martedì 29 settembre 2015

Meridione indolente

L'indolenza è un’accezione come un'altra per allontanare il problema del sud, o metterlo in un angolo remoto della coscienza sociale e politica. Tanti ascrivono al clima la povertà di una regione rispetto ad altre, di là dei tropici sono le regioni del nord quelle considerate svogliate. Una deduzione priva di fondamento: per popolare le Americhe, l’Oceania, sono arrivati esseri da varie parti del pianeta, lo sviluppo o meno delle società dipende dal grado d’istruzione e dal buon governo, non dalla mitezza della temperatura. Bisogna partire da un tempo remoto, da congiunture fortuite e no, per capire la situazione presente nelle regioni del sud d'Italia. Nel XII secolo Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, fu un uomo di raffinata cultura; egli regnò con la tenace volontà di unire terre e popoli. Nell’Italia meridionale e in Sicilia organizzò un governo centrale con un’amministrazione funzionante, della quale non vi è traccia nel corso degli eventi successivi. Avendo abolito i dazi all’interno del suo impero, avremmo tutti da rimpiangerlo ancora oggi. Uomo troppo lungimirante, si scontra con la Chiesa mettendo in discussione il potere temporale, per questo sarà scomunicato e descritto come un eretico; deposto da un Concilio il suo prestigio si appanna, decretandone la fine. Mentre il resto d’Italia arriva all’Ottocento conoscendo fasi alterne, in ogni caso avendo usufruito del periodo “comunale”, apportatore di vigore nel commercio, nell’artigianato, nell’economia in genere, nel sud  perdurava ancora il feudalesimo. La “questione meridionale”, espressione concepita da un deputato dopo l’Unità d’Italia, rilevava questo scollamento della realtà del sud rispetto ad altre regioni.  Nel Regno delle Due Sicilie governato dai
Borboni, vigeva una politica paternalistica, i provvedimenti del sovrano in favore del popolo erano concessi a titolo di benevolenza, prescindendo da un riconoscimento di diritto. La terra era posseduta dai latifondisti o dalla Chiesa, era coltivata dai braccianti che producevano per il padrone e per se stessi. Questi piccoli quantitativi determinavano prezzi alti, rendendo impossibile il commercio
agricolo come avveniva nel nord, dove si era già affermata un’agricoltura intensiva. Le spese del governo borbonico servivano a mantenere i soldati e ai bisogni della corte, non certo per investimenti. In alcune parti del territorio vi erano estese paludi, come quella Pontina e del Fucino bonificate solo in epoca fascista; le strade del regno erano poco più di mulattiere. Anche se la prima ferrovia italiana con i suoi 8 km è stata la Napoli-Portici costruita nel 1839, dopo vent'anni quelle del nord si estendevano per 2035 km, quella napoletana si era fermata a 98 km! Questo certamente non aiutava aperture e scambi commerciali. La popolazione era molto povera per questo il brigantaggio per alcuni era una scelta quasi obbligata. I briganti erano una realtà nota a tutte le campagne europee, qui però diventa un fenomeno diffuso; riconosciuti dal popolino come benefattori, spesso capi delle rivolte causate dalla fame e dalle ingiustizie. La situazione non cambierà molto dopo l'unificazione del paese, anche se con Giolitti molti meridionali ebbero un impiego statale. Avvenne che i deputati eletti per le regioni del sud si preoccupassero soprattutto delle suppliche e richieste dei proprietari terrieri, infatti, la vendita dei terreni dello Stato e della Chiesa finiranno ai latifondisti, e il popolo rimarrà ancora in attesa; inoltre la costruzione di strade e ferrovie non creerà uno sviluppo economico. Senza scomodare Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo “Gattopardo”, bisogna considerare l'analfabetismo e l'arretratezza della gente, alcuni azzardano a parlare di familismo amorale, un concetto esagerato dei legami familiari a scapito dell’interesse collettivo. Certo il familismo sproporzionato è stato un modo di controbilanciare le situazioni governative sempre avverse alla popolazione, però non è pensabile continuare nell’eterno piagnisteo. La conseguenza dello scarso senso civico non permette alla società di contrarre un patto di fiducia tra gli individui, questo sbarra la strada al commercio, all’industria, alla legalità diffusa. Non si tratta solo di corruzione economica, è l’indolenza verso le regole a impossibilitare qualsiasi progetto, coniugata alla diffidenza verso tutto ciò che è estraneo. La democrazia è una realtà da diverso tempo, la popolazione meridionale ha avuto gli stessi benefici del resto d’Italia dall’istruzione pubblica, non si può quindi addurre a mancanza di cognizione la costante preferenza ai clientelismi, la perdurante sottomissione e connivenza a politici donatari del famoso pesciolino. Non c’è mai qualcuno a tratteggiare le proprie responsabilità, nessuno sprona a dare una spallata a secoli d’immobilismo. Tante donne e uomini del sud hanno lavorato con ardore all’estero creando piccoli e grandi imperi, per questo è una grave colpa non debellare l’apatia in patria, come una metastasi distrugge la parte sana formata dalle nuove generazioni, predestinate a un futuro di sventura o con la valigia in mano. Avranno dei concorrenti agguerriti, visto la marea umana che invade l’Europa, il rischio è diventare gli ultimi della fila. Non sarebbe meglio prendere in mano il destino e ridisegnare la Storia avendo come faro Federico II?

