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| Disegni di Leonardo da Vinci |
Vincono due ragazze normali, di provincia, entrambe oltre i trent’anni. Con la loro vittoria hanno insegnato cos’è lo spirito sportivo e l’amicizia, in un mondo dominato dallo stress da prestazione.
Una gioia infinita sapere che tra gli spalti sedeva Anna Wintour — simbolo di quel modello americano raccontato ne “Il diavolo veste Prada”: vincere a ogni costo.
Quella partita ha insegnato ai ragazzi più di qualsiasi libro di educazione civica. Ha mostrato nei fatti ciò che molti predicano e pochi praticano.
Perché parlare siamo tutti capaci. Vivere con coerenza è un’altra cosa.
Essere normali, oggi, è sempre più difficile. Tutto rema contro. Libertà e condizionamento sono diventati un unico corpo.
Personaggi — chiamiamoli pure intellettuali — trasformati in megafoni di idee semplificate diffondono, attraverso giornali, televisioni e convegni, messaggi che somigliano più a slogan pubblicitari che a pensiero.
E nel frattempo incassano: fama, denaro, visibilità. Crescono l’ego e i conti in banca.
Il torpore dello spirito critico, che dovrebbe essere il santo protettore della libertà individuale, viene anestetizzato proprio da queste voci “autorevoli”.
Jim Morrison disse: “Le persone credono di essere libere, ma sono solo libere di crederlo”.
Anche se drogato, ha visto ciò che molti non riescono nemmeno a intravedere.
Secoli prima, Jean-Jacques Rousseau scriveva: la libertà non consiste nel fare ciò che si vuole, ma nel non essere sottomessi alla volontà altrui.
E allora?
Il solco tracciato da pochi sta portando la società a oscurare la propria civiltà millenaria. Un patrimonio costruito tra errori e conquiste, che oggi garantisce benessere e libertà individuale.
Va difeso.
La famiglia italiana, con tutti i suoi difetti, è sempre stata un perno: un nido da cui partire e a cui tornare.
La sua frantumazione lascia molti giovani in uno squilibrio affettivo difficile da colmare. Diventa naturale rifugiarsi nel primo gruppo che accoglie, spesso nel segno del “mal comune mezzo gaudio”.
Problemi affettivi, fallimenti scolastici, chiusura in sé stessi, perdita di autostima: il terreno si inaridisce. E il prezzo sarà alto.
In famiglia si impara la diversità, si imparano i limiti, si impara a dare senza pretendere simmetria. Forti e deboli trovano un equilibrio.
Parlare di integrazione senza averla costruita dentro casa è pura illusione.
Gli altri siamo noi.
E il mondo globalizzato rende sempre più difficile capire chi abbiamo davanti: altre culture, altre visioni, altri valori.
Leonardo da Vinci osservava il volo degli uccelli. È impossibile non associare il volo alla libertà.
Ma il volo richiede equilibrio: la spinta verso l’alto deve superare la gravità. Altrimenti si cade.
Sbandierare la libertà senza distinguere, senza difendere ciò che per noi è irrinunciabile, significa minarla.
Accettare tutto, indistintamente, per conformismo è follia.
A Parigi, lo scorso fine settimana, si è tenuto un “salone della donna musulmana”. Relatori: tutti uomini, tranne uno.
Alcuni hanno giustificato lo stupro coniugale. Uno ha definito prostitute le donne che si profumano prima di uscire di casa.
Fa sorridere?
Adesso sì.
Ma siamo certi che non diventerà una maggioranza capace di incidere nei Parlamenti?
E allora come si affronta questo nelle nostre democrazie?
Come inserire migliaia di ragazzi nelle scuole senza creare fratture?
Cambiamo programmi? Riscriviamo Dante e Petrarca? Rivediamo storia, filosofia, etica per non urtare sensibilità diverse?
E l’Invalsi?
Non sarebbe più onesto guardare la realtà e chiedersi se la globalizzazione, così com’è, sia davvero sostenibile in Europa?
Possiamo accogliere, certo. Ma temporaneamente. E lavorare, seriamente, per ristabilire condizioni dignitose nei paesi d’origine.
E per i migranti economici?
Le altre nazioni — USA, Australia, Brasile — hanno regole chiare.
La domanda resta una sola:
a chi conviene tutto questo?
Il dubbio diventa certezza.
Governi e finanza stanno forse preparando una società più povera, più controllabile, con manodopera a basso costo?
L’Italia viene spesso derisa per il suo attaccamento alle tradizioni e per certe ingenuità.
Eppure, sarà un caso se un piccolo paese a forma di stivale continua a emergere in tanti campi?
Saremo capaci di rompere la diga e arrenderci al “così fan tutti”?
Brava Flavia. Brava Roberta.
Avete dimostrato che Davide può ancora battere Golia.
— Rossana vanderBorg
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