domenica 22 maggio 2022

RAGAZZI siate legionari, non spettatori

Vaso greco V sec. a.C.

Parlare, dialogare, ragionare, discutere, chiacchierare: alcuni sono sinonimi o vocaboli affini. Alla base di tutti c’è la necessità di far scorrere il tempo, mentre si dipana il filo della matassa che è la nostra vita.

Ai miei tre prodi moschettieri adolescenti e ad alcuni compagni particolarmente arguti, vorrei poter infondere motivazioni valide per continuare a mantenere l’innocenza e non diventare come i più.

Apparentemente tutto rema contro. Se pensiamo al filosofo cinese Confucio (551-479 a.C.), che, soffermandosi sulla virtù dell’armonia, decretava la regola di non fare agli altri ciò che non vorremmo per noi; oppure al greco Aristotele (384-322 a.C.), che distingueva il concetto di bene, spiegando come il fine di ogni azione sia il suo conseguimento. Poiché molti sono i fini delle azioni, molti saranno anche i beni: alcuni intermedi, altri fini a sé stessi, fino al bene supremo.

Il tutto con lo scopo di favorire la felicità, ossia la soddisfazione del proprio essere e della propria natura: questo è il senso della vita.

Non sbadigliate, abbiate pazienza — qualità che la vita moderna vi ha sottratto.

Che cosa significa tutto questo?

Per i Greci la felicità era avere un angelo buono: sorte, ricchezza, beatitudine. Per i Latini era fortuna e felicità, parola che risale alla radice indoeuropea fe-, legata alla fecondità e alla prosperità. Ecco dunque l’idea che senza abbondanza non sia possibile essere felici.

Non potendo però affidare alla sorte la felicità dell’uomo, già gli antichi cercarono nell’interiorità la capacità di essere felici o infelici. Da qui l’anima, intesa come coscienza intelligente, prende il sopravvento sulla fortuna.

Si può vincere la lotteria, ma solo una mente accorta saprà utilizzare bene quella fortuna; chi non la possiede la perderà.

Platone attribuisce grande importanza all’educazione, ma la riserva alle “anime belle”. E chi sono? Sono coloro che hanno osservato e percepito con maggiore sensibilità il mondo delle idee, cogliendone le verità.

Tornando ad Aristotele: vizio e virtù dipendono da noi. Ma ciò che permette di superare l’ignoranza è il principio di misura. Tutto ciò che è eccesso o difetto è male.

Per dirla semplicemente: serve una bilancia — meglio se di quelle antiche — per verificare che il peso sia equamente distribuito.

Se restiamo troppo nella teoria, vi addormentate. Torniamo allora al quotidiano.

Avete ricevuto un’educazione basata su parametri occidentali: non fare pipì ovunque, non mettere le mani nel piatto, usare le posate, non sputare, non ruttare, non pulirsi il naso con le mani (non è una battuta: altrove si insegna il contrario).

A queste si aggiungono le regole sociali.

E qui casca l’asino.

Dov’è l’inganno?

Voi lo percepite: non siete ancora corrotti e tentate di ribellarvi. Purtroppo, come una cancrena, questa realtà finisce per contaminare molti.

Lo vedete già in famiglia. Negli ultimi decenni gli adulti si sono “sbottonati”: doveva essere una conquista, un avvicinamento tra genitori e figli. Bello, in teoria.

Ma, come sempre, il diavolo fa le pentole e non i coperchi. Mancando la misura, i ruoli si confondono, a volte si rovesciano: adulti sempre più adolescenti, pieni di insicurezze proprie della vostra età.

Nei vostri occhi si legge l’incapacità di accettare questa incoerenza.

Siete criticati perché passate tempo a chattare, incollati ai telefoni. Ma cosa fanno gli adulti?

Si parla dell’egoismo dei giovani. E l’altruismo degli adulti dov’è?

Non viene forse prima il piacere personale, sia nelle relazioni affettive sia nella realizzazione dei propri interessi?

È un continuo elenco di diritti: mi alzo presto, lavoro lontano, il traffico, la frenesia, i colleghi, lo stipendio insufficiente, i parenti serpenti, le relazioni complicate, i figli di più unioni.

E la scuola?

Incontrate ancora adulti con gli stessi problemi, incapaci di gestire sé stessi e gli altri.

Eppure, il senso della vita resta la felicità.

È necessario imparare la misura. Tutto sembra voler corrompere, ma la forza della gioventù sta proprio nel resistere.

Più che moschettieri, dovete diventare legionari romani: usare la forza della testuggine per affrontare la crisi della nostra civiltà europea.

A scuola prendete ciò che è utile e stringete i denti: per farvi strada serve istruzione.

Nel mondo degli adulti, osservate incoerenze e furbizie per imparare cosa evitare e fuggire quando sarà il vostro turno.

Il mondo è alla vostra portata. Non disperdete energie. Non date vinta ai corruttori: lasciateli nella loro melma.

C’è tanta attenzione per il diverso.

Ecco: siate davvero diversi.

— Rossana vanderBorg