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| Sepolcro di Alessandro VII del Bernini |
Solo parlando della morte.
La scultura marmorea di Gian Lorenzo Bernini, posta sulla tomba di papa Alessandro VII, è un avvertimento.
Nulla può, neppure un potente, contro lo scorrere della vita terrena.
Qui rappresentata dalla clessidra.
La fine alla quale siamo tutti predestinati è la morte. Volenti o nolenti.
Certo, non è un argomento piacevole. Ma rimuoverlo per scaramanzia o buon gusto porta a una sorta di amnesia.
Causa di molti mali. Il peccato originale nasce con l’essere umano.
Cogliere la mela rappresenta l’incapacità di darsi un limite. Tutti mirano in alto.
E, nel frattempo, è un continuo lamentarsi contro disonestà, vessazioni e abuso di potere.
Salvo poi cambiare prospettiva non appena si raggiunge il traguardo.
C’era davvero bisogno che Putin ci raccontasse degli affari tra Erdogan e l’Isis?
I giornalisti turchi, sui quali pende una condanna all’ergastolo, non scrivevano già di questo?
Una pena assurda per un reato di opinione.
Certo, in Arabia Saudita — alleata degli USA e cliente privilegiato di molti paesi europei — la pena sarebbe la decapitazione.
E noi stiamo ancora a discutere delle nefandezze di Assad.
A chiederci se sia meglio morire per una scimitarra, per una bomba o nelle carceri di paesi dove non esiste una difesa giusta e si usa la tortura per estorcere confessioni.
I governanti pretendono di condizionarci.
Di farci scegliere tra Putin, Obama, Erdogan, Al Thani, Khalifa, Salman, Boko Haram.
Non conosciamo i giochi fatti sotto le lenzuola.
Ma sentiamo puzza di bruciato dietro questa grancassa contro Putin.
E l’alleanza contro natura con il premier turco.
Che cosa avete fatto per trovarvi così invischiati con Erdogan? Quali intrighi coprite?
Quali legami vi uniscono a personaggi indecenti?
Intanto, nelle nostre città, i civili muoiono mentre mangiano in un ristorante o ascoltano un concerto.
Carissimi americani, voi ci siete abituati. Fa parte della vostra cultura del “Far West”.
Noi no.
Dopo la Seconda guerra mondiale avete esportato uno stile di vita fondato sul vitello d’oro.
A scapito della convivenza umana. Quella fatta di piccole cose.
Il mercato e la statistica sono diventati più importanti di un bicchiere al tavolo di un’osteria.
O delle chiacchiere con la vicina. Abbiamo case piene di oggetti inutili.
E vuote di persone. I nostri vecchi muoiono di solitudine.
Si continua a spingere verso consumo e debito.
Altrimenti le industrie chiudono, la disoccupazione cresce e le banche — “poverette” — falliscono.
Scaricando le colpe di pochi su tutti. Siamo complici di questo sistema.
Ci dividiamo per partiti, per idee.
Incapaci di trovare una strada comune per ribaltare una situazione in cui pochi vivono bene.
La clessidra serve a ricordarlo. Il tempo passa per tutti. Potenti e non.
Nel viaggio di non ritorno, le valigie sono proibite.
Alessandro VII favorì parenti e affini. Ma fu anche mecenate di grandi artisti.
Il lusso in cui visse oggi ci permette di ammirare opere straordinarie.
Noi, invece, stiamo distruggendo non solo i rapporti umani. Ma anche la natura.
E ciò che di buono l’uomo ha costruito nel suo cammino.
Smettiamola di guardare la pubblicità con occhi infantili.
Smettiamola di leggere e ascoltare filtrando tutto con simpatie e antipatie.
Cerchiamo dentro di noi quella coerenza che pretendiamo dagli altri.
Il compito di noi mortali è uno solo. Lasciare ai nostri figli un mondo migliore.
Non ce n’è un altro. A meno di non voler intraprendere un cammino contemplativo.
Aspirando a una santità alla quale siamo poco avvezzi.