Catalogna, l'inutile tracotanza degli antistorici




Questi austeri signori, presi dalla lettura di documenti, hanno appena firmato il Trattato di Utrecht del 1713; agli amanti del periodo nel quale vivono, inorriditi dal girare la testa sul passato, cerchiamo di spiegare che quelle firme incidono ora pesantemente sul vissuto di milioni di Catalani. Ebbene sì sono passati trecento anni, molta acqua sotto i ponti  però la Storia fa capolino. Turbolenze e guerre sono scaturite con la morte di Carlo II, ultimo Asburgo di Spagna e dell’impero d’Oltremare, re di Napoli, Sicilia, Sardegna ecc.  La sua vita non è stata diversa da tanti senza rampolli, questi soggetti creano attese in parenti lontani e vicini; il re era nato malaticcio, e le monarchie europee intrecciate da parentele, avevano sempre avuto idee personalissime sul futuro della casa reale. Carlo aveva lasciato disposizioni perché fosse proclamato sovrano Filippo d’Angiò, figlio di sua sorella Maria Teresa, e nipote del re di Francia Luigi XIV; peccato che il moribondo aveva trascurato un particolare: sua sorella aveva rinunciato alla successione al trono spagnolo. Per questo intorno al cadavere si battono in molti, costruendo due schieramenti: da una parte la Francia e dall’altra l’Austria, l’Inghilterra, i Paesi Bassi, ai quali si uniscono altri. Dopo alcune battaglie la situazione si mette male, i francesi si vedono già sconfitti, quando per loro fortuna, muore l’imperatore d’Austria e, gli succede al trono Carlo VI d’Asburgo. A questo punto è subentrato il panico, perché il nuovo imperatore era anche il pretendente al trono di Spagna, se adesso lo diventasse per davvero, costruirebbe la dinastia più potente del mondo. Gli alleati, furbetti illustri, mettono a sedere sul tavolo la quasi sconfitta Francia e nasce il trattato di Utrecht. Filippo di Borbone diventa re di Spagna e la corona è separata da quella di Francia; l’Inghilterra avrà Gibilterra e le isole di Minorca e Baleari; l’Austria si deve accontentare dei Paesi Bassi spagnoli, del regno di Napoli, Sardegna, ducato di Milano, dei presidi in Toscana; insomma ognuno si porta a casa qualcosa. I Borboni cosa fanno per prima? Aboliscono la “Diputaciò del General” creata nel lontano 1359, un consiglio delle “Corts”, organismo in rappresentanza degli ecclesiastici, dei militari e del popolo; una sorta di commissione governativa delle corti catalane, ossia delle contee autonome, confederate all’inizio alla corona d’Aragona, e unite da cultura e lingua propria.  La “Diputaciò” sarà restaurata molto tempo dopo nel 1931, e nuovamente abolita dal dittatore Francisco Franco nel 1939. Ecco perché la Storia si fa beffa di noi mortali. La
Spagna con il ritorno della sovranità popolare pur concedendo autonomia alla Catalogna, si dimentica che la lotta antifranchista dei catalani fu sempre per riconquistare oltre la democrazia anche l’indipendenza; non ricorda inoltre che l’incoronazione di Juan Carlos di Borbone fu avversata dai nazionalisti, per niente estimatori dei Borboni e diventati repubblicani; che in Catalogna, si mischiano uomini e donne delle più diverse convinzioni politiche e culturali, per chiedere l’autodeterminazione dei popoli. Questa norma del diritto internazionale è considerata un principio “supremo e irrinunciabile”; qualunque popolo costretto da guerre o colonizzazioni, a vivere sotto una dominazione esterna, ha il diritto di acquisire l’indipendenza. Giusto o sbagliato, prescindendo dalle nostre idee personali, anche le regole dell’ultimo secolo darebbero ragione ai catalani. Ci sono dei se! Se è valido per i Catalani, molte sono le popolazioni a trovarsi in questa situazione, e l’Europa potrebbe subire un cambiamento radicale, alla faccia dell’utopica “confederazione europea”. Chi avversa questa idea, cercando d’essere più vicino alla propria comunità, più benevolo verso il vicino rispetto allo sconosciuto è spesso accusato di populismo, quasi fosse un vocabolo “boccaccesco”. Non è inutile rammentare la sua provenienza: è un movimento nato in Russia, ben prima della Rivoluzione d’Ottobre, si proponeva di cambiare radicalmente le condizioni di estrema povertà dei più umili, il popolo doveva essere il fondamento della società. Ecco siamo partiti dai re e siamo arrivati al popolo, e forse il problema nasce dal fatto che scomparsi re e nobiltà, non vogliamo essere “popolo” tirandoci sempre in dietro, con la prospettiva di alzare il livello, in uno scontro con i nostri simili. Desertifichiamo le comunità con idee mirabolanti, e generiamo nuovi mostri famelici, che svuotano dall’interno le nostre culture e tradizioni, svendendole a nuovi insospettabili invasori. Per questo viva “CATALUNYA”, l’identità non ha prezzo.

giovedì 24 settembre 2015

Volkswagen è solo un'altra figuraccia?




