sabato 31 ottobre 2015

Condizionamenti perché evitarli


All'inizio del Novecento un povero orfanello fu la cavia prescelta per gli esperimenti sui condizionamenti: - a un topolino fu associato un rumore potente, il fragore spaventando il bambino determinerà la sua fobia verso i topi. Facile vero? In fondo il nostro cervello funziona in maniera abbastanza semplice, chi alimenta altre prospettive ha il desiderio di stravolgere la natura, pensando di poterla ammaestrare. Questo condizionamento infantile è valido per la maggioranza, fatte salve le eccezioni. Conoscendo il meccanismo diventa facile avere una massa plasmabile, per ottenerla la leva grava sulla vanità umana, infatti, confidiamo tutti d’essere dei soggetti speciali, intelligenti e con molti diritti; i mezzi impiegati per arrivare alla configurazione sono la scuola, i mass media e la pubblicità, così cresciamo gongolanti ma influenzati come il suddetto orfanello. Siamo da troppo asserviti a personaggi, eredi dei biechi manovratori di tutti i tempi, che ci portano a rivivere tormenti e scontri, con l’obiettivo di mantenere inalterato il loro potere e denaro. Il nostro sistema economico vive una spirale viziosa, siamo indotti a consumi inutili per mantenere occupazione e benessere. Il risparmio è vissuto come un peccato mortale perché tutto si basa su debiti e nuovi acquisti. Anche la casa di proprietà rientra nell'aureola della perversione, a meno non produca interessi per una banca creditrice. La pubblicità stimola l’attitudine al consumo, fatto salvo i bisogni primari, è tutto un incantare e pianificare la vita degli individui. Le persone costruiscono uno stile di vita influenzati dai professionisti di marketing, che cooptano personaggi influenti o autorevoli per far cadere gli indugi.
A questo è servita la libertà, i diritti civili? Incredibile l’ingenuità davanti agli stimoli dettati da questa manipolazione, la mente è forgiata, il gusto modellato e le idee suggerite senza un’analisi ragionata dal pubblico ricettivo. Scopo della pubblicità commerciale o elettorale è far guadagnare soldi a chi della nostra sorte interessa ben poco. Solo se siamo coscienti e non condizionati possiamo batterci per un futuro. Dobbiamo avere il coraggio di fare autocritica, di liberarci delle impalcature costruite da altri, serve coscienza su cosa diamo ai figli se non siamo capaci di scelte autonome. Spesso sotto forma di divertimento, ci appioppano testimonianze lontane dalla realtà, hanno il potere di mettere nella nostra mente un tarlo preposto all'acquisizione di un nuovo esempio, seguirà una campagna commerciale o politica. E’ il caso del via libera dato dall'Europarlamento ai cibi quali l’hamburger di coccodrillo o di zebra, scorpioni o cavallette fritte, nano materiali o coloranti prodotti con tecnologie avanzate; dei dati Istat forniti “pro domo sua”,  ossia del governo Renzi, che vedono un Italia uscita dalla crisi e con meno disoccupati. Bisogna sapersi difendere per recuperare l’ingenuità del bambino che guardando la bolla salire è stato il modello di un marchio di sapone, altrimenti non sarebbe servita l’istruzione e l’esperienza, per rimuovere l’acre odore della schiavitù.

