni.
E, come vedi, la tua presenza non mi ha mai lasciata.

Sento la tua voce.
Il tuo sorriso.
La tua inquietudine.
La tua paura di lasciarti andare.

Sarà quel che Dio, il fato — o entrambi — avranno deciso per noi.