mercoledì 23 marzo 2016

BASTA buonismo. Non è integrazione, è resa.



Bandiera dell'Europa a lutto
Bandiera dell'Europa a lutto

Per troppi anni abbiamo dovuto sopportare i persuasori del “multiculturalismo”.

Hanno permesso e incoraggiato l’arrivo nelle città europee di persone provenienti soprattutto dall’Africa, dai paesi mediorientali, dall’Afghanistan, dal Pakistan, dalla Turchia: in gran parte di fede islamica.

Non sono bastate voci come quella di Oriana Fallaci a gridare ai quattro angoli della Terra il pericolo di                                                                                           politiche improntate al bieco buonismo.

Adesso ci dicono di non parlare, perché staremmo sfruttando la tragedia di Bruxelles.

E prima?
Non potevamo parlare di Parigi, di Londra, di Madrid.

No.

Adesso è il momento di urlarlo: Bastablablabla agli idioti, agli interessati, a chi è votato al martirio.

Non si può continuare a vivere nell’angoscia, vedendo diminuire sicurezza e libertà.

Non lasceremo ai nostri figli un’Europa destabilizzata, insanguinata, irriconoscibile nei suoi usi e costumi.

Siamo egoisti?

E allora: chi se ne frega.

Non saranno le frasi di chi ci ha portato a questo punto a intimidirci.

Per anni hanno paragonato i migranti europei del passato con quelli attuali.

Ma gli europei nei “nuovi continenti” vivevano di stenti, lavoravano peggio dei servi della gleba, senza aiuti né diritti.

E molti tornarono per combattere nelle guerre europee.

Questi uomini, invece, scappano.

Non combattono per cambiare i loro paesi.

È giusto aiutare donne, anziani e bambini.

Ma sono una minoranza.

E vengono usati come paravento per spingerci ad accogliere una moltitudine di maschi adulti.

Vigliacchi loro.

E vigliacchi anche quelli che ci manipolano mostrando i corpi dei bambini morti, per farci accettare tutto.

Il Belgio ha permesso negli anni che Bruxelles arrivasse ad avere il 24% di migranti.

Tra i giovani si parla addirittura del 40%.

Tutti hanno beneficiato dello stato sociale europeo.

E allora cosa non ha funzionato?

Semplice.

Molti arrivano guardando ai ripiani alti: case, auto, benessere costruito dagli europei in generazioni.

E pretendono di mantenerlo, senza rinunciare alle loro tradizioni arcaiche: sottomissione delle donne, imposizione dei propri costumi.

Eppure hanno lavorato.

I figli hanno studiato.

Hanno accesso alla sanità.

Nulla di diverso da qualsiasi europeo, ricco o povero.

Eppure, quando arriva la crisi, i nostri poveri non incendiano quartieri.

Non devastano città.

Da anni sopportiamo le accuse di emarginazione e mancata integrazione.

Ma non esiste differenza tra poveri europei e non europei.

La vera differenza è una sola: la paura.

C’è chi la subisce.

E chi la usa.

Questi soggetti alzano la voce, pretendono diritti, impongono richieste, prevaricano la popolazione autoctona.

E sono sostenuti da paesi islamici che alimentano il fuoco per i propri interessi: Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Oman.

E allora perché non accolgono loro i propri confratelli?

Se davvero si tratta di una religione di pace, fratellanza e condivisione?

Bisogna dirlo chiaramente:

non sarà mai europeo chi non accetta la cultura e la civiltà di questo continente.

È europeo chi ne conosce la storia, ne ama l’arte, la letteratura, e ha gli anticorpi contro i fanatismi.

L’immigrazione è diventata una manna per molti:

per chi lucra sulla “solidarietà”,
per chi sfrutta manodopera a basso costo,
per chi usa giovani per droga e prostituzione,
per chi vende merce contraffatta.

A Roma basta osservare cosa accade tra Termini, il centro e San Pietro.

Allora facciamolo:

accompagniamoli nei paesi islamici, più ricchi e più affini a loro.

Ci rinfacciano le Crociate, il colonialismo, ogni nostra azione o non azione.

E allora perché vogliono venire proprio qui?

Domandiamocelo.