lunedì 26 ottobre 2015

Cittadinanza agli stranieri, sì o NO


La raffigurazione della Libertà, guida del popolo durante la rivoluzione francese, è decisiva poiché tiene in mano stretta saldamente, la bandiera della Francia. Il drappo trascina, unisce e avvolge gli esseri che in esso si rispecchiano. E’ la croce dei cristiani, la stella di Davide degli ebrei, la mezzaluna per i musulmani, come per molti simboli, un mezzo di riconoscimento e affrancamento. Nelle colonie, diventate indipendenti, sono un emblema capace di fondere persone arrivate da varie parti del pianeta con lo stesso obiettivo, quello di costruire nuove nazioni, e determinare il proprio destino. L’integrazione tra i nuovi arrivati è stata possibile per la vastità dei territori, anche se la popolazione autoctona è stata prevaricata e falcidiata. Altri tempi, che oggi alcuni prospettano con la tanto decantata globalizzazione in Europa. Gli interessi nascosti dietro all'inclusione europea sono: ridimensionamento dei diritti sociali, concorrenza lavorativa a basso prezzo, rielaborazione attraverso il voto dei regimi democratici. Non è poi tanto complicato centrare l’obiettivo, BASTA permettere a migliaia di migranti d’entrare nei nostri paesi e farli rivaleggiare per un posto di lavoro, l’orario aumenterà, al contrario ferie e salari come per magia scenderanno. Inoltre l’acquisto attuato da parte di sultani, di principi veri e fasulli, prepara uno scardinamento delle democrazie europee, comprate con mire espansionistiche. Politici corrotti dai petroldollari, la cui miopia fa vivere alla giornata, rubano la libertà ai nostri figli. La cittadinanza per i migranti scardinerà l’ordine politico, togliendo
identità culturale alle nostre società. Vi ricordate l’importanza del voto in un regime democratico, vero? Non sarà una ricchezza perché gli europei fanno pochi figli, e i migranti dell’Africa e dell’Asia al contrario ne fanno tanti, il risultato sarà l’assoggettamento della nostra cultura e tradizione.
Desideriamo proprio questo? Lo IUS SOLI, il diritto di cittadinanza per nascita in un luogo, ha motivo d’essere in paesi giovani, con una cultura in “via di sviluppo”, non in quelli con civiltà millenarie. Lo IUS SANGUINIS, il diritto di cittadinanza per nascita, rende consapevoli il dover tramandare ai figli tradizione linguistica, storica, di libertà condivisa e ottenuta a caro prezzo, di appartenenza e amore al territorio, di culinaria, e molto altro ancora. Nulla di tutto questo può essere insegnato a scuola, è un bagaglio familiare. La cittadinanza è contraddistinta da diritti civili, politici e sociali, ci dev'essere una condivisione storica e culturale per attuarla in uno Stato.  Siamo disposti ad accettare la poligamia? Siamo disposti ad accettare una censura sul nostro abbigliamento, su quello che leggiamo o vediamo in televisione, sui programmi scolastici? La società multietnica in Europa, darà luogo a guerre difficili da stemperare, produrrà odi e divisioni per il dominio, generando sempre più fratture. E’ un mondo terreno sognato dai preti cristiani, per gli idealisti è un’utopia, per tutti gli altri è solo terreno di conquista e scontro. Una nazione ha ragione d’essere quando un popolo è unito dalla propria Storia e tradizione, in altri casi uniti da una religione. Scardinando le nostre istituzioni entriamo in un campo minato, senza nessuna garanzia di libertà, politica e religiosa. Una cosa sono i diritti e doveri dei migranti di stare nei nostri paesi, seguendo regole e leggi che ci uniscono, NON al diritto di costruire la loro società in terre di cultura millenaria. Interessante un video, visto in Brasile, quindi lontano da tornaconto. Guardatelo, anche se in lingua portoghese, e poi dite BASTA!



venerdì 23 ottobre 2015

Italia una repubblica fondata sul...




