mercoledì 29 maggio 2019

Surrogati d’amore: l’amore non si negozia






La pittrice svizzera Angelica Kauffmann (1741-1807) ci ha lasciato questo quadro che raffigura l'addio di Abelardo ed Eloisa. Chi sono questi due? Presto rivelato: siamo nel XII secolo, la diciassettenne Eloisa s’innamora del suo maestro Abelardo; da quest’amore nasce un figlio, motivo per il quale lei è scacciata da casa. La coppia si sposa di nascosto perché Abelardo è un chierico. Alcuni pettegoli divulgano il matrimonio e l’uomo è costretto a mandare la moglie in convento. La famiglia della ragazza, immaginando l’avesse scacciata, ordina a tre uomini di castrarlo. I due si separano definitivamente, tuttavia le lettere d’amore scritte nel corso della loro vita sono tra le più belle della letteratura.

Se parliamo d’Amore dobbiamo rivolgere lo sguardo anche al sommo Dante che, nel Paradiso, nel trentatreesimo canto, ci apre la pista:
“L’Amor che move il sole e l’altre stelle”.

Poco tempo dopo, il Boccaccio ci racconta che l’Amore può essere fonte di affinamento, portando individui primitivi a un’altezza d’animo superiore. In Spagna, nella metà del ‘500, Francisco de Quevedo ribadisce la forza di questo sentimento.

Vero che nel dipinto di Botticelli “L’Amore tra Venere e Marte”, il dio della guerra è disteso ai piedi della dea: la tela esprime abbandono e serenità, battaglie e discordie sono lontane, chiaro riferimento alla sconfitta della violenza per opera dell’Amore.

Ebbene, possiamo tentare di riassumere alcune sue caratteristiche utilizzando le parole del filosofo Hegel:
“L’Amore è l’identificazione del soggetto in un’altra persona, sentimento per cui due esseri esistono solo in unità perfetta e mettono in questa identità tutta la loro anima ed il mondo intero”.

È più facile trovare un quadrifoglio in un prato che assimilarsi a tal punto con qualcuno.

Si deduce che da sempre la moltitudine vive di surrogati. In molti paesi esiste ancora il matrimonio combinato, di nostra non antichissima memoria: avvicina due esseri più o meno simili per educazione. La formula di questo contratto crea un’alleanza, dove i soci hanno perfettamente coscienza del proprio ruolo.

Ci sono altri presupposti per entrare in una relazione a due: la necessità economica, la paura della solitudine, la procreazione, trovarsi una badante o un cavalier servente, o il bisogno di uno scaldaletto. In molti casi c’è da salvare la forma e, nella società attuale, è preferibile essere in due che singoli: significa per l’individuo ammettere la propria incapacità nel formare una coppia.

Meraviglia delle meraviglie, per la maggioranza è meglio essere in due con indifferenza, odiandosi, piuttosto che da soli.

Ci siamo dimenticati qualcosa? Sì, dell’Amore.

Gli esseri umani, nei nostri opulenti paesi, credono di averne diritto. Non vi è nulla di più donato, niente di più inconsapevole dell’Amore. L’essere si esprime nell’altro, la fusione avviene con perfetta sincronia. Non si coordina, non si media, non si sopporta.

Ed allora?

Bisogna imparare, come per tante cose di questo mondo, ad accettare l’impossibilità di soddisfare i propri desideri. Sarebbe più corretto, giacché matrimoni e patti civili non sono altro che contratti, fare una lista del dare-avere: per lo meno renderebbe meno traumatica l’esistenza della coppia in caso di separazione. D’altra parte spesso i contratti sono a scadenza, e quindi si potrà ricominciare con buona pace di tutti.

BASTA ipocrisie: quando parliamo d’Amore, prima puliamoci la bocca.

E, tornando ancora più indietro nel tempo, nel VI secolo a.C., il filosofo Empedocle scriveva che l’Amore è una forza agente nell’universo, contrapposta all’odio e alla contesa.