lunedì 8 giugno 2020

Professori inetti, basta




Escola Maria Anália Mendes Ferreira
Cachoeira da Prata M.G.

Il nostro furore nasce dalla consapevolezza che esistono persone che hanno donato la propria vita per insegnare a leggere e scrivere, regalando l’intera esistenza per far conoscere storia e geografia, matematica e geometria.

Il loro misero stipendio serviva anche ad acquistare quaderni e matite per i più poveri. Queste donne — Maria Anália, Amelia, Iracema — hanno cavalcato nella polvere per portare la scuola a bambini e ragazzi che altrimenti non l’avrebbero mai conosciuta.

Ancora oggi, in molte parti del pianeta, esistono professori il cui unico intento è trasmettere il sapere.

La scuola è un’istituzione antichissima: nasce nell’antico Egitto, intorno al 2000 a.C., per formare i giovani destinati alle funzioni amministrative. Nell’antica Roma i bambini frequentavano dai 6 ai 12 anni, mentre i figli delle famiglie ricche erano seguiti da maestri privati, come già avveniva in Grecia.

Nel Medioevo l’istruzione fu affidata alla Chiesa, con lo scopo di formare il clero. Le scuole nei monasteri erano destinate principalmente ai figli del popolo, mentre le famiglie ricche assumevano religiosi come precettori.

Nel XII secolo compaiono le prime scuole organizzate, affidate a domenicani e benedettini, insieme alle prime scuole private non religiose o comunali. Tuttavia, solo nel Settecento gli Stati europei iniziano a strutturare un sistema scolastico laico e pubblico.

Nell’Ottocento la maggioranza dei bambini poveri non frequentava la scuola. In Italia, con la legge Casati del 1859, arriva l’obbligo delle elementari, ma per proseguire gli studi esistevano due strade: scuole tecniche gratuite oppure istruzione a pagamento.

Nel 1904 l’obbligo viene elevato a 12 anni e, con la riforma Gentile del 1923, a 14.

La considerazione è semplice: i discendenti di famiglie nobili o ricche sono pochi. L’abbandono della zappa e dei lavori più duri lo dobbiamo a quei sognatori che hanno voluto dare a tutti la possibilità di scegliere il proprio futuro. Un futuro costruito sullo sforzo intellettuale, non sull’albero genealogico.

Qui però entra in scena il solito diavolo, bravo a fare le pentole e dimentico dei coperchi.

La scuola ha sconfitto l’analfabetismo, ma non l’ignoranza.

Il termine “conoscenza” non va inteso solo come accumulo di nozioni, ma come percorso: percezione, approfondimento, comprensione. La cognizione è la capacità di leggere e valutare la realtà. Se fosse facile, il mondo sarebbe migliore.

Oggi assistiamo a mostruosità in molte professioni: la maggior parte sceglie un lavoro guardando al guadagno o alla comodità.

Se un fruttivendolo vende merce scadente, cambiamo negozio. Se un calzolaio lavora male, il difetto si vede. Se un ristoratore sbaglia, non torniamo.

Ma se un medico è incapace, rischiamo la vita. Se un avvocato è impreparato, paghiamo caro. Se un professore è inadeguato, forma generazioni di studenti con danni incalcolabili.

Queste professioni non sono per tutti. Qui non si parla di diritto, ma di responsabilità verso la comunità.

Il diritto alla scuola è stato travisato: qualcuno ha fatto credere che chiunque possa diventare ciò che vuole. Non è così.

Negli ultimi decenni molti hanno raggiunto certi ruoli per superficialità nello studio o per vie traverse. E oggi ne paghiamo il prezzo.

Troppi insegnanti sono arrivati lì per mancanza di alternative: volevano fare altro e non ci sono riusciti. Altri cercavano un lavoro comodo. Tutte motivazioni incompatibili con questa professione.

Educare un bambino, accompagnarlo fino a diventare un adulto consapevole, dovrebbe essere un privilegio, non un ripiego.

La scuola si è trasformata in un parcheggio: genitori che rinunciano al proprio ruolo, professori apatici che aspettano la campanella, improvvisandosi psicologi, amici, confessori.

In mezzo resistono insegnanti validi e ragazzi curiosi, ma sempre più annoiati.

Non era questo lo scopo.

Non tutti sono fatti per studiare oltre un certo livello, ma fino all’obbligo scolastico gli insegnanti hanno il dovere di dire la verità ai genitori sulle capacità dei figli.

Gli insegnanti devono essere pagati bene. Ma chi non è all’altezza deve essere allontanato senza esitazioni.

Possono essere impiegati altrove, ma non nella formazione dei giovani.

Un professore inadeguato può compromettere il futuro di uno studente.

Professori inetti, basta. Vi conoscono. E vi conoscete.

— Rossana vanderBorg