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| La distruzione dell'Impero romano di Thomas Cole |
In epoca di Brexit, sì o no, il quadro dell’inglese Thomas Cole, “La distruzione dell’Impero romano”, ci fa riflettere sulla stupidità umana.
Il sacco di Roma, per opera dei Vandali, fu la batosta conclusiva; tanto che pochi anni dopo, nel 476, sarà deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente. Ironia della sorte: il suo doppio nome, Romolo Augusto, univa il primo re e il primo imperatore della millenaria storia romana, per decretarne la fine.
L’Europa era nata in Grecia, ma la grandezza di Roma consistette nel dotarsi di regole e leggi che integravano popolazioni eterogenee, lasciando loro libertà di culto e di tradizioni. Sottinteso: le leggi di Roma non si contestavano. Quando i cristiani affermarono perentoriamente che l’unico Dio era il loro e le popolazioni barbariche, abituate ad arraffare, intravidero una breccia, tutta la costruzione crollò.
Oggi la breccia è simile a quella di Porta Pia: si comincia sparando su un punto. All’inizio non ci si fa caso, ma quando l’artiglieria diventa martellante, il varco permette il passaggio delle truppe. Ed è la fine.
L’idea di un’Europa “comunitaria” era, o meglio è, bellissima. Il problema è quello di sempre: tutti vogliono indicare la strada agli altri. C’è chi si sente migliore, chi più preparato, chi più furbo, convinto di poter sempre destreggiarsi.
E non sono solo gli italiani: abbiamo scoperto che l’astuzia è un vizio internazionale.
Il presidente francese De Gaulle immaginava un’Europa dall’Atlantico agli Urali, includendo la Russia. Tutt’altro che ingenuo, riteneva l’idea ambiziosa ma realizzabile nel tempo. Aveva però due grandi preoccupazioni: i burocrati — o meglio gli eurocrati — che, assumendo poteri sovranazionali, avrebbero indebolito gli Stati nazionali, e lo stravolgimento culturale dell’Europa.
De Gaulle ostacolò l’ingresso dell’Inghilterra, considerata un cavallo di Troia degli Stati Uniti.
D’altra parte, nemmeno gli inglesi sono mai stati lineari: Churchill aveva sì sostenuto l’idea europea, ma dieci anni dopo l’entusiasmo si era affievolito. Inoltre pretendevano di entrare con riserve.
La “Comunità” con loro è sempre stata acefala: gli inglesi sono rimasti fuori dalla moneta unica, mantenendo la sterlina, e sul piatto della bilancia hanno sempre aggiunto un peso in più, considerandosi soci “super partes”, non obbligati a seguire pienamente le regole.
Guardano ai benefici economici, ma tengono sempre le mani libere.
Torna in mente una frase del film “What a Girl Wants”:
“Niente abbracci, cara: siamo inglesi. Dimostriamo affetto solo a cani e cavalli.”
Al di là della battuta, non è solo una questione culturale. Non esistono vere somiglianze nemmeno tra olandesi e italiani, belgi e greci.
È il progetto originario, nato dagli idealisti, che si è scontrato con la realtà costruita da uomini e donne attratti da potere, denaro e prevaricazione.
Per questo dobbiamo temere il gruppetto di oligarchi che trama e congegna leggi a proprio vantaggio, infischiandosene del futuro dei nostri figli.
Dobbiamo essere più inglesi e meno latini.
La crisi degli ultimi anni, originata da errori finanziari non imputabili alla popolazione, la paghiamo con impoverimento e perdita di diritti. I responsabili sono come “L’uomo invisibile” di Wells.
L’invasione dei migranti è fumo negli occhi per non vedere il cambiamento avvenuto nelle nostre società: un netto calo dello stato sociale.
Non c’è nulla di umanitario.
C’è solo un abbassamento del livello di vita per gli europei.
Ovunque si trovano disgraziati disposti a lavorare per pochi spiccioli, con buona pace delle trentacinque ore.
Sembra passato un secolo.
Come reagire per rinascere?
Dobbiamo azzerare la classe governante, togliere i burocrati dai loro scranni, dimenticare i nomi di chi da anni cambia ufficio restando sempre con le mani in pasta.
Ricordiamoci che si vota ogni quattro anni: abbiamo il tempo di mettere alla prova persone nuove, di rieleggerle o mandarle a casa, soprattutto quando iniziano a tessere le loro ragnatele fatte di amici, parenti e benefattori.
Tutto deve essere trasparente.
Nulla deve più avvenire a porte chiuse.
Se il popolo è sovrano, deve sapere.
Partiamo dall’Italia, poi sogniamo l’Europa.
In questo, gli inglesi hanno ragione.
Che diamine… ora BASTA!
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