Facile, vero?
In fondo il nostro cervello funziona in modo piuttosto semplice. Chi sostiene il contrario spesso coltiva l’illusione di poter stravolgere la natura e ammaestrarla.
Questo tipo di condizionamento è valido per la maggioranza, fatte salve le eccezioni.
Conoscendo il meccanismo diventa facile ottenere una massa plasmabile. La leva principale è la vanità umana: tutti confidiamo di essere speciali, intelligenti, meritevoli di diritti. Gli strumenti sono la scuola, i mass media e la pubblicità.
Così cresciamo soddisfatti, ma condizionati come quel bambino.
Siamo da troppo tempo asserviti a personaggi eredi dei manovratori di ogni epoca, che ci trascinano in nuovi conflitti e tensioni per mantenere intatti potere e denaro.
Il nostro sistema economico vive in una spirale viziosa: siamo spinti a consumi inutili per sostenere occupazione e benessere.
Il risparmio diventa quasi un peccato mortale, perché tutto si regge su debiti e nuovi acquisti.
Perfino la casa di proprietà viene guardata con sospetto, a meno che non produca interessi per una banca.
La pubblicità alimenta il desiderio di consumo: al di là dei bisogni primari, è un continuo sedurre e pianificare la vita degli individui.
Le persone costruiscono il proprio stile di vita sotto l’influenza di professionisti del marketing, che utilizzano personaggi influenti o autorevoli per orientare le scelte.
A questo è servita la libertà? I diritti civili?
Colpisce l’ingenuità con cui si accettano questi stimoli. La mente viene plasmata, il gusto modellato, le idee suggerite senza una reale analisi critica.
Lo scopo della pubblicità — commerciale o elettorale — è far guadagnare chi della nostra sorte si interessa ben poco.
Solo prendendo coscienza e sottraendoci ai condizionamenti possiamo costruire un futuro.
Serve il coraggio dell’autocritica. Liberarsi delle impalcature costruite da altri. Chiedersi cosa stiamo lasciando ai nostri figli se non siamo capaci di scelte autonome.
Spesso, sotto forma di intrattenimento, ci vengono proposti modelli lontani dalla realtà, inserendo nella mente un tarlo pronto a orientare nuovi comportamenti. A seguire, puntuale, arriva la campagna commerciale o politica.
È il caso del via libera dell’Europarlamento a cibi come hamburger di coccodrillo o zebra, scorpioni o cavallette fritte, nano-materiali o coloranti prodotti con tecnologie avanzate; oppure dei dati Istat forniti “pro domo sua”, cioè a favore del governo, che descrivono un’Italia fuori dalla crisi e con meno disoccupati.
Bisogna imparare a difendersi.
Recuperare l’ingenuità del bambino che guarda una bolla salire — quella stessa immagine diventata simbolo di un marchio di sapone — ma senza perdere la consapevolezza.
Altrimenti a cosa sono servite istruzione ed esperienza?
Solo a mascherare, senza eliminarlo, l’odore acre della schiavitù.
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