sabato 9 maggio 2026

Nemesi occidentale: Islam, terrorismo, Iran, Palestina e il suicidio dell’Europa

La Nemesi di Albecht Dürer


Nella mitologia greca, Nemesi era la dea della giustizia e della vendetta. Reagiva all’arroganza e agli eccessi degli esseri umani.

Il suo compito era ristabilire la giusta misura, l’equilibrio.

Colpiva quando la superbia del bipede superava la soglia del buon senso.

Guardando ciò che accade oggi nei paesi europei, viene inevitabile pensare proprio a Nemesi.

Litighiamo senza renderci conto del pericolo.

Le comunità musulmane diventano sempre più ingombranti e problematiche rispetto alle nostre leggi civili, perché noi abbiamo combattuto per separare Stato e religione, conquistare libertà                                                                     individuali e diritti civili.

Al contrario, troppe correnti islamiche continuano a fondarsi su regole religiose che si sovrappongono alla vita pubblica e politica.

Ed è per questo che bisogna maledire la corruzione, l’idiozia e la miopia dei tanti governi occidentali che ci hanno trascinati dentro questo letamaio geopolitico.

A loro dobbiamo anche i tanti morti provocati dagli attentati terroristici di matrice islamista nel Vecchio Mondo.

Per comprendere il presente bisogna però tornare indietro.

Nel 1948 nasce lo Stato d’Israele in Palestina.

La Palestina, storicamente, non è mai stata uno Stato indipendente nel senso moderno del termine.

Prima i Cananei e i Filistei, poi i regni d’Israele, quindi greci, persiani, babilonesi, romani, bizantini, califfati arabi, crociati, mamelucchi e infine l’Impero Ottomano.

Dal 1516 quel territorio entrò stabilmente sotto dominio ottomano.

Musulmani, cristiani ed ebrei convivevano sotto l’Impero.

Con la fine della Prima guerra mondiale e il crollo ottomano, la Società delle Nazioni — antesignana dell’ONU — affidò la Palestina al mandato britannico.

Mandato che terminò nel 1948 con la nascita dello Stato d’Israele.

Ed è qui che iniziano le guerre moderne del Medio Oriente.

Nel 1947 l’ONU propose due Stati: uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme sotto controllo internazionale.

Gli ebrei accettarono. Gli arabi rifiutarono.

Per molti paesi arabi quella divisione era inaccettabile politicamente, simbolicamente e religiosamente.

Ma gli stessi paesi arabi non avevano obiettivi comuni. Alcuni volevano distruggere Israele.

Altri volevano semplicemente spartirsi la Palestina.

Nella prima guerra arabo-israeliana la Giordania conquistò Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Città Vecchia.

Non per creare uno Stato palestinese. Per sé stessa.

È Storia. Non propaganda politica.

Negli anni ’50 emerge il panarabismo dell’egiziano Nasser.

L’Egitto nazionalizza il Canale di Suez, costruito dai francesi con capitali europei e aperto nel 1859.

Gli egiziani possedevano quote importanti, poi acquistate dal Regno Unito nel 1875.

Anche questo è Storia. Non propaganda.

Nel 1953, in Iran, CIA e servizi britannici rovesciarono il primo ministro Mohammad Mossadeq.

Aristocratico iraniano, laico e favorevole alla democrazia, Mossadeq voleva riportare sotto controllo nazionale le immense risorse petrolifere finite nelle mani britanniche.

Il colpo di Stato rafforzò il potere dello scià Mohammad Reza Pahlavi, che trasformò progressivamente l’Iran in un regime autoritario.

Per anni il paese apparve moderno e laico, ma sotto la superficie cresceva l’opposizione religiosa.

Ed è proprio dentro quel clima che emergerà l’ayatollah Khomeini.

Gli anni ’60 portano alla guerra dei Sei Giorni.

Israele sconfigge Egitto, Siria e Giordania in modo umiliante.

I palestinesi operano dalla Siria con attacchi continui contro Israele. L’URSS soffia sul fuoco.

Nasser vuole guidare il mondo arabo. La Giordania teme il collasso interno.

I gruppi palestinesi creano basi armate e checkpoint nel territorio giordano, diventando uno Stato dentro un altro Stato.

Re Hussein reagisce. Nasce “Settembre Nero”, nome dato alla guerra che ne deriva. Gli israeliani qui non c'entrano. È una guerra dei giordani contro l'invadenza dei palestinesi.

L’OLP viene espulsa dalla Giordania e si trasferisce in Libano.

Da lì parte un’escalation che contribuisce alla guerra civile libanese del 1975.

Nel 1972 il mondo assiste al massacro delle Olimpiadi di Monaco. Undici atleti israeliani vengono trucidati da terroristi palestinesi  che presero il nome dalla guerra contro i giordani, "Settembre Nero”, perché avvenuta in quel mese.

L’OLP si radica in Libano.

