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| Giardino di Claude Monet |
E a un certo punto della vita, diciamo dopo i cinquant’anni, prendiamo consapevolezza di ciò che ci circonda, come bambini appena venuti al mondo che improvvisamente aprono gli occhi.
È come una giornata primaverile: si aprono le finestre e l’aria frizzante irrompe, portando freschezza e voglia di pulizia.
Sì, per molti anni abbiamo sopportato situazioni e persone per quieto vivere e per rispetto; per educazione abbiamo ingoiato rospi e altro.
Ecco, aria fresca.
Vivere è meraviglioso: si incontrano all’improvviso sconosciuti che hanno la grazia di regalarti conoscenza ed esperienze mai immaginate, donandoci momenti preziosi.
Questo può avvenire quando meno te lo aspetti: durante un viaggio o prendendo un caffè al bar.
A questi estranei aggiungiamo i componenti della nostra famiglia, con i quali abbiamo fatto un cammino parallelo. Quando le strade si incontrano nasce una festa senza preavviso: la vicinanza è sempre gioiosa, il passato condiviso un piacere da ricordare, e le somiglianze — anche fisiche — stanno lì a confermare un legame ancestrale.
Mi ritengo una privilegiata, perché ho un’amicizia nata nel periodo della culla, altre dell’asilo e delle elementari.
Di molti possiamo non condividere idee, opinioni, modo di vivere e gusti, ma sento profondo il legame di un’epoca irripetibile: siamo accomunati da un sincero affetto fanciullesco, di quando i sentimenti erano ancora innocenti e puri.
Li sento compagni di vita, anche perché abbiamo avuto la fortuna di frequentare una scuola innovativa, dove la gentilezza tra noi era un valore preminente.
Si divideva e si condivideva tutto, senza differenze di sesso, credo religioso o gusti personali.
Qualità insindacabile era l’unità tra scolari: tutti conoscevano il proprio ruolo e, anche quando il gradino era stretto, dovevamo salirci premurosi di lasciare spazio agli altri.
Vi voglio un gran bene.
Ci siamo divertiti, siamo diventati adulti onesti, conosciamo il rispetto e la coerenza, siamo pronti a pagare per il nostro coraggio di vivere senza menzogne.
Ma bisogna anche imparare a fare pulizia, senza troppi complimenti, di alcune persone incrociate lungo il nostro cammino.
Persone con le quali abbiamo condiviso momenti o anche lunghi periodi, ma la cui vicinanza nuoce e fa danni.
Perché l’essere umano è tutt’altro che buono e spesso siamo stati ingannati dall’apparenza: da un vestito a festa, da una bella cornice che nascondeva una tela imbrattata.
C’era il tuo affetto, il tuo tempo, la tua spalla, la tua sensibilità — contraccambiati per anni con subdola indifferenza.
E allora sì, arriva il momento di aprire le finestre.
Benvenuta Primavera!
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