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| Il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti |
Eraclito sosteneva, già nel V secolo a.C., quanto fosse legato il destino di ciascuno al proprio carattere, chiamandolo “daimon”.
Nella cultura religiosa e nella filosofia greca, il daimon era un essere mediatore tra il mondo divino e quello umano. Socrate accollava le proprie scelte a un daimon, una guida divina, una sorta di coscienza morale.
Andando avanti nel tempo arriviamo a Senocrate, per il quale i daimon continuavano nel loro lavoro d’intermediazione tra i due mondi; tuttavia avevano guadagnato posizione rispetto agli uomini, rimanendo un gradino sotto gli dèi.
Gli dèi continuavano a essere buoni, ma tra i daimon si distinguono ora alcuni cattivi, dai quali deriverà il termine tardo latino “demonio”.
Nel Nuovo Testamento troviamo questo daimon, angelo caduto per essersi ribellato al buon Dio, ormai dominato dalla malvagità.
Anche per i musulmani Iblis, il demonio, fu scacciato dalla grazia di Dio per un atto d’orgoglio, scegliendo di non rendere omaggio ad Allah, padre dell’intera umanità.
Se così stanno le cose, siamo perduti.
Qui non si sottovaluta la cattiveria umana, indipendentemente dalla spiegazione che si voglia dare: tutto il problema sta nel dover trovare un colpevole.
Non uno spiritello malvagio traccia queste righe, bensì la certezza della capacità umana di trovare un peccatore su cui gettare la pietra, per poi procedere indisturbati fino al traguardo.
Siamo testimoni, da troppo tempo, di eventi che nulla hanno di razionale, equilibrato o lodevole: è un susseguirsi di azioni e reazioni, alle quali è troppo facile affibbiare la colpa al demonio.
Crisi economica, emigrazione di massa, guerre dichiarate e non.
Sono nate, nel ventesimo secolo, una moltitudine di organizzazioni internazionali contro la fame nel mondo, per i diritti umani, per il controllo delle armi; in questa filiera aggiungiamo la nostra Chiesa millenaria, diventata sempre più universale con alcuni pontefici più che illuminati, diremmo in odore di santità.
Ebbene, mai come ora stiamo danzando ubriachi vicino a un baratro.
Iniziamo dalla Chiesa:
eravamo pochi, in un passato non lontano, a mal sopportare le grida di “cloro al clero”, per sentire oggi dalla bocca di alcuni dottori della Chiesa tuonare contro chi non vuole essere invaso da una marea umana incontrollata.
In questa Europa al limite dell’equilibrio popolazione-habitat, con gravi problemi legati alla disoccupazione, a questi nuovi arrivati non si potrà in alcun modo garantire un’onesta qualità di vita.
È impossibile chiudere gli occhi davanti all’interesse economico che ruota attorno ai migranti: non si tratta di dare una sardina oggi, mentre altri mangiano salmone affumicato grazie all’arricchimento derivato da questo aggiornato commercio di schiavi.
Il nostro buon Gesù non ha mai messo l’uomo sopra il resto del Creato; per questo sarebbe stato necessario porre un limite alle nascite. Invece, ad alcuni faceva comodo interpretare il “moltiplicatevi”.
Ecco l’esplosione demografica causare uno squilibrio foriero di disastri ambientali difficili da contenere.
Nessuno chiede un clero cattocomunista.
In tanti paesi, il Brasile è un esempio, le sette evangeliche amministrate da veri lestofanti stanno facendo man bassa tra gli ingenui, alla faccia delle aperture determinate dalla Chiesa cattolica.
È responsabilità degli uomini di Santa Romana Chiesa pensare al nostro spirito, spiegarci come adeguare gli insegnamenti di un uomo morto per la nostra salvezza alla modernità, dove alfabetizzazione e informazione non sono messe a frutto per migliorare, ma per ingannare con maggiore sottigliezza.
Non abbiamo bisogno della discesa del clero, nuovamente, in politica: di politici ne abbiamo fin troppi.
Vorremmo anche capire perché il clero è muto in tanti paesi africani — uno tra tanti la Guinea Equatoriale — dove il 90% della popolazione è cristiana, sottomessa a una dura dittatura e a una forte diseguaglianza sociale.
Dobbiamo far peccato a pensar male?
In secondo luogo, rivolgiamo la nostra attenzione ai benpensanti fautori della giustizia internazionale.
Le sanzioni commerciali sembrano seguire, stranamente, percorsi d’interesse personale più che etici.
I cubani per anni hanno sofferto questa condizione; per loro sfortuna non sono produttori di petrolio.
Iran, Siria, ora la Russia: tutti nella lista dei cattivi.
Eppure il pianeta è costellato di paesi pericolosi: se si dovesse applicare lo stesso criterio a tutti, con chi avremmo relazioni commerciali?
Viene in mente la Cina: è forse meno rischiosa, più democratica?
No, signori.
BASTA prenderci in giro.
Per non essere ripetitivi è bene fermarsi qui.
Le tante organizzazioni di cui sopra servono, spesso, esclusivamente a imboscare migliaia di persone, tra le quali si nascondono intrallazzatori e lobbisti.
Sarebbe ora di conoscere con trasparenza — per intenderci, alla maniera delle entrate e uscite nel quaderno di casa di un’antica massaia — dove vanno i soldi donati dagli Stati per le “buone e giuste cause”.
Che elettori siamo, se non conosciamo scelte e strategie prese in nostra vece?
Sì, i demoni di cui aver paura sono questi.
Alessandro d’Afrodisia affermava, tra il II e il III secolo d.C., che il daimon di ogni uomo consiste nella sua stessa natura.
Lo sgomento nasce dalla consapevolezza di quanti daimon si annidano negli attuali 7.000.000.000 di esseri umani, sapendo che dagli anni ’60 siamo aumentati di ben 4.000.000.000, e che ai tempi di Gesù la popolazione era di 160.000.000.
Un minuto di preghiera per i nostri figli, mentre osserviamo con ammirazione il “Giudizio Universale” di Michelangelo Buonarroti, rappresentazione del genere umano con tutta la sua scelleratezza.
— Rossana vanderBorg
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