La birra non basterà ad affogare la gaffe planetaria dei tedeschi. Pur in vista del Giubileo, è proprio necessario avere misericordia di Angela Merkel, Wolfang Schäuble, Martin Schultz, e tanti altri fiancheggiatori della correttezza teutonica? E’ incredibile riscontrare quanti improvvisati pompieri sono all’opera per spegnere l’incendio. Strano vero? Riassumiamo: - il tedesco Peter Mock, direttore di un organismo nato per monitorare le emissioni dei mezzi di trasporto, chiede al suo collega americano John German di reiterare nuovi collaudi sui motori diesel della Volkswagen Passat e Bmw X₅, questo produce una reazione a catena, di cui noi piccoli uomini della strada, diventiamo ora testimoni; - il reale problema non è solo dell’esalazione sopra il consentito, bensì la truffa organizzata deliberatamente attraverso un software che truccava i risultati della fuoriuscita dei gas; - girava da molto tempo un documento del Ministero dei Trasporti tedesco conosciuto da varie personalità di Berlino e Bruxelles, tenuto debitamente nascosto; - ci sarebbero dai dieci agli undici milioni di auto truccate in giro per il mondo; - il titolo del gruppo Volkswagen ha perso in pochi giorni un terzo del suo valore, uno scherzetto che ha bruciato 15 miliardi di euro in poche ore; - le sanzioni da pagare solo negli Usa, si aggirano intorno ai 18 milioni di dollari; - Martin Winterkorn, direttore del gruppo Volkswagen, si è cosparso il capo di cenere, ha chiesto scusa e si è dimesso, va in pensione ma prima incassa un assegno di 28,6 milioni di euro. Qualcosa non torna. Nessuno va in galera, i personaggi che sapevano rimangono nell’ombra, chi si addossa la responsabilità prende una vagonata di euro. Tutto qui? Scherzetto o dolcetto? Tutti
questi milioni di euro, o di dollari sono del “monopoli”? E’ toccato mai a qualcuno di noi e per molto meno, di non riparare gli errori? Qui siamo tornati al Medioevo, con la sola differenza d’essere connessi a internet, e poter farfugliare la nostra rabbia. Ci ricordiamo la Siemens, Deutsche Bank, Deutche Post, Lufthansa? Tutte imprese tedesche controllate dallo Stato tedesco, scoperte a corrompere e a frodare, e i nostri sfrontati politici seguitano a pubblicizzare la Germania Felix da cui c’è sempre qualcosa da imparare. Ci sarà qualche motivo per tanta riverenza, e magari neanche tanto oscuro? Siamo tirati da una parte e dall’altra, allettati da una raffinata e costante disinformazione, così non individuiamo la partita giocata sopra le nostre teste; siamo elettori in democrazie manipolate dai mezzi di comunicazione di massa, che vivono della pubblicità di merci artefatte o inutili, siamo tifosi di partite truccate, e ci scontriamo quotidianamente con altri esseri che dovrebbero essere i nostri alleati, perché ben altri sono i nostri avversari. Quanti oggi si riconoscono nel bacio sovietico tra il tedesco Honecker e il russo Brežnev, non sono poi passati molti anni, ed erano in tanti a condividere quelle idee pilotate.
Non sempre “cogito ergo sum”, penso dunque sono, del pensare consapevole si trattava non di altro. Come finirà la faccenda Volkswagen? Come il titolo della commedia di Shakespeare, “Molto rumore per nulla”.

domenica 20 settembre 2015

BRASIL chegou a hora de levantar




BASTA não é mais possível continuar desta forma, ou então será necessário tirar a faixa com “Ordem e Progresso” da nossa bandeira, pois assim é piada. Na Europa é de péssimo gosto escrever uma opinião ou contar um fato personalizando, tudo deve ser feito em terceira pessoa para não ser condenado de parcialidade; ao contrario no nosso Brasil somos mais instintivos e o formalismo foi abandonado a muito tempo. Eis o motivo de apresentar ideias traçando-as com a minha experiencia de vida. Trazida para a Europa uma criança em 1970, mesmo sendo por metade de sangue italiano, a Itália sempre foi para mim um exílio.  Inegável escrevo e falo um excelente italiano, ao contrario tenho problemas com a minha língua materna. Aqui educação e modo de viver são muito diferentes do meu conceito, mas as vezes pergunto se ainda existe no Brasil o que me ensinaram quando pequena. Tive porém a oportunidade  de estudar e lidar com pessoas de ótimo nível intelectual, sendo que aqui desde o começo do seculo passado todos tiveram garantida uma escolarização publica de ótimo nível. Vivendo entre os dois países sempre observei a situação do Brasil, como quem olha a “banda passar”. Pecado que a banda, acredito a mais de 50 anos, esta completamente fora do ritmo. Certamente o jeitinho brasileiro, o deixa pra la, ajudou muito a determinar e marcar o momento presente. Com o fim da ditadura a camada privilegiada e mais culta, delegou os políticos dando carta branca, não quis sujar as mãos e  perder tempo com diatribes parlamentares. Quem pegou cargos políticos? Raros idealistas; pessoas já envolvidas em grupos de influencia  interessados em negociatas,  esquerda ou direita não fazia grande diferencia; famílias depositarias de poderes  a  "titulo de capitania ou coronelato" mesmo em época pós-colonial. Impressionante a falta de visão dos que achavam "entender de gente", poi o Brasil sempre teve uma riqueza imensa, ótimo motivo para acrescentar a cobiça dentro e fora do país. Aconteceu nada mais, nada
menos que depredaram, exploraram, no entanto que a maioria tocava a viola. Resultado em 1965 a população era aproximadamente de 84 milhões, agora mais de 200 milhões; para ter ideia no mesmo período que o Brasil aumentou de 150%, nos Usa aumentaram de 60%! Isto significava para qualquer governo, com um minimo de logica, um plano econômico que suportasse educação, saúde, desenvolvimento. E' tanta a ignorância de não perceber o resultado desta miopia, que quem tinha algo a perder,  começou a construir jaulas ao redor de si. Em poucos pensaram que se estava ultrapassando um limite inavaliável. Os políticos como no futebol criaram times, nos quais o povo se desabafa,
pecado que os problemas continuam. Ao mesmo tempo depauperaram a riqueza do pais, pessoalmente, ou com escamoteação, e como os três macaquinhos intercambiam: não vejo, não escuto, não falo, depende do turno. O que fazer? Quando a casa é muito suja precisa chamar uma faxineira dos antigamente ou em termos de modernidade uma empresa de limpeza, para dar uma GERAL. Todo mundo deve sair, precisa começar azerados. Uma população imensa deve pensar como em clima de emergência, quando cada qual deve colocar as mãos na massa; significa que dependendo das qualificas cada um servirá, começando da cidadezinha pequena até Brasilia. Chamar o contador de provada honestidade para gerenciar a administração do vilarejo, coadjuvado por donas de casa que saibam fazer as contas para chegar no final do mês.  Nos Ministério econômicos, super dotados professores com ideias não conformes, que sejam obrigados a achar juntamente a solução melhor. Aproveitamos dos meios de comunicação de massa, que todas as reuniões sejam "ao vivo", o povo poderá ver como atua um senhor em relação a outro. Isto deve ser copiado em todos os ministérios e administrações. A corrupção é imensa e não existe outra saída. Aqui fora não existem santos, quando escutava falar nos mercados emergentes, no Bric tinha calafrios. Sempre desconfiei, provavelmente porque  "bric-à-brac", em francês é referido a mercadorias de baixo preço vendidas nos mercados de rua, e aquele B inicial era o do Brasil. Tenho certeza que nada é de graça, a incompetência demonstrada pelos políticos brasileiros levou a que vendessem e contratassem por minúcias o nosso patrimônio e dos nossos filhos. ACORDA BRASIL! 

