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| Magister Romano con tre allievi |
Vedervi all’opera crea due condizioni dello spirito.La prima inietta entusiasmo, una vera e propria joie de vivre, perché la capacità di superare le sfide ci dà la misura della vostra crescita e dell’acquisizione dell’indipendenza.
È una parabola che dona a noi genitori una rassicurazione sul vostro futuro: non essendo eterni, il nostro invecchiare corrisponde al vostro diventare adulti autonomi.
La seconda condizione, invece, porta con sé un poco d’ansia.
Non possiamo più fare nulla per voi:
nessun rimbrotto per studiare invece di perdere tempo,
nessun colloquio con i professori per capire come aiutarvi,
nessun intervento per colmare il disinteresse verso una materia.
Ci tornano in mente gli anni passati a inseguirvi per farvi fare i compiti, per studiare — e non solo a ridosso delle interrogazioni o dei compiti scritti.
Ora è arrivato il tempo delle scelte:
l’università, gli esami di ammissione, i recuperi.
Vi ricordate quando cercavamo di convincervi a seguire anche le lezioni di un professore che non vi piaceva?
O quando insistevamo sull’importanza di studiare materie che vi sembravano inutili?
Ebbene, oggi vi accorgete che quegli anni, in cui spesso “riscaldavate i banchi”, erano in realtà un’occasione preziosa per immagazzinare conoscenza — base indispensabile della cultura generale.
Certo, la cultura si può sempre ampliare, anche da adulti.
Ma gli anni scolastici sono decisivi per le scelte che si impongono tra i 18 e i 19 anni.
Mi causa tormento non essere riuscita a convincere alcuni di voi a non lasciar scorrere quegli anni facendo il minimo indispensabile.
Oggi posso dirvelo chiaramente: su alcuni professori avevate ragione.
Anche loro, spesso, lavoravano facendo il minimo sindacale, talvolta imprigionati in ideologie di bassa lega.
Per alcuni l’insegnamento era solo un mezzo per guadagnarsi la pagnotta, per altri una scelta obbligata.
Vi siete imbattuti in figure che non vi hanno stimolato, che non vi hanno insegnato a perseverare, né a entusiasmarvi rendendo vive le materie.
Molte volte siete stati costretti a imparare nozioni in modo meccanico, solo per finire un programma.
Perché alcuni professori conoscono la materia, ma non sanno insegnarla.
Eppure, anche in questo panorama desolante, esistono perle preziose:
docenti preparati che ricorderete per tutta la vita, capaci di aprirvi una strada.
Alla scuola — martoriata da decenni di ideologia — dobbiamo comunque rendere grazia.
È una conquista preziosa.
Ai giovanotti e alle donzelle delle medie e del liceo, che iniziano un nuovo anno scolastico, va detto chiaramente:
non vale la pena perdere tempo per arrivare a fine anno “alla meno peggio”.
Quando arriverà il momento delle decisioni, i giochi saranno già fatti.
E il vostro destino sarà scritto — con pochissimo margine di cambiamento.
In quel momento non potrete prendervela con l’insegnante incapace o svogliato.
Perciò dimostrate di che pasta siete fatti.
Impegnatevi.
Perché si tratta del vostro futuro.
Ai professori vogliamo dire questo:
non vi si chiede di leggere un libro di testo in modo asettico, ma di trasformarlo in materia viva.
Serve una formazione alta, ma anche passione.
Le lezioni devono essere a misura di alunno.
Non avete in mano solo il futuro di un individuo, ma quello della società di domani.
Il vostro ruolo è fondamentale.
Ai genitori — tutt’altro che secondari — va ricordato il loro obbligo.
Negli anni vi siete deresponsabilizzati, delegando a una fantomatica società — di cui siete parte — ogni responsabilità.
Siete corresponsabili dell’andazzo attuale:
per lo scarso interesse verso la cultura,
per aver delegato l’educazione,
per l’incoerenza tra ciò che dite e ciò che fate.
E i figli vi osservano. Sempre.
Queste mancanze hanno svuotato il paese del suo valore principale:
la famiglia.
A tutti gli studenti: W la scuola e buon anno di cuore.
Di questa Italia siete la parte migliore.
E siete voi a darci speranza per una rinascita futura.
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