Il primo giorno di scuola hai parlato di piantine di marijuana; un anno più grande, chiaro segno di una bocciatura, e con i capelli alla Bob Marley.
Pian pianino ti sei fatto conoscere: estremamente educato e rispettoso con i compagni, battuta pronta, perspicace, con evidenti segni di doti eccezionali.
In classe passi molto tempo a sonnecchiare: ci sono materie di cui non riesci a capire l’utilità.
Altre, invece, non hanno mistero per te: i più bravi non comprendono come tu riesca ad afferrare soluzioni di chimica senza fare tanti giri.
Il tuo futuro lo hai già disegnato: appena uscito da quella gabbia che per te è la scuola, vuoi fare l’agricoltore.
Interessante osservare come il mondo degli adulti ti accoglie.
In questa società “moderna”, dove si è pensato tanto all’assistenza degli alunni — come già emerge chiaramente in "Casalinga: il lavoro invisibile" nessuno riesce davvero a vedere le persone.
È più facile per loro comprendere maleducati, disadattati, viziati, bulli e violenti.
Poco risolvono, ma si danno un gran daffare.
Con te è diverso.
Hai bisogno di risposte logiche, coerenza, esempio. Ma come ho scritto in “1° Maggio: il rumore del nulla”, oggi abbondano le parole e mancano i fatti.
Dove trovarli?
Molti giovani implorano lo stesso, ed è necessario non farsi fregare: molti “contestatori” ti avvicineranno, ma spesso sono idioti il cui unico desiderio è fare casino.
Non hanno sensibilità, né intelligenza, né voglia di creare: sono figli dei distruttori, esistiti in ogni epoca con l’unico scopo di rendere la vita difficile agli altri.
Per spiegare uno dei motivi dell’andare a scuola scomodo Aristotele.
Egli riteneva che le scienze si dividessero in teoriche: la metafisica, scienza guida che studia ciò che è immobile; la matematica, che studia l’essere nella quantità; la fisica, che studia l’essere nel movimento.
Accanto a queste, le scienze pratiche-poietiche: quelle che producono qualcosa e intervengono sulla realtà.
Ecco, mi sembra quasi di bestemmiare osservando l’universo degli insegnanti — salvo, sempre e grazie a Dio, le eccezioni —: scollegati dalla realtà, impreparati, ideologizzati, concentrati sul proprio ombelico.
Se il lato positivo della scolarizzazione di massa è aver tolto una marea umana dall’analfabetismo, secondo questi soggetti gli alunni dotati devono rassegnarsi e portare pazienza.
Gli alunni capaci devono saper cogliere le opportunità tra un risvolto e l’altro, perché poco riceveranno da simili professori.
Sarà un esercizio di forza e coraggio.
Alzarsi la mattina con la speranza di aggiungere un sassolino alla costruzione della propria strada.
Una strada che a volte sarà in salita, e bisognerà stringere i denti per avanzare.
Caro ragazzo, non dare soddisfazione a chi pensa di conoscere il tuo futuro e ti tratta con alterigia perché le tue domande richiedono risposte senza contraddizioni.
Le tue doti non si sprecano per l’indisposizione di simili beoti.
BASTA.
Non se ne può più.
Non è giusto che debba sempre andare male ai ragazzi validi, che chiedono semplicemente professori preparati e stimolanti — lo stesso meccanismo che si vede anche in “I limiti della società attuale. Tana libera tutti" , dove conta il gruppo e non il merito.