Il sistema centrale italiano è costituito da una miscela esplosiva, in ogni caso capace di formare persone eccezionali. Comprendere l’Italia è assai difficile per gli stranieri, sono conquistati dalle belle città, dalle opere d’arti, ne apprezzano la letteratura e la genialità diffusa in tutti i periodi storici, quasi senza deroghe. Una buona parte degli italiani, accerchiata dalla bellezza, neanche se ne accorge, e violenta paesaggi e città, con un’insensibilità uguale o peggiore a quella dei saccheggi di antica memoria. Viene da pensare che natali dell’ingegno, sia crescere in una società indisposta verso gli esseri dotati, mossa da malanimo nei confronti delle personalità laboriose. Mentre il proverbio “mal comune mezzo gaudio”, richiama la condivisione dei mali per trovarli dimezzati, il “schadenfreude” tedesco, alletta sostenendo il piacere provocato a guardare la sfortuna altrui. Non sappiamo quando i due si sono incontrati, però hanno partorito un gioco, dove una moltitudine è propensa a sabotare gli altri, a sminuire capacità, a insegnare e codificare regole tirandosi fuori, eccezione fatta per le persone della propria famiglia o gli adulatori.  E’ forse una maledizione essere gli eredi di tanta gloria e magnificenza; nel DNA scorre una presunzione risentita che non riuscendo a sfociare in una grande impresa, s’incanala in  rancore verso gli altri. Questo rende difficile lavorare in gruppo; c’è l'avversione a condividere un progetto, lo sforzo è speso per smontare il lavoro dei più laboriosi; importante è la spasmodica necessità di accentuare il proprio ruolo, con fanatico personalismo. Quando i cani fanno pipì per marcare il territorio, si ha un’idea di
come agiscono italiani e italiane, ossia passano la vita a segnare il proprio cammino. E’ una pena
perché un italiano ovunque espatria, riesce sempre a emergere, ha sempre una marcia in più, un’impronta che lo caratterizza. Bisogna prendere coscienza che dentro lo “stivale” c’è un popolo qualificato, le politiche social-comuniste qui valgono poco, tutti confidano d’essere migliori o più furbi del vicino; siamo “tutti uguali” per chi parla, vale dal gradino superiore della scala. I poteri forti hanno sempre sfruttato questa dinamica, mettono l’uno contro l’altro per raggiungere i loro scopi, lasciando alla popolazione i resti. In tempi di crisi ne consegue un impoverimento generale, il venir meno dai diritti dati per scontati: la pensione, la scuola, la sanità, la sicurezza. A cosa serve litigare tra operai e imprenditori, impiegati e commercianti? Gli imprenditori possono andare all'estero come vediamo sempre più spesso. Il commerciante se non riesce a resistere deve chiudere, perché una cosa è certa, se non hai uno stipendio garantito per tredici o più mensilità, pagato anche quando sei in ferie, non stai aperto solo per pagare le tasse, sostenendo per anni un rischio d’impresa, al chiodo anche se malato perché non ti corre lo stipendio.  Per mungere la mucca la devi far mangiare bene. In questo sta l’astuzia dei politici, della loro corte e di chi maneggia la ricchezza, plasmano e accrescono lo scontro fuori mantenendo per sé i benefici. Il desiderare il male agli altri, l’invidia derivata dall'insoddisfazione, amplia il disagio tra comuni mortali, gli altri continuano a suonare la cetra.