venerdì 18 settembre 2015

Russia, dalle stelle alle stalle


La Russia di Giacomo Quarenghi, architetto ufficiale di Caterina II nel '700, è lontana quanto quella da noi conosciuta con il nome di Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, leggasi URSS. Nondimeno illustri personaggi politici, un emerito presidente della Repubblica Italiana, intellettuali, giornalisti, scrittori si emozionavano al suono dell’Internazionale più che del proprio inno nazionale, avevano occhi solo per la bandiera rossa con falce e martello. In quel periodo tutti sapevano come vivevano i cittadini delle varie repubbliche, della mancanza di libertà, dell’impossibilità di espatriare, dei gulag i campi di concentramento dove hanno trovato la morte migliaia di prigionieri politici. Le rivolte sedate con il sangue degli oppositori dalle truppe sovietiche nella Germania Est, in Polonia, in Ungheria, erano giustificate dall'Unità, giornale del partito comunista, come “stabilizzazione internazionale”; gli operai insorti erano tacciati di “teppisti”, “spregevoli provocatori”. Luigi Longo sostenne la tesi della rivolta fascista, a suo dire “l’esercito sovietico era intervenuto in Ungheria allo scopo di ristabilire l’ordine”. Giorgio Napolitano condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi. Con la caduta dell’Impero Sovietico, con la libera circolazione dei suoi abitanti, in molti sono diventati difensori degli oppressi, paladini della libertà, patrocinatori della giustizia internazionale, e scoprono nella Russia odierna un nemico da combattere. Strano vero? Per gli USA è normale, i Russi rimangono saldi nella loro tradizione, difficile dopare una popolazione istruita, che
non si fa abbagliare dai lustrini e cosciente delle proprie ricchezze. Al contrario è incomprensibile la posizione dell’Europa. La premessa serve a rilevare la sottomissione a politiche internazionali miopi,
che hanno determinato errori grossolani da parte dei governi europei, trascinati da baldanza personale, esempio clamoroso quello del presidente francese Hollande in Libia, oppure dettati da mera sudditanza alla politica del Patto Atlantico. Questo Patto sorto dopo la Seconda guerra mondiale, per il timore di un possibile attacco dell’Unione Sovietica all'Europa occidentale, era contrapposto al Patto di Varsavia, formato dalle nazioni a regime comunista. Il trattato Atlantico istituì la Nato, l’organizzazione per la collaborazione nella difesa con sede a Bruxelles, di cui fanno parte paesi dell’Europa Occidentale e l’America Settentrionale. Mentre il patto di Varsavia si dissolve nel 1991, si amplia la Nato con l’entrata di paesi dell’ex blocco sovietico. Non è difficile riscontrare un forte interesse da ambedue le parti, contraddistinto da governi giovani, nati dalla polvere e molti in odore di mafie e corruzioni, e vecchie volpi ringalluzzite dal numero di paesi aggiunti, sui quali contare e premere per assecondare le proprie volontà. Non è così semplice perché a volte i giovincelli chiedono in cambio ricompense superiori alle previsioni, la questione con l’Ucraina nasce da questo. Diventa una pietraia, complicato procedere senza mettere i piedi nel nido di serpenti, alimentato da finanza incontrollata, vendita di armi, petrolio. Noi mortali vediamo schegge proiettate nel nostro quotidiano, e siamo pressati dai politici a schierarci contro cecchini invisibili. Nel 2003 la Nato accetta d’intervenire in Afghanistan, oltre innumerevoli morti, ne consegue un errore madornale che genera una piovra terroristica disseminata di tentacoli. Nel 2011 la Nato interviene nella guerra libica contro il regime di Gheddafi e osserviamo tutti i giorni le conseguenze. L’Isis è uno dei tentacoli della piovra, ora ci spieghino lor signori perché quest'arroganza nel rifiutare un’alleanza con la Russia per combatterlo. Queste verginelle timide, questi beati profumati di santità, dicono di non volersi schierare con Putin poiché alleato del presidente siriano Assad, considerato dai nostri un dittatore sanguinario. Fatteci un piacere, esigiamo una tregua alle idiozie. Gli Stati Uniti ci regalano un’altra ciliegina:- in questi giorni hanno scoperto che il Pentagono ha fornito dati alterati relativi alle missioni svolte contro l’Isis, i successi sbandierati sono fasulli. A questi soggetti deleghiamo la nostra sicurezza?

