mercoledì 22 giugno 2016

Tra welfare e speculazione: la vittoria del sistema





bandiera Inghilterra

In filosofia, un pensiero astratto, un principio teorico privo di una solida base, si indica con il termine “speculazione”.

Nel dopoguerra abbiamo assistito alla ricostruzione: milioni di formichine europee hanno dato il meglio di sé, lavorando e costruendo un solido sistema di welfare state.

Ai primi politici idealisti sono succeduti, elezione dopo elezione, scaltri manovratori, oscuri arrivisti e prezzolati imbroglioni.

Nel mezzo: buonisti, sepolcri imbiancati, visionari.

Difficile stabilire chi faccia più danni.

Una cosa però li accomuna: la sfiducia crescente dei cittadini.

Gli elettori tentano di difendersi, ma la disinformazione e una cultura poco democratica rendono tutto più difficile.

Chi non si allinea viene segnalato, marchiato.

E per mantenere lo status quo si usa un’etichetta: “populista”.

Così viene definito chi non si fida dell’integrazione forzata, dell’arrivo massiccio di migranti, di un’economia disegnata da burocrati attorno ai quali si avverte odore di interessi personali.

Il concetto di “welfare” nasce in Gran Bretagna durante la Seconda guerra mondiale: garantire, attraverso politiche pubbliche, benessere e assistenza a tutti i cittadini.

Un’idea semplice: assicurare un livello minimo di vita e servizi fondamentali come sanità e istruzione.

Una guerra tra Davide e Golia: idealisti contro speculatori.

E, purtroppo, il risultato pende dalla parte del gigante.

Perché?

Perché manca coesione.

Siamo cresciuti nel mito del denaro, nell’idea che esistano solo “noi” e “gli altri”.

Il vicino diventa un concorrente.

Chi ha qualcosa lo avrebbe sottratto a noi.

Su questa mentalità la speculazione ha prosperato senza freni.

Ha sfruttato ogni occasione, senza scrupoli, senza pudore.

Il mostro è cresciuto, ha sviluppato molte teste.

E ora osserva tutti noi.

Seguendo questo ragionamento, la Gran Bretagna dovrebbe correre da sola.

Ha un’economia solida, un debito contenuto.

La moneta unica ha eliminato il rischio di cambio per gli investitori, favorendo i paesi del Sud Europa, mentre quelli del Nord hanno ampliato i mercati.

Gli inglesi, mantenendo la sterlina, sono rimasti fuori da questo meccanismo: né grandi vantaggi, né grandi perdite.

E poi ci sono episodi che lasciano perplessi.

L’assassinio della parlamentare Jo Cox.
Quello di Giulio Regeni.

Eventi troppo semplici, troppo “perfetti”.

Non viviamo tempi in cui è concessa l’ingenuità.

Accadono nel momento giusto, per indirizzare decisioni:

nel primo caso, per favorire il “remain” nell’Unione Europea;
nel secondo, per spingere l’Italia verso uno scontro con l’Egitto.

Elementare, Watson.

Attendiamo il risultato del referendum.

Ma una cosa è certa:

Inglesi, non avete più gli attributi.

Per questo rimarrete nell’Unione.