Sempre quella organizzazione combattuta e scacciata dalla Giordania. Il paese precipita nel caos.

Milizie confessionali, palestinesi, siriani, iraniani, Hezbollah e Israele trasformano il Libano in un inferno.

Ed ecco Nemesi.

Giordania, Siria e Libano hanno sostenuto gruppi estremisti e ne hanno poi pagato le conseguenze.

È Storia. Non propaganda politica.

Arriviamo quindi alla Francia. La patria di Voltaire, Rousseau e Montesquieu.

Eppure proprio la Francia ospita e protegge l’ayatollah Khomeini, esiliato prima in Turchia e poi in Iraq.

Lo accoglie amorevolmente il paese dei Lumi. Gli concede enorme libertà mediatica, accesso ai giornalisti internazionali e strumenti moderni di comunicazione.

Diventa così una figura che parte della sinistra francese e diversi intellettuali dell’epoca vedono come simbolo anti-imperialista.

Un uomo che guiderà invece una rivoluzione teocratica feroce e profondamente anti-liberale.

La Storia si prende gioco degli idioti.

Nemesi colpisce ancora.

Negli anni successivi la Francia sarà devastata da attentati terroristici islamisti. Tra questi il Bataclan, dove vengono massacrate novanta persone.

Attorno a quella strage circolarono voci su mutilazioni, evirazioni, stupri ed efferatezze mai chiarite fino in fondo, probabilmente per paura di incendiare ulteriormente un paese già ad altissima tensione sociale e con una forte presenza musulmana.

Nel frattempo l’Iran, che sotto lo Scià era diventato un paese moderno e laico, precipita in una nuova oscurità.

Donne in bikini sulle spiagge. Strade moderne. Università aperte.

Tutto viene sostituito dal nero del fondamentalismo religioso.

Gli anni ’80 portano alla guerra Iran-Iraq. Saddam Hussein attacca l’Iran.

Arabia Saudita, monarchie del Golfo, Stati Uniti e perfino URSS sostengono Baghdad, pur con interessi differenti.

La Francia arma Saddam con missili Mirage e tecnologia militare.

Nel frattempo gli americani vendono sottobanco armi all’Iran per finanziare operazioni segrete in Nicaragua.

Il solito gioco geopolitico sporco.

Khomeini vuole esportare la rivoluzione islamica. Osteggia monarchie arabe, Stati Uniti e URSS.

E così l’Occidente decide di sostenere Saddam, nonostante la brutalità della sua dittatura.

Nello stesso periodo Israele invade il Libano per colpire l’OLP.

Il Libano, un tempo paese moderno e civile, è ormai devastato da milizie confessionali, palestinesi, siriani, iraniani e Hezbollah.

La Siria controlla di fatto il territorio libanese. Hezbollah mantiene le armi grazie al sostegno iraniano e sciita.

Poi arriva il 1989. Cade il Muro di Berlino. Finisce la Guerra Fredda. Crolla il blocco sovietico.

E si apre un vuoto geopolitico enorme. Nascono nuovi conflitti regionali.

La NATO si espande. L’islamismo politico cresce.

Nel 1991 Saddam invade il Kuwait.

Gli Stati Uniti intervengono insieme a Arabia Saudita, Egitto, Siria, Regno Unito e Francia.

Il Kuwait viene liberato. Saddam resta al potere.

Poi arriva un’altra guerra americana contro l’Iraq, giustificata con armi chimiche e nucleari mai trovate.

Il risultato? Caos regionale. Rafforzamento dell’Iran.

Nascita di nuovi gruppi terroristici. E immense riserve petrolifere sempre sullo sfondo.

Nel 2011 esplodono le cosiddette “Primavere Arabe”.

Nome romantico. Risultati tragici. Tutti contro tutti. Importante il ruolo del Qatar che con il giornale Al Jazeera sostiene le rivolte e soprattutto appoggia movimenti vicini ai Fratelli Musulmani.

Inutile dire che molti governi di centrosinistra ne furono entusiasti. In Usa l'amministrazione di Barack Obama.

Si è davvero pensato che società tribali, religiose e profondamente arretrate potessero trasformarsi improvvisamente in democrazie liberali?

Il risultato è stato l’opposto. Guerre civili. Milizie. Povertà. Terrorismo.

L’ISIS conquista territori enormi tra Siria e Iraq.

Nasce un asse sciita guidato dall’Iran con Hezbollah, milizie sciite e Hamas.

Dall’altra parte Arabia Saudita, Emirati, Egitto e Giordania guidano il blocco sunnita.

Qatar e Turchia giocano una partita ambigua.

Infine arriviamo all’attacco di Hamas contro Israele e alla guerra di Gaza.

Iran, Hezbollah, Houthi e milizie regionali si muovono nello stesso scenario.

Nel conflitto esploso dopo gli orribili fatti del 2023, i militanti di Hamas entrarono dal territorio di Gaza attaccando i kibbutz israeliani e il festival musicale Nova.