martedì 20 ottobre 2015

Arabia Saudita, Occidente e Russia, no alla faziosità ingannevole




Il prezzo del tradimento di Giuda, trenta denari, equivaleva allora alla vendita di uno schiavo; quello per il quale siamo venduti è superiore, se questo rallegra, raffreddiamo l'allegria, perché non c’è più limite alla corruzione, concussione, inganno. Se non cominciamo a difendere i nostri diritti, acquisiti nell’ultimo secolo con molta sofferenza, saremmo inchiodati anche noi. In Europa eravamo all’apice, la stragrande maggioranza aveva raggiunto un benessere economico e sociale invidiabile, certo i ricchissimi non erano tanti, e la quantificazione della loro ricchezza non era stratosferica. L’impulso chiamiamolo “capitalistico-finanziario”, nato e allevato da una cultura che vede il denaro come unica meta, preme perché il sistema cerchi profitti sempre più alti, la persona nella sua fisicità non è importante bensì mezzo per ottenerlo. Per questo vediamo affogare la classe media e non riusciamo a capire, tanto per fare un esempio, perché il manager della Volkswagen Martin Winterkom si porta a casa 28 milioni di pensione e 32 di buonuscita, cifra enorme, superiore anche alla realizzazione di una vincita alla lotteria, sogno di un comune mortale. Quel signore ha molti pari, e tutti innalzano gli scudi per difendere il loro castello costruito a nostra insaputa, quando sfruttavamo felici un periodo di pace e tranquillità. Cominciamo a vedere come sono incanalate le informazioni e le divergenze, perché siamo portati per mano a sostenere argomenti viziati all’origine, altri trovano il forziere con l'oro, a noi corrisponderà povertà e autocrazia. Un esempio di specchietto per allodola: nel mondo occidentale è beneficiaria di ampi spazi l’Arabia Saudita, monarchia assoluta nata nel 1932 dal nulla. La famiglia Saud ha vinto la sua battaglia contro i Rashid, creando un regno in territori appartenuti all’Egitto, all’impero Ottomano e ad altre famiglie. La popolazione originaria era nomade o semi-nomade. Purtroppo i Saud per mantenere il loro potere, hanno imposto un ordinamento retto sul fondamentalismo sunnita; è prevista la pena di morte per apostasia, sul loro
territorio ogni simbolo religioso non conforme all’islam è vietato, è tra i pochi paesi sul pianeta a non avere un parlamento, sono finanziatori della “fratellanza musulmana”, e molto altro ancora . Le donne non possono guidare, e non aggiungiamo gli altri divieti imposti al sesso femminile, per misericordia al buon senso e alla stupidità di lor signori. Basterebbe solo questo per biasimarli, sennonché hanno la più grande riserva di petrolio al mondo, e sono alleati degli americani nella politica estera. “Do ut des”, do affinché tu dia, così facendo entrambi si sono turati il naso e gli
aggregati seguono.  Ogni tanto qualcuno si sveglia, ricadendo rapidamente in letargo. Nel frangente si dimostra contrarietà per la sorte di Alì, un’attivista sciita di vent’anni e da tre e mezzo in carcere, condannato alla decapitazione; dopo morto il suo corpo non avrà pace, il disgraziato sarà crocefisso, lasciato agli uccelli rapaci e alla putrefazione, come spiegato dallo scrittore Tahar Ben Jelloun. Non è un circostanza rara, negli ultimi otto mesi sono state eseguite 114 condanne a morte. Il blogger saudita Raif Badawi sta scontando la sua pena di dieci anni e 1000 frustate, sì frustate, per aver messo un “mi piace” su facebook di un arabo cristiano, e mosso una moderatissima critica a delle personalità politiche. Qual è la differenza tra questo paese e la Siria? Sarebbe interessante avere una risposta dal presidente Obama, dai titubanti politici europei, dalla congrega che li sostiene con la puzza sotto il naso, nicchiando tutti dallo scendere in campo affiancati alla Russia per sconfiggere Isis, motivando questa contrarietà con il non volere aiutare il dittatore siriano Assad. Non uno stinco di santo, però in quell’arena non esistono regole, se no quelle motivate dall’interesse di personalità legate a vendita di armi, petrolio e amenità del genere. Se fosse vero l’interesse per la popolazione civile, da troppo tempo qualcuno si sarebbe mosso, purtroppo come la classe media europea, sono e siamo carne da macello e neanche di primo taglio. Il 6 di ottobre dovrebbero prendere una decisione sul prossimo Salone del Libro, sarebbe una blasfemia avere l’Arabia Saudita come paese ospite, magari bisognerà pure chinare la testa e dare il posteriore perché libri, contrari alle usanze locali non entrino sul “sacro territorio”. Siamo sollevati dal sapere che nella vecchia Europa, in alcuni paesi esiste ancora la rispettabilità, è il caso della piccola Norvegia, primo paese a chiedere all’Arabia Saudita la reciprocità, non permettendo la costruzione di moschee con i soldi dei sauditi finché non sarà possibile formare comunità di altre religioni a casa loro; della Svizzera che con un referendum ha bocciato la costruzione di minareti.  Piccole quisquilie, in serie possono arginare il malcostume di venderci fumo, o di contarci come teste in un gregge sorvegliato dal pastore di turno. Il denaro sporco non è solo quello della malavita organizzata, viaggia tranquillamente e quotidianamente sotto il nostro naso. Alti burocrati, grandi manager, politici con posizioni decisionali, questi hanno la leva per condizionare il nostro futuro; fino a quando il nostro voto avrà valore, è necessario sorvolare sugli aspetti da guardoni, proporzionati da televisione e giornali, come nel vecchio “pane e circo” dei Romani, e cercare il filo che unisce le persone al denaro. Bisogna stringere l’assedio ai corrotti e ai mistificatori, per puntellare all’infinito il nostro diritto a società giuste, alla sicurezza sociale, alla dignità personale.

