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| Ipazia di Alessandria di Raffaello Sanzio |
Inutile il dispiego di motivazioni da parte dei genitori: loro controbattono mostrando video su YouTube con professori divertentissimi e altre trappole del genere.
È difficile, anche per chi crede ancora nell’istituzione e nei docenti, dare completamente torto ai figli, perché il mondo degli adulti è diventato assai complesso.
I bambini crescono e imparano in fretta a “leggere” gli insegnanti: ne colgono manie, insofferenze, antipatie, insicurezze.
Ogni mattina, alunni preparati e meno preparati si muovono con abilità, utilizzando le informazioni raccolte. La classe è un gruppo che agisce spesso come un branco: diventa
facile pianificare atteggiamenti e reazioni nei confronti dei professori. Una parte dei docenti svolge il proprio lavoro con lo sguardo già rivolto alla fine della lezione, quasi come gli studenti; un’altra prova a spiegare, ma resta prigioniera di concetti trasmessi in modo meccanico.
Per fortuna esistono le eccezioni.
E poi arriva quel momento inatteso.
Un pomeriggio, quasi per caso, accade qualcosa.
I figli sorprendono.
Tornano a casa e iniziano a parlare con domande vere, consapevoli, profonde: sulla libertà, su cosa significhi davvero essere liberi.
Si chiedono se gli animali selvaggi siano più liberi degli esseri umani.
Se gli esistenzialisti avessero ragione nel dire che siamo liberi e responsabili delle nostre scelte.
Se fosse corretto ciò che sosteneva Mill, cioè che lo Stato debba intervenire solo quando si danneggiano gli altri.
Se le condizioni materiali influenzino davvero la libertà.
Le parole diventano un fiume.
Una frase ascoltata a lezione apre un mondo.
Nasce il dubbio: la libertà è una concessione… o qualcosa che si conquista?
Si intuisce che, vivendo in società, nessuno è autosufficiente. Che esistono obblighi, responsabilità. Basta osservare la famiglia, il lavoro.
Si riflette sull’istinto degli animali, che guida le loro azioni, mentre l’uomo — almeno in teoria — può scegliere.
Ma quanto è reale questa libertà, se siamo comunque condizionati dalla famiglia, dall’ambiente, dalla società?
Ed è lì che accade il punto di svolta.
Gli studenti scoprono il valore della scuola.
Non nella routine quotidiana, ma negli stimoli.
In quei professori capaci di aprire una porta.
Di accendere una domanda.
Di mettere in moto il pensiero.
Di insegnare a guardare oltre.
E allora sì, a quel punto un genitore può sentirsi felice.
Perché il figlio sta diventando un adulto cosciente.
E, ancora una volta, bisogna ringraziare quel professore che ha insegnato all’intelletto a volare.
— Rossana vanderBorg
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