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| Massacro di Scio di Eugéne Delacroix |
La ribellione odierna, rabbonita per mesi, non è più possibile respingerla; per questo si mescola a collera e smarrimento.
Non è solo amore verso la culla della nostra civiltà europea: è indignazione per lo scempio compiuto, scientemente, da secoli contro un’intera popolazione.
Volete esempi di pesi e misure differenti?
Lo sterminio delle popolazioni indigene nelle Americhe, la tratta degli schiavi venduti dai loro stessi capi tribù, riempiono pagine di giornali e libri; studiosi scrupolosi hanno costruito trattati diventati vere e proprie “bibbie” per politici terzomondisti.
Molti vorrebbero farci cospargere il capo di cenere per colpe lontane nel tempo.
Al contrario, ciò che accade a due passi da noi, oggi, interessa solo per sommi capi.
Aprire i giornali e leggere della Grecia richiede ormai la pazienza di Giobbe: economisti e opinionisti prezzolati offrono ai lettori articoli costruiti per incanalare le pecore verso i loro padroni.
Cerchiamo allora di sciogliere il bandolo, lasciando a ognuno la possibilità di farsi un’idea, giacché — per ora — non difetta il libero pensiero.
Il quadro “Il massacro di Scio” di Eugéne Delacroix mostra, con impressionante realismo, famiglie greche in attesa della morte o della schiavitù, dopo la violenta repressione ottomana del 1822: ventimila greci uccisi per il loro sogno di libertà.
Da troppi secoli il dio Elleno, padre dei capostipiti delle tribù greche, sembra non volgere lo sguardo verso il suo popolo.
Povera Grecia.
Dominata dagli Ottomani fino ai primi decenni del XIX secolo, si ribella e, con l’aiuto di Francia, Inghilterra e Russia, conquista la sospirata indipendenza.
Da lì in avanti, la sua storia è un caos.
Non il “caos” degli antichi greci, inteso come vuoto originario dal quale nascono dèi e uomini, ma un caos politico costruito.
Il primo presidente della neonata Repubblica sarà il ministro degli esteri russo — ironia della sorte — un nobile greco.
Finirà assassinato.
E quale sarà la geniale trovata delle grandi potenze europee?
Instaurare una monarchia, piazzando sul trono il bavarese Ottone di Wittelsbach.
Una rivolta lo detronizza, ma viene presto sostituito dal principe Vilhelm di Danimarca.
La Grecia attraversa il periodo tra le due guerre mondiali oscillando tra monarchia “nordica” e governi militari.
Durante la Seconda guerra mondiale viene occupata dai tedeschi.
Alla fine del conflitto si ritorna ancora alla monarchia, con un referendum dall’esito quantomeno discutibile, che porterà il paese a una guerra civile.
La monarchia prevale, ma lascia profonde ferite.
Arriviamo così al 1967: esilio del re e regime dei colonnelli fino al 1974.
Possiamo davvero imputare al popolo greco la situazione attuale?
A pensar male si fa peccato — ma forse ci avviciniamo alla verità.
Il governo della Grecia non è mai stato davvero deciso ad Atene.
Altri, da troppo tempo, decidono in nome del suo popolo.
Un consiglio:
mandate tutto all’aria.
Ricominciate da zero.
Non dovete nulla a nessuno.
Siete stati raggirati.
Fate accordi senza chinare la testa, alla luce del sole.
Non svendete la vostra straordinaria patria.
Siate un popolo unito.
Siate ELLENI.
E conquistate, finalmente, l’indipendenza.
— Rossana vanderBorg
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