giovedì 17 settembre 2015

Schiavi dello strapotere umano



Chi va di mezzo è sempre una donna, benedetto "essere" incosciente del suo valore e centralità. Le grida virulente di femmine, incoronate a difendere la specie, sono diventate brusii; d’altro canto il gentil sesso non doveva combattere l’altro con le armi della rozzezza. Sfortunatamente il risultato è che alcune hanno imparato a comportarsi e a ragionare come i maschi, togliendo alla società il punto di vista al femminile. Ora il posto è occupato in gran numero dagli omossessuali, ai quali difetta la procreazione, perché la maternità è mezzadra di un frutto per tanti versi misterioso. Il vortice nel quale si trova la donna nella Storia a volte assomiglia al tornado, altre a quando si toglie l’acqua dal lavandino. Al primo è ascritto il culto della “grande madre”, divinità femminile del paleolitico; per molto tempo gli esseri umani e l’habitat erano parte dell’universo, si viveva dentro la natura e le sue leggi. Siamo passati dal periodo di cacciatori, raccoglitori, alla pastorizia e agricoltura, abbiamo attraversato millenni nei quali le varie civiltà hanno conosciuto momenti di gloria e miseria, sempre aumentando in modo equilibrato la popolazione umana. Negli ultimi duecento anni con la rivoluzione industriale siamo passati da 1.200.000.000 di persone a 7.350.000.000, i numeri dovrebbero lasciare il segno perché è stata una vera esplosione demografica, anche se la metà vive in povertà. E’ innegabile la necessità di strappare nuove terre per coltivazioni, allevamenti, sfruttamenti minerari, di legnami, infatti, in Amazzonia, ogni 8 secondi sparisce un’area grande quanto un campo di calcio. L’essere umano ha cambiato pure stile di vita, nel suo percorso si è imbattuto in nuove rivelazioni, e non sa fare a meno di automobili, aerei, televisori, computer, telefonini. La moltitudine viaggia, mangia oltre la necessità, schiavizzati e totalmente asserviti dall’utile all’inutile. Fuor di dubbio non è possibile per tutta la popolazione terrestre, vivere
usufruendo della strenna di Babbo Natale, e allora chi farà a meno dei regali? Certo i preti e gli utopisti sono pronti a declamare la condivisione, la realtà è ben altra! La conclamata globalizzazione sta cominciando a togliersi la maschera, nei paesi poveri verrà fuori quello che tanti si aspettavano: sfruttamento fino all’osso da parte di grandi industrie e multinazionali, megalopoli con sacche di
violenza difficili da controllare, inquinamento dell’aria, dei terreni e delle falde acquifere. I disastri ambientali dovuti al disboscamento, alle costruzioni abusive creano problemi anche in Italia. Nulla confrontato alla scomparsa delle paludi nel Medio Oriente, frutto di scellerate dighe costruite in Turchia sul Tigri e l’Eufrate; una stima proietta la diminuzione di acqua potabile in Iraq del 90% e in Siria del 40%. Meglio non domandarsi chi le costruisce e perché questo silenzio assordante, garantito dietro a tante guerre c’è anche questo. Bisogna tracciare uno spartiacque nel regno animale, se fosse vero che l’uomo si differenzia perché è condotto dalla ragione e non dall’istinto, che l’animale apprende e l’uomo in aggiunta comprende, pagine di Storia ed esperienza umana dovrebbero essere rilegate a “aneddoto”, non a errori compiuti da un essere raziocinante. Forse la verità sta da un’altra parte, chi lo sa! Proviamo a rovesciare il tavolo, riflettiamo: - magari non siamo proprio uguali gli uni agli altri. Domandiamoci il perché una donna mette al mondo dei figli in paesi dove la carestia è endemica; in paesi dominati dai signori della guerra, nei quali cresceranno schiavi o bambini soldati; madri-bambine martoriate da violenze che continueranno a far nascere bambine già predestinate. Perché una madre nei paesi occidentali a volte è tanto occupata nel proprio lavoro, o nel soddisfare i bisogni personali, da delegare ad altri: nonni, scuola, società, l’esistenza dei figli. Questa donna dovrebbe avere compiti immensi nel preservare per il futuro l’ambiente, nel coltivare la libertà, nell’insegnare il rispetto e la giustizia, senza i quali il mondo della prevaricazione non trova ostacoli nell’affermarsi. E’ delle donne la caratteristica della gentilezza e della mediazione, poiché madre conosce ansia, pietà, determinazione. Per questo non ci sono scusanti, altrimenti smettiamo di descrivere tutti ala stessa maniera, e a mettere l’essere umano sopra la specie animale. 

