mercoledì 18 settembre 2019

Russia: il nemico comodo dell’Occidente



Veduta di Mosca di Giacomo Quarenghi
Veduta di Mosca di Giacomo Quarenghi

La Russia di Giacomo Quarenghi, architetto ufficiale di Caterina II nel Settecento, è lontana anni luce da quella che abbiamo conosciuto come Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, la famigerata URSS.

Eppure illustri personaggi politici, un emerito Presidente della Repubblica Italiana, intellettuali, giornalisti, scrittori si emozionavano al suono dell’Internazionale più che del proprio inno nazionale. Avevano occhi solo per la bandiera rossa con falce e martello.

In quel periodo tutti sapevano come vivevano i cittadini delle repubbliche sovietiche: mancanza di libertà, impossibilità di espatriare, gulag — veri e propri campi di concentramento — dove migliaia di prigionieri politici trovarono la morte.

Le rivolte sedate nel sangue dalle truppe sovietiche in Germania Est, Polonia e Ungheria venivano giustificate da “l’Unità”, giornale del Partito Comunista, come operazioni di “stabilizzazione internazionale”. Gli operai insorti erano bollati come “teppisti” e “spregevoli provocatori”.

Luigi Longo parlava di rivolta fascista. A suo dire, l’esercito sovietico era intervenuto in Ungheria per ristabilire l’ordine.

Giorgio Napolitano definì gli insorti ungheresi dei controrivoluzionari.

Poi cade l’Impero Sovietico. Cade il muro. Si aprono le frontiere.

E come per incanto, molti diventano difensori degli oppressi, paladini della libertà, custodi della giustizia internazionale. E scoprono nella Russia odierna un nemico da combattere.

Strano, vero?

Per gli Stati Uniti è normale: i russi restano ancorati alla loro tradizione, difficili da manipolare, popolazione istruita, non abbagliata dai lustrini, consapevole delle proprie ricchezze.

Ma ciò che è incomprensibile è la posizione dell’Europa.

Questa premessa serve a evidenziare la sottomissione a politiche internazionali miopi, che hanno prodotto errori grossolani da parte dei governi europei: talvolta per ambizione personale — clamoroso il caso del presidente francese Hollande in Libia — altre volte per pura sudditanza al Patto Atlantico.

Il Patto Atlantico nasce dopo la Seconda guerra mondiale, per il timore di un attacco sovietico all’Europa occidentale, contrapposto al Patto di Varsavia, formato dai paesi comunisti.

Da quel trattato nasce la NATO, con sede a Bruxelles, alleanza militare tra Europa occidentale e America settentrionale.

Nel 1991 il Patto di Varsavia si dissolve.

La NATO no.

Anzi, si espande, inglobando paesi dell’ex blocco sovietico.

Non è difficile intravedere interessi da entrambe le parti: governi giovani, nati dalle macerie, spesso in odore di corruzione; e vecchie volpi, rinvigorite dall’allargamento, pronte a esercitare pressione per imporre le proprie strategie.

Ma il gioco non è semplice: i “giovincelli” chiedono contropartite sempre più alte.

La questione ucraina nasce anche da questo.

È un campo minato. Un groviglio dove finanza, armi e petrolio alimentano un nido di serpenti.

Noi vediamo solo schegge di questo conflitto, mentre veniamo spinti a schierarci contro nemici invisibili.

Nel 2003 la NATO interviene in Afghanistan: oltre agli innumerevoli morti, si genera un errore strategico che alimenta una piovra terroristica dai mille tentacoli.

Nel 2011 interviene in Libia contro Gheddafi. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

L’ISIS è uno di quei tentacoli.

E allora ci spieghino, lor signori, perché tanta arroganza nel rifiutare un’alleanza con la Russia per combatterlo.

Queste verginelle timorate, questi profeti della morale, rifiutano Putin perché alleato di Assad, definito dai nostri un dittatore sanguinario.

Fateci un favore.

Smettetela con queste idiozie.

E come ciliegina sulla torta, gli Stati Uniti ci regalano l’ennesima perla: è emerso che il Pentagono ha fornito dati alterati sulle operazioni contro l’ISIS. I successi sbandierati erano gonfiati, quando non del tutto falsi.

A questi soggetti deleghiamo la nostra sicurezza?

— Rossana vanderBorg