Circa 1.200 persone furono barbaramente uccise.

Madri stuprate e massacrate davanti a mariti e figli. Donne e bambini bruciati vivi.

Tra i quaranta bambini uccisi, alcuni avevano appena due o cinque anni. Molti vennero trovati decapitati.

Al festival Nova decine di ragazzi furono trucidati, altri sequestrati, altri ancora violentati.

Impossibile dimenticare il caso di Shani Louk, violentata e trascinata nuda in una macabra sfilata a Gaza tra percosse ed esultanza della folla.

Mesi dopo la ragazza venne identificata attraverso il DNA ricavato da un frammento del cranio.

Ed è impossibile immaginare ciò che abbiano potuto subire i circa 250 ostaggi, uomini e donne, trascinati a Gaza nelle mani di fanatici e terroristi.

Per infliggere sofferenze simili non basta l’odio nato da ingiustizie o conflitti.

Qui si entra nel territorio del sadismo, dell’istinto predatorio e della disumanizzazione totale. Capiamo l'ottica dei Papi, ma impossibile la pace con simili mostri.

Nemesi.

Da qui nasce la guerra di Gaza. Dal tentativo israeliano di liberare gli ostaggi e impedire che una simile strage possa ripetersi.

Non perché improvvisamente gli israeliani siano impazziti.

Oggi vediamo Gaza City devastata, bambini denutriti, condizioni igieniche e sanitarie drammatiche.

Eppure bisogna comprendere il quadro complessivo.

Israele considera necessario indebolire l’Iran, principale sostenitore di Hamas a Gaza, Hezbollah in Libano e delle milizie sciite attive in Siria, Iraq e Yemen.

Ed è qui che entrano in gioco gli Stati Uniti, storicamente alleati d’Israele sia sotto amministrazioni democratiche sia repubblicane.

L’idea che un regime teocratico e radicale possa arrivare a possedere armamenti nucleari fa rabbrividire qualunque persona di buonsenso.

Naturalmente attorno a tutto questo si muovono enormi interessi economici e finanziari.

La famiglia Trump possiede progetti immobiliari e collaborazioni negli Emirati Arabi e in Arabia Saudita.

Si parla di hotel, resort di lusso, investimenti immobiliari e fondi del Golfo.

Anche la futura ricostruzione di Gaza rappresenta un enorme affare economico.

Ma questi interessi non devono distogliere lo sguardo dal problema principale.

Fin dalla nascita dello Stato d’Israele, gran parte del mondo arabo — pur con motivazioni differenti — ha cercato di spartirsi territori che non gli appartenevano, e molti erano pronti a cancellare Israele dalla faccia della terra.

Troppi governi hanno tollerato movimenti islamisti. Altri li hanno finanziati apertamente.

L’Arabia Saudita, che oggi cerca di mostrarsi moderata, per decenni ha sostenuto moschee, scuole coraniche e predicatori ultra-conservatori nei paesi occidentali.

Dopo l’attacco dell’11 settembre 2001 e il crollo delle Torri Gemelle, che causò la morte di oltre 2.977 persone, emerse che molti degli attentatori erano cittadini sauditi.

Solo da quel momento Riyad iniziò un controllo più severo sul jihadismo.

Il problema è che molti governanti occidentali credono di poter cavalcare la tigre.

Ma qui non si parla di animali. Si parla della parte più oscura dell’essere umano.

E cavalcare la cattiveria, il fanatismo religioso, il desiderio di potere e l’interesse economico è quasi impossibile.

Vogliamo che questo caos entri definitivamente anche dentro le nostre società europee?

Se la risposta è no, allora i cittadini devono iniziare a combattere disinformazione, propaganda e manipolazione politica.

Perché il loro unico scopo è mettere le persone una contro l’altra mentre altri, sopra le nostre teste, continuano a spartirsi potere e interessi.

Ed ecco allora che ritorna Nemesi.

A ricordarci che certe ideologie e certi personaggi non sono compatibili con le libertà che l’Occidente ha conquistato dopo secoli di guerre, rivoluzioni e sacrifici.

La libertà di pensiero.

La libertà individuale.

La separazione tra Stato e religione.

Tutto ciò che abbiamo ricevuto in eredità da genitori e nonni non è eterno. Non è garantito.

Guardiamo al Libano, un tempo definito la “Svizzera del Medio Oriente”.

Questa eredità sopravvive soltanto se esistono cittadini disposti a difenderla.

E dire con chiarezza: vi sottomettete alle nostre leggi e alle nostre regole, allora siete i benvenuti.

Se questo non vi piace, ritornate nei paesi da cui provenite o in società più simili ai vostri usi e costumi.

Questo vale per chi arriva oggi e per chi vive nei nostri paesi da anni.

Nemesi osserva.

Sempre.

Rossana vanderBorg