martedì 15 settembre 2015

Flavia Pennetta e Roberta Vinci, il perchè di una vittoria






Non è difficile immaginare quanti negli USA stanno "esaminando" questa vittoria tutta azzurra negli US Open 2015, incredibile invece il candido stupore di alcuni italiani. Vincono due ragazze normali di provincia, più che trentenni; hanno insegnato con la loro vittoria cos’è lo spirito sportivo e l’amicizia, in un mondo dominato dallo stress da prestazione. Gioia infinita sapere che tra gli spalti c’era Anna Wintour (“Il diavolo veste Prada”) rappresentante del modello americano, vincenti ad ogni costo. La partita ha insegnato ai ragazzi più di qualsiasi libro di educazione civica; ha evidenziato con i fatti, quello che in tanti predicano ma in pochi attuano. A parlare siamo tutti buoni, altra cosa è praticare con coerenza, le idee sbandierate a perdifiato. Essere normale è sempre più complicato tutto rema a sfavore. Libertà e condizionamento sono diventati un corpo unico. Personaggi, chiamiamoli pure intellettuali, megafoni delle idee semplificate, divulgano per tornaconto su giornali, televisioni, convegni, solo dei messaggi pubblicitari. Questi signori ottengono fama, denaro, presenzialismo, aumentando ego e conti in banca; il torpore dello spirito critico, santo protettore delle libere scelte, è amplificato con le loro esternazioni chiarificate. Il cantante americano Jim Morrison disse una volta: “Le persone credono di essere libere, ma sono solo libere di crederlo”. Anche se drogato, in ogni caso è riuscito a vedere quello che in molti neanche distinguono. Cambiano
i secoli e la caratura del personaggio, tuttavia il filosofo svizzero Jean Jacques Rousseau nel Settecento rivelava: la libertà non consiste nel fare la propria volontà, quanto nel non essere
sottomessi a quella altrui. Il solco tracciato da alcuni, sta portando la società ad oscurare la propria millenaria civiltà; tanti secoli trascorsi tra alti e bassi, elargiscono da anni un benessere generalizzato, un senso comune che puntella la libertà individuale, è doveroso lottare per mantenerla. La famiglia italiana, con tutte le sue imperfezioni, è stata sempre un perno, nido dal quale partire sapendo d’essere ben accolti al ritorno. La sua frantumazione causa in tanti giovani uno squilibrio affettivo difficile da colmare, diventa naturale rifugiarsi nel primo uscio aperto, spesso con l’attrattiva del mal comune mezzo gaudio. I problemi affettivi, i fracassi scolastici, il chiudersi in se stessi, la disistima personale, inaridiscono il terreno e per questo pagheremmo un prezzo molto alto. Nella famiglia si apprende la diversità, a mitigare gli scontri, a donare senza simmetria, forti e deboli devono trovare un bilanciamento per affrontare le circostanze. Parlare d’integrazione, convivenza, accettazione e non costruirla dentro casa propria, rende fantasioso l'esito con gli altri. Gli altri siamo noi e la nostra sfera. Il mondo globalizzato rende difficile sapere chi abbiamo davanti, altre culture, altre civiltà. Leonardo da Vinci passò del tempo ammirando il volo degli uccelli, difficile non collegare il levarsi in aria con il senso di "libertà". Il volo richiede equilibrio, la forza diretta verso l’alto dev'essere maggiore o uguale alla forza di gravità, se così non fosse, crolli. Il menare spudoratamente il diritto alla libertà di tutti, senza tener conto che alcuni diritti per noi sono inappellabili, finirà con insidiare la nostra emancipazione. Accettare senza distinzioni, genericamente, ogni situazione pur di seguire l’onda, è una follia. Lo scorso fine settimana a Parigi, le autorità hanno confidato nella libertà d’espressione e permesso un “salone della donna musulmana”, i relatori erano tutti uomini tranne uno. Tra varie tesi, alcuni di essi hanno giustificando lo stupro coniugale, uno ha definito prostitute tutte quelle donne abituate a profumarsi prima di uscire da casa. Sono delle chicche e possono farci sorridere adesso, ma bisogna essere certi che non saranno una maggioranza, tale da contare nei Parlamenti tra qualche anno. Come fare nei nostri paesi democratici? Questo è il problema politico e sociale! Come immaginare l’inserimento di migliaia di ragazzi e ragazzini nelle nostre scuole? Non è possibile organizzare aule separate, pena la condanna di discriminazione. Come conciliare il programma d'italiano con i nuovi arrivati? Cambiamo i libri di storia e letteratura? Non s'insegna più Dante e Petrarca? Riscriviamo storia, filosofia, etica per non toccare punti sensibili? Cosa ne facciamo dell'Invalsi? Non sarà più franco guardare la realtà e domandarsi se è auspicabile in Europa la globalizzazione? Possiamo dare asilo ai migranti per un periodo determinato, premendo attraverso le varie organizzazioni internazionali che tanto ci costano, per ristabilire le condizioni di sicurezza nei loro paesi di origine. Respingendo senza se e senza ma i migranti economici come avviene negli USA, in Australia, in Brasile, tanto per fare degli esempi. La domanda è sempre la stessa, a chi fa comodo questo spinoso problema? Il dubbio diventa persuasivo. Governi e finanza hanno in programma di ridurre il nostro stile di vita, accorciare le nostre libertà, assicurandosi una popolazione più duttile e manodopera a basso costo? L'Italia è spesso disprezzata all'estero per il suo attaccamento alla tradizione e per alcune dabbenaggini, forse deriverà da questo che un piccolo paese a forma di stivale, emerga in molteplici campi? Sarà mai possibile fare breccia nella diga per provare l'ebbrezza del così fan tutti! Brava Flavia e Roberta, avete reso ancora una volta possibile l'impresa tra il pastorello Davide contro lo spocchioso gigante Golia.