La Turchia nella Comunità Europea, solo questo ci manca




La goccia scava la pietra, lo dicevano gli antichi, purtroppo richiede parecchio tempo, ciò non toglie la volontà di provarci fino al tormentone. La Storia per la maggioranza delle persone non è maestra di vita, forse dipende dagli insegnanti, incapaci di renderla una materia viva; di fatto, molti non riescono ad accostare delle vicende accadute nel passato con eventi sopraggiunti, a volte potendo addirittura comparare con il presente. Si aggiunga a questo l’idea strampalata del non poter evocare il passato, perché il “nuovo” è migliore, portatore sempre e comunque di progresso. Bisogna anche metterci la supponenza umana, ignara della differenza tra apprendere e comprendere, oppressa nel giudizio da condizionamenti e istinti primari. Interessante rilevare come i problemi legati all'essere umano: nascere, vivere, morire e le derivanti pene, inquietudini e depressioni non cambiano pur attraversando i millenni. Non è diverso un persecutore di ieri rispetto a uno di oggi, e passano secoli, però violenze ed efferatezze sono sempre qui. Vigliaccheria, tradimento, menzogna, insidie invariabili. Tanta strada ma l’evoluzione non è arrivata; nelle guerre oggi come allora si parla di genocidi, stupri, miseria, gente che scappa, schiavitù. Può sembrare un paradosso eppure la Storia non inganna, si tratta sempre di uomini, guidati da odi, intolleranze, desideri di conquiste e sopraffazione.  Difficile non fare un raffronto con quanto sta avvenendo, osservando il quadro della “Battaglia di Vienna del 1683”, il top della lotta tra l’impero
Ottomano e l’Europa, quando il nostro continente sembrava non aver speranze, anche perché tormentato da guerre politiche e religiose tra i vari paesi.  Il potente impero Ottomano era scaturito da quello turco Selgiuchidi, esteso dall'Anatolia al Punjab, con la Persia centro del dominio.  I turchi Selgiuchidi in origine vivevano le sponde del mar Nero e del Caspio, e popolazioni turche erano anche gli Unni, gli Avari, i Bulgari che occupavano l’attuale Ungheria, chiamata dai Bizantini “Turchia”.  Al contrario adesso i turchi vivono sul territorio appartenuto alla civiltà bizantina fino al 1453, anno della conquista di Costantinopoli. L’impero Ottomano alleato della Germania si frantuma alla fine del Primo conflitto mondiale, a seguito delle guerre balcaniche e italo-turca, quando la Libia ultimo possedimento ottomano in terra d’Africa, diventa colonia italiana. Deposto dal popolo l’ultimo
sultano, il comandante militare Mustafa Kemal (noto come Ataturk, padre dei Turchi) nel 1923 cacciò i greci, che avevano acquisito delle concessioni territoriali, e si assicura in campo internazionale il riconoscimento della Repubblica, come Stato subentrato all'Impero Ottomano. Questo militare si dimostrerà lungimirante: il paese avrà una costituzione, sarà laicizzato, si riconoscerà la parità dei sessi, e si deciderà per l’elezione del presidente a suffragio universale ogni cinque anni. Oltre alla popolazione turca, nel territorio s’incontravano anche curdi, greci, ebrei e armeni. Questi avevano subito una pulizia etnica negli ultimi anni dell’impero ottomano, tra il 1915 e 1916 perché accusati d’essersi alleati con la Russia.  