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| Inferno di Coppo di Marcovaldo |
Mettiamola così: non riuscendo più, in Occidente, a stare con i piedi per terra, negli ultimi anni il demonio si è organizzato e ha preparato un piatto che ci vede ormai quasi cotti a puntino.
Il demonio non è un singolo soggetto.
Agisce in gruppo.
Costruisce trappole nelle quali noi, allegri idioti, finiamo dentro felici e contenti.
È successo questo: nell’ultimo secolo i nostri nonni e i nostri genitori hanno attraversato due guerre mondiali, hanno lavorato come bestie, ma sono riusciti a lasciarci qualcosa di enorme — una società libera, con tutele sul lavoro, sicurezza, istruzione.
Un’eredità.
Noi non abbiamo ringraziato.
Non abbiamo riconosciuto la fatica, la ricostruzione, i sacrifici, le poche ore di svago.
No.
Abbiamo dissacrato tutto.
Abbiamo preso in giro l’onestà, l’integrità, la rettitudine.
Abbiamo sbeffeggiato una vita semplice, scambiandola per ingenuità.
E adesso?
Adesso che abbiamo smantellato i pilastri della convivenza, inneggiando ai “privilegi” personali, vedremo quanto siamo capaci di cavarcela.
La crisi — figlia della voracità finanziaria — ha iniziato a rosicchiare i diritti.
Sembrava impossibile.
È successo.
Mentre noi scendevamo in piazza per tutto e per niente, il demonio ha fatto due conti: qui gli operai costano troppo.
Soluzione?
Il mondo è grande.
Le fabbriche si spostano dove conviene.
E ora qualcuno comincia a prendersela con i migranti: meno consapevoli dei diritti, più abituati a lavorare duro.
Diciamolo chiaramente.
Tra una commessa altezzosa e svogliata e una migrante gentile e sorridente, chi sceglierebbe la maggioranza?
Il demonio funziona così.
Si moltiplica.
Si traveste.
E inventa strumenti come il TTIP — il Trattato Transatlantico sul commercio e gli investimenti, promosso nel 2013, guarda caso nel pieno della crisi.
E noi?
Noi, elettori, ne sappiamo quasi nulla.
Pochissime informazioni.
Testi riservati.
Perfino molti parlamentari all’oscuro.
Eppure lì dentro si decide tutto.
Integrazione dei mercati, abolizione dei dazi, standardizzazione delle regole.
Tradotto: un gruppo ristretto, spinto da multinazionali e lobbisti, decide sopra le nostre teste norme capaci di cancellare le tutele dei cittadini.
Una semplice causa per “perdita di profitto” potrebbe costringere uno Stato a smantellare diritti sociali.
Capito il gioco?
Se oggi litighiamo per la mozzarella fatta con latte in polvere invece che fresco, immaginate cosa succede con il TTIP.
E mentre tutto questo passa in silenzio, ci distraggono con altro.
Con polemiche inutili.
Con dettagli irrilevanti.
Chiediamo conto alla Cina per la censura sulla Magna Carta…
Ma sul TTIP, silenzio.
Totale.
Intanto iniziano le liti sui menù scolastici: la bieta surgelata, il biologico, gli orari.
Perfetto.
Continuate così.
Buon appetito, Demonio.
— Rossana vanderBorg
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