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| Gli amanti di Teruel di Juan de Ávalos |
Gli errori, pagati a carissimo prezzo e senza sconti, mi hanno vista spesso barcollare, sul punto di cadere.
Eppure mi ha sorretto il fatto che tu esisti, seppur lontano, e negli ultimi diciannove anni il vedere crescere la mia splendida figlia.
Strano questo destino che mi ha consegnato una vita solitaria.
Io che amo ridere, scherzare e parlare anche con i muri.
Eppure una marea di estranei mi accompagna in questa eterna attesa.
A loro devo molto: mi sono stati vicini, in cambio di qualche consiglio, di un poco del mio tempo e di quell’allegria che mi caratterizza.
Devo dire che il fardello ora si sta facendo pesante.
Con la vita che scorre si fa sempre più pressante il desiderio di ascoltare la tua voce, poterti toccare, ridere insieme, ascoltare musica, fare una passeggiata.
Vedere insieme un’alba.
Un tramonto.
Un cielo stellato.
E in quei momenti il silenzio non sarebbe neppure una fatica.
Sarà quel che Dio, il fato — o entrambi — avranno deciso per noi.
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