lunedì 14 settembre 2015

Ladrões e Jubileu





Vamos tentar compreender o momento politico, como chegamos a isto, sem cair em tentações de torcedores de um lado ou outro. Tem muito a ver com roubalheira e corrupção, sentida na população desde o Brasil Império. O que muda é a proporção. Alguém começa a notar que o Quinto pedido pelos portugueses era bem pouco em relação aos Dois Quintos de agora. Provavelmente sem a Inconfidência nascida para abolir o imposto, hoje estaríamos ao lado do Portugal debaixo da sombrinha do Mercado Comum Europeu. Aquela Europa sonhada por milhões de pessoas que arriscam procurando chegar com barquinhos ou a pé, esperando começar uma vida digna, com segurança e bem estar social e econômico. Mas a historia não se faz com o SE! Lembro um velho tio que dava a culpa dos problemas da sociedade brasileira, causada dizia ele, pelo instinto predatório dos habitantes, era o DNA dos primeiros colonizadores, que doaram aos que vieram em seguida o esquema, não de construir mas de explorar. Com o fim da ditadura militar, a população teve como uma embriaguez por excesso de liberdade, não sabendo manusear este bem tanto precioso. Faltava cultura, faltava senso cívico, faltava identidade. Depois vários anos de um banho-maria econômico, de processos educativos e sociais que procediam a passo de tartaruga, em um mundo que viaja acelerado, muitos acharam um espetáculo dar um poder imenso a uma pessoa sem arte nem parte, sem cultura, pobre de fato e de espirito. No mundo aqui fora, deve ter sido uma brincadeira divertirse com a turminha. Para os que não conhecem a  lenda do Robin Hood è bom lembrar que ele é um dos
mais populares heróis   da Inglaterra, lutou para ajudar os pobres a sobreviver no meio de tanta desigualdade; fiel do legitimo herdeiro da coroa inglesa Ricardo Coração de Leão, ele combateu contra o usurpador João Sem Terra que empobreceu a população pedindo impostos sempre mais altos. Porém ele era um nobre, na época significava uma pessoa que possuía capacidade intelectual e possibilidade econômica para saber lidar com os enganos, derivados da falta de recurso. Fora dos dentes significa que é inverosímil uma pessoa sem comida, na frente de um suntuoso banquete, não ter depois uma indigestão. Seria maravilhoso acreditar que uma pessoa sem casa, tendo a possibilidade, se conforma com uma digna,  e não com um palacete. Isto para futura memoria. Agora é importante saber que o bem estar econômico e a instrução impedem a origem de uma sociedade organizada hierarquicamente, que baseá  o seu poder na pobreza e na ignorância. O que impede gostar de um Jubileu da Misericórdia, é a falsa ideia crescida ao redor da frase "Bem-aventurados os pobres de espirito, porque deles é o Reino dos Céus", estes pobres de espirito são os cientes dos limites do ser humano, quem não é avido, quem consegue se livrar do supérfluo. O que apavora é o acomodamento, a aceitação da injustiça como algo que eleva ao céu. Disto não precisamos porque è o que tivemos por muito tempo.

