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| Pace e futura carne da cannone di Will Dyson |
Non si vuole entrare nel merito del fatto che oggi si possa diventare presidente di una nazione anche grazie alla notorietà televisiva.
Viviamo nell’epoca dell’immagine.
Chiunque diventi famoso — influencer, volto mediatico, testimonial pubblicitario anche di patatine — può aspirare ai posti più alti del potere, se la massa decide di trasformarlo nel proprio eroe.
È però un fatto che la Russia abbia invaso l’Ucraina.
Ed è altrettanto un fatto che, nelle discussioni tra George Bush e Mikhail Gorbaciov sulla riunificazione della Germania tra il 1990 e il 1991, il presidente sovietico accettò che la Germania unificata facesse parte della NATO.
Tuttavia ai russi venne assicurato che l’Alleanza non si sarebbe estesa “di un solo pollice verso Est”.
Certo, spesso si dimentica che gli Stati Uniti sono un paese giovane, scoperto da pochi secoli e abitato da un miscuglio di popolazioni differenti.
Una nazione con poca dimestichezza con la filosofia, con la storia millenaria e con identità culturali profonde come quelle europee.
La loro storia nasce nel Far West, nelle Colt e nelle Winchester.
Curioso ricordare che le aziende che produssero quelle armi provenivano inizialmente dal settore tessile e manifatturiero, grazie all’esperienza nella gestione di macchinari complessi e nella produzione di massa.
Ben poca cosa, però, sulla quale costruire una grande identità culturale.
Per questo bisognerebbe sempre fare attenzione.
Il loro vero interesse è il profitto. Il loro dio è il dollaro.
Tornando alla questione ucraina, nel 1991, con la fine dell’URSS, l’Ucraina diventa indipendente.
La Crimea ottiene il proprio status di repubblica autonoma all’interno dello Stato ucraino.
Segue il Memorandum di Budapest, attraverso il quale Kiev accetta di rinunciare alle armi nucleari, mentre la Russia riconosce ufficialmente i confini ucraini.
Pochi anni dopo viene firmato anche un Trattato di amicizia.
Mosca e Kiev si spartiscono la Flotta del Mar Nero e l’Ucraina concede in leasing alla Russia il porto strategico di Sebastopoli.
Nel dicembre del 2021 la Russia presenta ufficialmente a Stati Uniti e NATO richieste scritte di garanzie di sicurezza.
Mosca chiede che l’Ucraina non entri nell’Alleanza Atlantica e che non vengano installate infrastrutture militari ai propri confini.
La risposta è negativa. Secondo Stati Uniti e NATO, accettare tali richieste avrebbe violato i principi dell’ordine internazionale e della sovranità europea.
Ed è qui che si aprono due enormi parentesi.
La prima riguarda Cuba.
Gli Stati Uniti, nel 1962, non hanno accettato l’idea di basi sovietiche a pochi chilometri dalla Florida.
L’isola è da decenni isolata economicamente e politicamente anche per questa ragione.
Domanda inevitabile: per quale motivo la Russia avrebbe dovuto accettare missili NATO vicini alla propria capitale?
Davvero qualcuno pensa che l’espansione della NATO verso Est venga vista dai russi soltanto come un progetto democratico?
Non solo Putin. Nessun leader russo, anche democratico, avrebbe mai accettato una simile situazione.
La seconda parentesi riguarda invece l’Europa.
Ed è qui che emerge tutta la miopia delle classi politiche europee, indipendentemente dal colore politico.
Tra il 2022 e il 2024 il Vecchio Continente ha subito danni economici enormi: minori esportazioni, aumento dei costi energetici, inflazione e crisi industriali.
All’Ucraina sono stati destinati circa 200 miliardi di euro tra sostegno finanziario, economico e militare.
E viene inevitabile chiedersi quanti di quei soldi siano finiti in perfide tasche.
Nel frattempo gli Stati Uniti vendono gas all’Europa. La loro industria bellica registra profitti enormi.
Gli europei, invece, pagano energia più cara, inflazione crescente e peggioramento delle condizioni economiche.
Perché quei miliardi li pagano i cittadini europei.
A questo bisogna aggiungere le immense perdite provocate dalla rottura dei rapporti con Mosca: investimenti industriali abbandonati, commercio distrutto, sanzioni e perdita di competitività.
Le stime parlano di perdite comprese tra 1,16 e 1,6 bilioni di euro dall’inizio del conflitto.
Bilioni. Una cifra immensa.
Il gas in Europa costa circa cinque volte più che negli Stati Uniti. L’elettricità quasi il triplo.
Chi trae vantaggio economico da questo squilibrio? Gli americani.
Gli Stati Uniti si trovano oltre oceano. Vendono armi. Vendono energia.
Mentre l’Europa si impoverisce.
Ciò che genera rabbia è la cecità politica e il continuo fingere di non ricordare come sia iniziato tutto questo.
Perché il piano di pace di cui oggi si parla assomiglia molto alle richieste avanzate da Mosca prima della guerra: un’Ucraina indipendente, armata per difendersi, ma fuori dalla NATO.
Nel frattempo si dà ormai quasi per scontato un congelamento del conflitto lungo le attuali linee del fronte.
Tradotto: per l’Ucraina significherebbe perdere circa il 20% del proprio territorio.
Se Stati Uniti e Russia troveranno un accordo, agli europei resterà soprattutto il conto economico.
Pagare la ricostruzione.
Tentare di ricostruire i rapporti commerciali con Mosca. Provare a recuperare una fiducia distrutta.
Ed è qui che nasce una domanda inevitabile.
La maggioranza degli ucraini, dopo aver visto morire una generazione di giovani, città rase al suolo e milioni di persone costrette alla fuga, è davvero favorevole a continuare giorno dopo giorno questo supplizio?
Quel signor presidente Zelens’kyj ha davvero a cuore il proprio popolo?
E i vertici politici e militari ucraini?
Quanti figli e parenti delle élite stanno realmente combattendo al fronte?
Quanti sono morti? Oppure, ancora una volta, il peso della guerra ricade soprattutto sulla popolazione comune?
Come scriveva Lev Tolstoj: “I governi hanno bisogno della guerra. Senza di essa perdono il controllo sui sudditi. Per il potere, la vita dei cittadini è solo materiale di consumo.”
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della celebre vignetta di Will Dyson.
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https://www.bastablablabla.com/2015/09/russia-dalle-stelle-alle-stalle.html
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https://www.bastablablabla.com/2016/01/obama-o-putin.html
- Rossana vanderBorg
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