Se questo vi rallegra, raffreddate l’allegria: non esiste più limite a corruzione, concussione e inganno.
Se non cominciamo a difendere i nostri diritti — conquistati nell’ultimo secolo con enorme sofferenza — saremo inchiodati anche noi.
In Europa eravamo all’apice: la stragrande maggioranza godeva di un benessere economico e sociale invidiabile. I ricchissimi erano pochi, e le loro fortune non avevano proporzioni stratosferiche.
Poi è arrivato l’impulso “capitalistico-finanziario”, cresciuto in una cultura che vede nel denaro l’unico fine. Il sistema pretende profitti sempre più alti, e la persona diventa solo un mezzo.
Ecco perché la classe media affoga.
Ecco perché non riusciamo a capire come un manager della Volkswagen, Martin Winterkorn, possa portarsi a casa 28 milioni di pensione e 32 di buonuscita: cifre che superano il sogno di una vita per un comune mortale.
Non è un caso isolato.
Sono in molti, e tutti difendono il loro castello costruito a nostra insaputa, mentre noi vivevamo tranquilli in un periodo di pace.
Bisogna iniziare a capire come vengono manipolate informazioni e contrapposizioni: siamo guidati a sostenere tesi falsate, mentre altri aprono il forziere e a noi restano povertà e autocrazia.
Prendiamo un esempio.
Nel mondo occidentale l’Arabia Saudita gode di spazi e legittimità. Una monarchia assoluta nata nel 1932 dal nulla. La famiglia Saud ha costruito il proprio potere su territori appartenuti ad altri, imponendo un sistema fondato sul fondamentalismo sunnita.
Apostasia punita con la morte.
Nessun parlamento.
Divieto di ogni simbolo religioso non islamico.
Finanziamenti a movimenti come la Fratellanza Musulmana.
Le donne non possono guidare — e il resto è meglio non elencarlo, per rispetto dell’intelligenza.
Questo basterebbe per condannarli.
Ma possiedono petrolio.
E sono alleati degli Stati Uniti.
“Do ut des”: io do affinché tu dia.
E tutti si tappano il naso.
Ogni tanto qualcuno si indigna, poi torna a dormire.
Nel frattempo un giovane attivista sciita, Alì, poco più che ventenne, viene condannato alla decapitazione. Dopo la morte, il corpo sarà esposto, lasciato agli uccelli e alla decomposizione.
Non è un caso isolato.
In pochi mesi oltre cento esecuzioni.
Il blogger Raif Badawi sconta dieci anni e mille frustate per aver espresso un’opinione.
Mille frustate.
Questa è la realtà.
Qual è la differenza tra questo paese e la Siria?
Qualcuno dovrebbe rispondere: politici europei, leader americani, tutti quelli che si rifiutano di affrontare il problema reale, nascondendosi dietro equilibri e convenienze.
Si rifiutano perfino di allearsi con chi combatte sul campo, pur di non compromettere interessi legati a petrolio, armi e potere.
Se davvero interessasse la popolazione civile, qualcuno si sarebbe mosso da tempo.
La verità è un’altra: come la classe media europea, anche loro sono — siamo — carne da macello.
E neppure di prima scelta.
E poi l’ipocrisia arriva fino al grottesco.
Si parla di invitare l’Arabia Saudita al Salone del Libro.
Una blasfemia.
Forse dovremo anche inchinarci e censurare i contenuti, per rispettare il loro “sacro territorio”.
Fortunatamente esistono ancora segnali di dignità.
La Norvegia, che chiede reciprocità: niente moschee finanziate dai sauditi se non è garantita libertà religiosa nei loro paesi.
La Svizzera, che con un referendum ha bloccato i minareti.
Piccoli segnali.
Ma necessari.
Perché il denaro sporco non è solo quello della criminalità organizzata: circola ogni giorno, sotto i nostri occhi.
Burocrati, manager, politici: sono loro ad avere il potere di decidere il nostro futuro.
Finché il voto conterà ancora qualcosa, dobbiamo smettere di distrarci con il “pane e circo” moderno fatto di televisione e scandali.
Bisogna cercare il filo che lega potere e denaro.
E stringere l’assedio.
Ai corrotti.
Ai mistificatori.
Per difendere ciò che resta: una società giusta, la sicurezza sociale, la dignità personale.
— Rossana vanderBorg
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