Passano decenni e in una Turchia laicizzata e con una buona economia, dove tre grandi partiti si affrontano nelle elezioni politiche, arriva il signor Erdogan. Chi è costui? Un venditore di limonata, al quale uno Stato laico, filo occidentale ha dato la possibilità di crescere. Come ricambia? Finendo nel 1998 in carcere per dieci mesi accusato d’incitamento all'odio religioso, e non anni come avviene nei paesi a ordinamento islamico, con aggiunta di frustate e condanne a morte. Uscito fonda un partito islamista conservatore, e sfrutta il crescente evolversi delle contese in Medio Oriente per farsi delle idee faraoniche, come il palazzo bramato e costato ai turchi 650 milioni di dollari, le cui dimensioni sono più vaste trenta volte la “Casa Bianca”. Nel 2005 nega il genocidio armeno, per questo si scontrerà con il parlamento europeo, non del tutto sprovveduto, e che iniziava a dubitare dell’alleato atlantico, sempre più ingombrante.  Inutile il pressante tirare per la giacchetta degli Usa, che volevano la Turchia facente parte della Comunità europea; come sempre, lo sappiamo, sono illuminati dal dio denaro e ciechi fino a quando non cadono nel baratro. Il presidente turco è al momento abbastanza in difficoltà perché come in altri paesi, esempio il Brasile, i capitali entrati con la politica espansiva americana e utilizzati per indebitarsi a basso prezzo, con il cambio di politica della Federal Reserve sono volati via, lasciando da pagare interessi sempre più alti, anche per il cambio non favorevole con il dollaro. Utopie di rinascita dell’“impero ottomano” si scontrano con situazioni sfuggite di mano a molti. Il bluff di Erdogan si scioglie come neve al sole quando la richiesta di combattere l’Isis, lo vede più intento a sferrare attacchi contro i ribelli curdi, che insidiano nelle elezioni politiche il suo potere. I curdi sono realmente uno strano caso, non interessano a nessuna anima pia, eppure nel mondo ce ne sono parecchie!  Qui non si parla di una piccola etnia, bensì di 40 milioni di persone prive di unità nazionale, sparse oltre che in Turchia dove sono il 18%, in Iran, in Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Azerbaigian. Per futura memoria dei sempre pronti a battersi per una causa! Ora le lacrime di coccodrillo di Erdogan per la strage di Ankara, servono ai politici occidentali per continuare a preservare un’alleanza di fatto minata da anni, utile solo per commerci e interessi in parte sommersi. E’ arrivato il momento per l’Occidente di fare un bilancio, sono diventate troppe le situazioni incontrollate, abbiamo davanti popolazioni affamate, devastate da guerre e fanatismi, i cui capi pensano solo a mantenere il potere e la testa attaccata al corpo. Difficile trovare il giusto in mezzo a questo caos. Certo non si vedono più i cavalli al galoppo ma la bandiera nera con la mezzaluna è sempre presente.  Non scherziamo, ci siamo già passati.

