lunedì 26 luglio 2021

Pandora: la speranza che resta








Allegoria della vanità di Nicolas Régnier

Era garbato Esopo quando, nelle sue favole, descriveva come Zeus infilò in un vaso tutte le cose fruibili, lo coprì con una pietra e lo donò all’essere umano.

Quest’essere, dotato di un’enorme impulsività, cosa fece?

Lo aprì.

Spostando la pietra, tutte le cose buone volarono via; dentro rimase solo Elpis (Spes per noi latini), unica a offrire un po’ di consolazione all’uomo.

Al contrario, Esiodo la racconta in maniera differente, puntando il dito sulla curiosità femminile: specifica come il vaso, contenente tutti i mali, fu affidato da Zeus alla giovane Pandora che, aprendolo, li diffuse sulla terra. Anche qui solo Elpis restò in fondo.

Con il Cristianesimo la speranza divenne un valore ultraterreno, tanto da essere annoverata tra le virtù                                                                                        teologali, insieme alla fede e alla carità.

A differenza delle virtù cardinali, queste sono necessariamente infuse nell’uomo dalla grazia divina.

Forse nel nostro mondo occidentale, un tempo opulento, con l’aumento del laicismo è venuta meno la speranza?

Non lo crediamo.

Ben altro ha fuso il nostro pensiero nel corrente pessimismo.

È aumentata la percezione dell’incongruenza umana, portatrice dell’idea del “primo tra pari”, e così l’intero castello, costruito con fatica, sta crollando.

Sì, perché quell’idea aveva un significato ai tempi di Aristotele.

Egli riconosceva la capacità di alcuni di governare; mentre nel caso del “primo tra pari” era necessario governare a turno tra uguali, anche attraverso il metodo del sorteggio.

Con il nostro stile di vita stiamo invece con due piedi in molte paia di scarpe, rendendo impossibile la convivenza civile.

Nulla a che vedere con la democrazia, ma piuttosto con la sua distorsione.

Per questo scivoliamo sempre più rapidamente nelle mani delle oligarchie economiche, felici di trovarci sottomessi al marasma generato dall’eccesso di diritti individuali, da discussioni infinite sul sesso degli angeli, da evidenti contraddizioni tra il possibile e l’inattuabile.

Peggiore di tutto è la fatuità: lo sforzo sprecato nello sbranarci quotidianamente gli uni contro gli altri.

Immaginate la soddisfazione di questi poteri, pronti ad accoglierci in un abbraccio mortale.

A questo punto non serve una speranza consolatoria.

È necessario viverla come un trampolino di lancio.

Occorre cercare alternative, cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e di vivere.

Come accade durante una grave malattia, quando si abbandona il superfluo e si chiede semplicemente più tempo.

Nel quadro del pittore fiammingo Nicolas Régnier (1591-1667), il piede di Pandora poggia su un teschio d’oro.

— Rossana vanderBorg