venerdì 15 gennaio 2016

Buon Natale… poi i ponti levatoi: l’ipocrisia tutto l’anno





Adamo e Eva di Lucas Cranach
Nel periodo natalizio gli occidentali, professanti o meno, cercano di essere più amabili.

È un fattore istintivo, determinato dalla tradizione culturale.

Siamo illuminati, folgorati dalla consapevolezza di vivere accanto ad altri esseri umani.

Un augurio di buon Natale non lo si nega a nessuno: al vicino di casa, al barista, alla commessa, allo spazzino, all’autista dell’autobus.

Persone che abitualmente sono incorporee.

Passate le feste, si rialzano i ponti levatoi.

Non è stato sempre così, ma ormai da troppo tempo siamo rinchiusi in famiglie ristrette, separate, indifferenti.

L’indissolubilità del matrimonio legava le persone ai congiunti. Creava legami trasversali.

Insegnava — bene o male — la tolleranza tra i parenti. Questo era un beneficio per la comunità.

Il senso di appartenenza familiare si allargava al luogo d’origine.

E, oltre ai legami affettivi, si cercava di consolidare e migliorare ciò che si aveva intorno.

L’interscambio era consuetudine. Abbandono e solitudine erano vocaboli sconosciuti.

Anche nelle città più grandi si cresceva in rioni dove tutti si conoscevano.

Era naturale aiutarsi. La convivenza era improntata alla comprensione.

Oggi molti si riempiono la bocca con la parola “tolleranza”.

E tuttavia sono dominati da freddezza, insensibilità, spietatezza.

Incapacità di intercettare l’umanità nel prossimo.

Le città sono diventate impersonali. Salvo rare eccezioni, si vive in palazzi grigi e indistinti.

La vita scorre tra sogni di ciò che si vorrebbe fare. E il desiderio di acquistare beni per apparire ciò che non si è.

Ragazzi, vi stiamo lasciando una società svuotata di solidarietà.

Dove è diventato normale sbandierare buonismo e rettitudine.

Scimmiottare personaggi televisivi o pseudo-intellettuali.

Negli ultimi decenni è stata costruita una splendida cornice. Ma il quadro è ancora da dipingere.

Tutto sembra prevalere sulla ragione.

Le politiche sociali ed economiche sono travolte dagli appetiti voraci di pochi.

Estremamente abili nel produrre eventi utili a mantenerli saldi al potere.

Un corollario di “teste d’uovo”, per marcare una presunta libertà di pensiero — in realtà condizionata — dà corda a questi personaggi.

Permettendo un susseguirsi di azioni che hanno peggiorato la nostra vita quotidiana.

Minato le fondamenta della società. Ridotto lo stato sociale e la sicurezza.

Un’eredità ricevuta dai nostri nonni, costruita con sacrifici, lacrime e sangue, è stata dissipata.

L’albero di Natale, tradizione arrivata dal Nord Europa, rappresentava la creazione.

Il giardino dell’Eden. I frutti appesi raccontavano simbolicamente la conoscenza del bene e del male.

Nell’augurarvi un felice 2016 vi esorto a stare attenti.

Cercate negli adulti la coerenza. Non lasciatevi sedurre da chiacchiere e pagliacciate.

Perché quelle mele, alla fine, le pagherete voi.