domenica 18 ottobre 2015

Perché i politici regalano sempre una mela...




Se confidi nel mito o nella genesi, la discordia nasce sempre con l’offerta di un pomo, una semplice mela. Questo frutto simboleggia nei fatti la regola del “divide et impera”, dividi e comanda. L’istruzione generalizzata avrebbe dovuto portare alla conoscenza della Storia, a scoprire come la maggioranza degli esseri umani sia sempre stata indotta a perseguire scopi lontani dal proprio interesse, a favore del padrone di turno.  Nell’Occidentale la piramide non è più a punta ma a gradoni, di fatto per l’uomo comune cambia assai poco, in balia dei pifferai diventati più raffinati. Dividersi in fazioni genera lo spostamento dell’obiettivo, il moltiplicarsi di possibili responsabili, rende difficile colpire il centro. Di esempi ce ne sono tantissimi: le varie riforme della scuola non hanno mai avuto come tema principale l’insegnamento ai giovani, favorendo l'evolversi. Al contrario una maionese impazzita deve rimediare agli errori generati da regalie, scambiate con voti nelle elezioni politiche del passato: spese troppe alte per il personale a discapito delle strutture; professori capaci e poco retribuiti
suppliscono a chi si è impadronito di un posto, con altri in fila di attesa; l’industria libraria, perfino questa di parte, deve incrementare e per questo cambia virgole e puntini nei libri sempre da aggiornare. Nella sanità i malati sono l’ultimo dei problemi, girando troppi soldi è diventato solo un regno da conquistare: alcune difficoltà sono simili alla scuola, soprattutto per quanto riguarda strutture e personale; si aggiungono le baronie utili per creare vassalli e valvassori, in un turbinio di denaro, potere e arroganza. Questo è nulla rispetto al mondo sommerso che scorre parallelo, anche se alcune particelle ogni tanto arrivano a noi: banche, finanza, armi, grandi commesse. Travalica le nostre democrazie di facciata, gettando la mascherina quando dei sassolini bloccano gli ingranaggi; in quel momento siamo chiamati a far numero, alimentando faide e discordie, dalle quali a volte uscirà un nuovo pastore di pecore. Guardiamo la guerra civile in Siria, sappiamo ben poco, siamo indirizzati
a prendervi parte con notizie frammentarie. Il presidente Assad è un dittatore, come tanti; applica tortura, pena di morte, non differenziandosi da altri compreso gli Usa, bravi a gridare le nefandezze di altri, escludendosi dalla partita. Qualcuno ci può spiegare perché il presidente siriano è un nemico più terribile dell’Isis, o dell’integralismo islamico?  Durante la Seconda guerra mondiale tutti si sono turati il naso: USA, Inghilterra, Francia in primis, felici di avere come alleato Stalin, certo non uno stinco di santo! Quanti sono gli intriganti e quale il loro tornaconto nel mandar gambe all’aria la Siria? Prima della guerra civile la popolazione non fuggiva in massa, beneficiava di un’alta scolarizzazione e ha poca propensione al fondamentalismo religioso, a differenza dei paesi confinanti. A noi cadde a pioggia il problema di chi scappa da questa guerra e la spesa militare per arginarla. E’ di questi giorni la provvidenziale notizia sullo sviluppo dell’economia italiana, di là delle attese. Un piccolo miracolo! La percezione dei cittadini è tutt’altra, infatti si vive tra: disoccupati giovanili; quelli che hanno perso lavoro, con l'impossibilità di trovarrne uno allo stesso livello pre-crisi; la prevalenza dei pensionati a reddito miserabile; gli esodati. L’impressione è di una pillola indorata, o di una mela, per far ingurgitare qualche medicina imbevibile. Insomma una preparazione del terreno per qualcosa da venire. Per questo è necessario imparare a non farsi convogliare, è obbligatorio dettare l’ordine ai governanti. In una democrazia il governo, il parlamento sono lì per SERVIRCI, non il contrario. Per continuare nel cammino senza retrocedere, dobbiamo essere noi gli elettori a scrivere il programma di governo, no i luminari dei partiti politici, avvezzi a nascondere nelle postille, tutto e il suo contrario. Serve in sostanza una camera di compensazione, dove le richieste del popolo elettore sono selezionate a maggioranza per priorità e urgenza. Lo sbandierare lo spettro del populismo, come se il vocabolo fosse una parolaccia, offusca la realtà, quella di un’oligarchia elevata al potere attraverso elezioni basate sulla propaganda della rivalità e discordia, pubblicizzata come un detersivo, lo si prende per induzione, non per conoscenza. Bisogna imparare a leggere le etichette con la lente d’ingrandimento, e se abbiamo problemi di vista anziché chiederlo al negoziante, investighiamo la sua provenienza.