martedì 8 settembre 2015

MIGRAZIONE qualcosa non torna




Migranti, profughi, la confusione impera e tutto prelude grandi interessi intorno a questa gente in viaggio. Sfatiamo i miti e guardiamo la realtà dei fatti. La maggior parte dei migranti proviene dall'Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Siria, Tunisia, Marocco, Algeria, Gambia, Bangladesh, paesi differenti ma con un passato abbastanza simile. Molti europei, abbagliati da ideali social-comunista o da religioni catto-comunista, per decenni hanno asperso con parole e scritti sulle malefatte del colonialismo, tanto che alcuni in buona fede per pagare tali peccati, hanno calato le difese e accettato senza fiatare, lo scombussolamento delle nostre società. Non è minimamente ipotizzabile dislocare la popolazione bisognosa per guerre o carestie da una parte del pianeta all'altro, sposterebbe il problema senza raggiungere l’effetto di conseguire benessere per tutti. Per questo è vitale mettere i puntini sulle i.  Possiamo cominciare da un esempio a noi vicino: - l’Eritrea è stata controllata dagli Ottomani per trecento anni, questi la lasciarono agli Egiziani che erano sotto un "protettorato” britannico. Alla fine del XIX secolo l’Italia costituì, sotto il governo di Francesco Crispi, la colonia dell’Eritrea in parte acquistando terre dal sultano locale. Il territorio nel 1890 contava 300.000 abitanti, dopo cinquant'anni alla fine della dominazione italiana erano 1.000.000 di persone. Strano vero? Quando si sta male in un posto, la gente se ne va, emigra, qui al contrario sono triplicati. Nel 1941 il paese torna ai britannici e negli anni cinquanta l’ONU (conoscete quell'organizzazione tutta umanità a parole e demagogia?) stabilisce che l’Eritrea sarebbe stata federata all'impero d’Etiopia. Risultato? Un susseguirsi di guerre civili fino al 1991, anno dell'indipendenza. Popolazione felice e contenta? Pare di no se in molti decidono di andarsene da una dittatura africana. Nigeria, Sudan, Somalia hanno tutti una storia simile. Dominate nel passato da
regni o sultanati, con parte di territori venduti o ceduti agli europei nel XIX secolo, ottengono una totale autonomia e passano da una guerra civile all'altra. Sempre in mano a dittatori, uno più efferato dell’altro. E’ il caso della Siria, ribellatasi all'impero Ottomano alla fine della Prima guerra mondiale, cercò di far nascere una monarchia indipendente, fallita la possibilità, divenne un “mandato francese” fino al 1945. Diciotto anni passarono tra un colpo di stato e l’altro, fin quando il padre dell’attuale presidente s'impadronì del potere. Che dire, meglio morire per la mannaia di un boia consanguineo, del vivere sotto un protettorato europeo? Qual è la differenza tra un’ex colonia europea che si chiami
Stati Uniti d’America, Australia, Brasile, Cile, e non le scriviamo tutte per non riempire la pagina e, queste foriere oggi di milioni di persone allucinate dal venire proprio in bocca al lupo? Inspiegabile all'apparenza. Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Bahrein, Qatar, come mai non sono la loro terra promessa? Eppure sono paesi che navigano nell'oro come sappiamo e vediamo attraverso le scorribande sfrenate e frequenti dei loro governanti, sempre in viaggio nella peccaminosa Europa. La soluzione sta a un palmo dal nostro naso, tuttavia governanti e capi religiosi fanno finta di non vederla. Perché non è possibile fare un Piano Marshall per l’Africa, aiutando in loco la popolazione? Forse verrebbero meno gli introiti nascosti tra i loro governanti e il variopinto mondo della finanza mondiale? Oppure c’è anche dell’altro? Forse c’è la volontà di costruire in Europa un parco giochi per nababbi, e noi popolazione europea di ceto medio-basso, che abbiamo conseguito dopo secoli una pseudo libertà e autonomia siamo di troppo, e bisogna invertire il cammino. Fantapolitica? Dobbiamo stare allerti e vigilare. Puzza così di bruciato l’insensatezza di alcuni rinomati politici internazionali. Le primavere arabe sono un esempio, nel 2011 partita dalla Tunisia si amplia alla Libia, Siria, Algeria, Egitto, Yemen, Iraq, quattro capi di Stato sono costretti a fuggire. Era una ribellione alla corruzione, povertà, assenza di diritti individuali, disoccupazione. Che cosa rimane? Conflitti tra bande, tribù, sunniti, sciiti, non s’intravedono fine e scopo, con l’aggiunta della mai sopita rabbia contro gli occidentali, unica certezza che li accomuna.  Il quadro di Hayez racconta un episodio illuminante. Parga era un protettorato della Repubblica di Venezia, chiusa la millenaria storia della Serenissima per opera di Napoleone, e finita l’epopea del prode francese, passerà agli Austriaci, poi ai Russi e agli Inglesi che la cederanno agli Ottomani. La popolazione greca si rifiuterà di accettare questo destino e preferirà emigrare. Sempre di mezzo gli Ottomani, ebbene sì. L’anello che unisce passato e presente in fondo sta tutto lì. Dieci anni dopo la fine dell’impero Ottomano nasce l’associazione denominata Fratelli Musulmani, la loro ideologia islamista sostiene la Sharia, la legge coranica, e l’importanza della Jihad, guerra santa, che prevede l’imposizione per i maschi musulmani di difendere l’Islam con ogni mezzo, dalla quale deriva una ricompensa nell'aldilà. Finanziatore riconosciuto di quest’associazione è il governo del Qatar, mentre Egitto, Siria, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi li considerano fuorilegge. Vocabolo molto variabile nel mondo arabo, perché questi stessi paesi appoggiano altre compagnie, spesso ben più azzardate, assecondando il momentaneo tornaconto. Sono però tutte accomunate nell'odio verso l’Europa. I governanti europei non vedenti, quelli sicuri di saper lisciare il pelo senza paura d'essere azzannati, i tronfi e baldanzosi, fanno il loro gioco sulla nostra pelle. Per questo è necessario ricordare soprattutto al gentil sesso, l’arretratezza della loro società, dove padri e mariti hanno l’insindacabile potere di decidere per noi. Rabbrividite, pensando alla necessità della garanzia di un essere umano di genere maschile, per farci avere una carta d’identità o un passaporto. Signore e signorine avvezze a gonne corte e a magliette ombelicali, qualcuno v’insegnerà una moda nuova, l’opposizione al dettame non è contemplata. A tutti noi è bene ricordare una semplice cosa: in Europa vige la democrazia, la maggioranza decide per gli altri attraverso libere elezioni. Il principio si basa sulla nostra Storia e cultura, se un domani si affermerà un’altra maggioranza, è data la possibilità di rimettere indietro l’orologio.

martedì 1 settembre 2015

MINIONS il perché di tanta popolarità




Perché Dante e Virgilio si trovano su di un ponticello in questa parte dell'Inferno? Esclusivamente per non sporcarsi le scarpe dalla merda! A noi non salverebbe il ponte Baluarte in Messico, il più alto del pianeta con i suoi 390 metri. Diventa facile capire il successo dei “Minions”, questi ominidi sono la moderna raffigurazione dei tirapiedi, degli adulatori conosciuti con il termine lecca culi, proprio a indicare la sorgente degli escrementi. Sono sempre esistiti, quello che li contraddistingue adesso, è l’ampiezza del fenomeno e l’inarrestabile degrado della società, dove per ottenere un beneficio, si baratta la dignità. L’addestramento inizia dall'infanzia, si scambia un capriccio per un sorriso e un po’ di pace; a scuola la simpatia degli insegnanti è assicurata da una falsa gentilezza, approvandone idee, manie e leggerezze. Quando adulti i privilegi sono assicurati circondandosi di persone utili; i novelli paggi si mostrano benevoli, arrendevoli, di buona compagnia. In agguato c’è sempre il voltafaccia per raggiungere un gradino più alto. Quanto disappunto nei traditi, quanto stupore nell'apprendere la doppiezza di siffatta persona! Questa delusione non dura molto, perché in tanti hanno disposto che così va il mondo, in fondo è una riflessione sincera di chi guardandosi allo specchio osserva la propria immagine. Dall'illustrazione del pittore fiammingo Jan Van der Staet, fuoriesce fetore del quale siamo accostumati e non più sorpresi. Questi pupazzi gialli tirapiedi dei cattivi combinano guai rimanendo sempre impuniti, eroi positivi per grandi e piccini, alla costante ricerca di sciogliere gli ultimi legacci necessari per un’umana convivenza, senza pagar pegno.