lunedì 18 gennaio 2016

BASTA tolleranza: l’ipocrisia che ci sta distruggendo




L'esecuzione di Serveto di Tancredi Scarpelli
Tolleranza è un vocabolo urticante, perché sono proprio gli insofferenti a usarlo di più, ossia le persone che hanno meno pazienza verso le idee altrui.

Lo avvolgono, come si fa con le pillole amare per renderle digeribili, facendo leva su sentimenti alti e indiscussi; tuttavia, le medicine hanno un fine utile, mentre di questa tolleranza resta solo un mucchietto di cenere.

La scena del rogo del medico e teologo spagnolo Miguel Serveto rende bene l’idea.

Poveretto, spirò dopo mezz’ora di agonia tra le fiamme, condannato da Calvino, che anni prima aveva “protestato” contro la Chiesa di Roma per la sua intolleranza.

Sostenne la sua incoerenza con l’impossibilità di                                                                                         “tollerare” chi bestemmia Dio.

Una forzatura per validare la propria tesi rispetto a quanto dichiarato da Serveto, contrario alla Trinità e alla duplice natura di Gesù.

Tolleranza, intolleranza? Gridiamo a perdifiato: basta tolleranza.

Esistono leggi e regole in una società civile e democratica.

A chi non piacciono, resta la libertà di modificarle attraverso strumenti democratici.

Oppure di varcare i confini per cercare un luogo più adatto al proprio stile di vita.

Da anni sfilano imbonitori e mercanti in fiera. Tutti a tirare la popolazione europea per il bavero.

A presentare una merce adulterata di cui non si conosce l’origine.

Dopo il Capodanno con le violenze a Colonia, emergono storie simili in molte città d’Europa.

Rimaste nascoste per evitare o ritardare la presa di coscienza della gente.

Sui giornali e in televisione fiorisce all’improvviso un risveglio delle migliori intelligenze.

Si scopre che la maggior parte dei migranti che fuggono dalle guerre sono uomini.

Strano, vero? Non mettono in salvo donne e bambini. No. Questi vengono lasciati a subire le peggiori 

atrocità. Vittime di violenze indescrivibili.

Partono gli uomini. Quelli che dovrebbero restare a combattere. A difendere case e città.

Ma guarda un po’. Adesso si scopre che il 90% dei migranti arrivati in Italia sono maschi.

Avevano tutti le bende sugli occhi? A cominciare dai politici e dai buonisti di turno?

Facciamo una cosa semplice. Mandiamoli a casa. E, al loro posto, accogliamo anziani, donne e bambini.

Facciamolo in fretta. Perché ormai non è più un sospetto: ci stanno invadendo.

Con prospettive pesanti per il nostro futuro. E soprattutto perché troppi papaveri hanno guadagnato, e    
                                                                                     
continuano a guadagnare, sull’ipocrisia dell’accoglienza.