giovedì 23 luglio 2020

Banche: usura legalizzata

Usurai di Marinus van Reymerswaele


Guardate sembianze e movenze dei due personaggi dipinti da Marinus van Reymerswale: l’opera ha un titolo eloquente, “Gli usurai”.

Scomodiamo la Bibbia: l’antica scrittura comandava agli uomini di guadagnarsi la vita con il sudore della fronte.

Soffermiamoci su Francesco d’Assisi, per il quale il denaro è lo sterco del diavolo.

Siamo nel ’200, e chi prestava denaro con interessi superiori al 5% era considerato un usuraio.

Sorridete pure.

Tanti si riempiono la bocca con la modernità; di fatto, il percorso                      dell’uomo verso un futuro all’insegna del dio denaro                      è già a buon punto.

Quando a Genova, nel XV secolo, nacque il Banco di San Giorgio — primo istituto bancario in senso moderno — oltre a gestire la raccolta dei risparmi amministrava anche la fiscalità e il debito pubblico, proprio come oggi fanno le banche centrali.

L’arguto Machiavelli, osservandone il funzionamento, lo definì “uno Stato nello Stato”.

Avrà pure voluto evidenziare qualcosa.

Siamo agli albori.

Adesso, cos’è una banca?

Ci dicono sia un’impresa erogatrice di beni e servizi, che fornisce alla clientela mezzi di pagamento e intermediazione finanziaria tra offerta e domanda di capitali.

Capitali depositati dai privati cittadini — basti pensare ai risparmi delle famiglie — e capitali prestati per acquistare una casa, per investire nella propria impresa e così via.

In molti paesi, e l’Italia è in vetta alla classifica, la principale entrata delle banche deriva dagli interessi attivi sui prestiti concessi e dai minori interessi riconosciuti ai clienti sui depositi.

È facile moralismo rilevare l’immensa disparità tra gli uni e gli altri?

Qui non si tratta più dello “sterco del diavolo”.

Qui siamo davanti a una montagna di merda.

E la responsabilità non è del diavolo, ma della politica.

Governi di sinistra, di centro e di destra non hanno mai fatto il minimo sforzo per ridurre questa iniquità.

I ricavi dell’intermediazione dipendono dalla differenza — il ben noto spread — tra i tassi attivi a carico dei clienti e quelli passivi riconosciuti ai depositanti.

Servono davvero lumi per capire perché la BCE presta denaro agli Stati a tassi vicini allo zero, mentre i prestiti a cinque anni alle imprese in Italia arrivano al 5%, in Spagna al 4% e in Francia e Germania al 3%?

In mezzo alle decine di pagine che le banche consegnano ai clienti — mutui, prestiti personali, finanziamenti per auto — vale una sola regola:

“Lasciate ogni speranza, voi che cercate di capire”.

Inoltre, inspiegabilmente, i tassi usurari risultano spesso il doppio di quelli convenzionali.

In Italia si aggiungono costi di gestione dei conti correnti assurdi.

Le carte di credito sono tra le più costose al mondo: sia per gli utenti sia per i commercianti, costretti a pagare percentuali elevate per offrire il servizio (circa 1,7% per Visa e MasterCard, fino al 3,5% per American Express).

Chissà perché, in altri paesi, tutto questo non avviene.

Ai posteri l’ardua sentenza.

— Rossana vanderBorg