Sinistrati dall'ipocrisia

Dove mai sarà l'allegra brigata che inneggiava alla pace marciando con la bandiera arcobaleno? Era tutto un colore: famigliole con bambini, giovani con alti ideali, intellettuali di sinistra, gente comune e dello spettacolo mischiata ai cattocomunisti. Tutti evaporati? In quell'epoca i tamburi di guerra erano lontani, nondimeno tante case sfoggiavano nelle finestre e nei balconi la bandiera della vocazione non belligerante. Chi non manifestava si sentiva associato al dio Marte, nel circolo dei guerrafondai e dei venditori di armi. Non tutti erano omologati e ammassati negli archetipi dominanti, i ricordi tornano, e l'ipocrisia di chi fa finta d'essere approdato in un mondo nuovo è insopportabile. Il presente è frutto degli errori commessi negli ultimi decenni, quando il “diritto” è entrato nel vocabolario quotidiano. Il “diritto all'istruzione” è stato calpestato da coloro che senza lavorare, trascorrevano anni nelle università senza laurearsi, perché tanto costava poco; i genitori mandavano i figli a scuola certi che l’incombenza a predisporli all'apprendimento fosse solo del corpo docente. Il “diritto alla sanità” ha comportato un aumento di prestazioni nel pronto soccorso perché non si faceva la fila dal medico; nella spesa farmaceutica quando si pretendeva gratis anche la siringa. Il “diritto alla pensione” ha regalato a molti, con quindici o meno anni di contributi, un sostentamento per il resto della vita, con la possibilità di continuare a lavorare, e un garantito in tasca elargito per tredici o più mensilità. Il “diritto alla casa” ha concesso a chi sapeva muoversi, di non fare sacrifici per comprarne una, si entrava in possesso di
un’abitazione a prezzo stracciato, indipendente dalla situazione economica del nucleo familiare, spesso ereditando il privilegio. Il “diritto al lavoro” ha permesso a molti di assentarsi con controlli sui generis, di lavorare senza rendimento, di pretendere uno stipendio come se fosse un dovuto, non un ricevere effetto di un dare. Tutto era distribuito allegramente, in cambio il ventre molle della politica
e dei personaggi influenti negli ambienti della baronia universitaria, della magistratura, dei giornalisti, dei bancari, del mondo finanziario, troppi per elencarli tutti, diventava sempre più potente e vorace. Come gli antichi feudatari, la gestione era mandata avanti con il sistema della raccomandazione, guai a non far parte di un partito, sindacato, chiesa, o potentato. Chi osava avversare il meccanismo, troppo squilibrato perché continuasse in eterno, era tacciato di reazionario, ignorante, guardato con sufficienza. Non c’è nessun piacere nel ravvisare la disfatta, solo il desiderio di trovare una via d’uscita per non danneggiare i ragazzi, le future generazioni. Abbiamo agito ipocritamente, peccato di presunzione, di stupidità. Soprattutto è mancato l'equilibrio, il buon senso contadino. Per convivere con gli altri ci devono essere regole, e non possono essere personali. Devono abbracciare un gran numero di situazioni, ma se a queste devi aggiungere di continuo delle postille, salta all'aria tutto. Diogene asseriva che l’uomo libero è indipendente dalla società, per questo viveva in una botte. Non è il nostro caso! Noi vogliamo stare in collettività, però dettando le regole a noi favorevoli, lasciando fuori la realtà degli altri, questi sconosciuti… Impossibile, per quanto siamo astuti, ce ne sarà sempre uno di più. Se conquistano o acquistano il potere, per noi la frittata è fatta. E’ necessario smetterla di seguire come le pecore, il pastore di turno, dobbiamo farci guidare nelle situazioni dalla ragionevolezza; l’alleato è il vicino di casa con il quale gioco forza, bisogna scendere a patti. Il dichiararsi di un partito o dell’altro, destra, sinistra, brandire coerenze alle quali non riusciamo dar seguito, fa di tutti noi carne da cannone.


venerdì 16 ottobre 2015

TTIP in arrivo un altro raggiro



Mettiamola così, non riuscendo più in Occidente a stare con i piedi per terra, negli ultimi anni il demonio si è organizzato e ha preparato un piatto che ci vede quasi cotti a puntino. Il demonio non è un singolo soggetto, agisce in gruppo, e allestisce trappole perché noi, gli allegri idioti, ci finiamo dentro, felici e contenti. E’ accaduto che nell'ultimo secolo, i nostri nonni e genitori abbiano patito due conflitti mondiali, hanno sgobbato parecchio, potendo però lasciarci il frutto di tale lavoro: l’affidamento, in comodato d’uso, di una società libera, con ampie tutele sul lavoro, sicurezza, istruzione. Noi non abbiamo ringraziato per il lavoro sporco, per la fatica nel dover affrontare una ricostruzione con tante insidie, le poche ore di svago e i sacrifici per lasciare questa prosperità. No, abbiamo dissacrato le loro idee, sbeffeggiato l’onestà, l’integrità, la rettitudine, prendendoli in giro per l’ingenuità di una vita semplice. Adesso che abbiamo smantellato i pilastri dell’umana convivenza, inneggiando ai “privilegi” personali, vedremo quanto saremmo bravi a cavarcela. La crisi nata dalla voracità finanziaria ha cominciato a diminuire i diritti, sembrava impossibile che accadesse, eppure è avvenuto. Mentre noi negli anni passati scendevamo in piazza per i più disparati motivi, il demonio ha deciso che da queste parti gli operai costavano troppo e, con un pianeta grandino, le industrie potevano essere spostate in luoghi più compiacenti. Adesso alcuni cominciano a sospettare dei migranti, persone con minor coscienza dei loro diritti, e diciamolo pure, abituati a sgobbare più di noi. Tanto per fare un esempio, non avremmo dubbi sulla scelta tra
un’altezzosa e scontrosa commessa o impiegata, e una migrante dolce e sorridente. Il demonio è un tipino interessante perché dividendosi e moltiplicandosi, trova mille artifici come il TTIP, un Trattato
Transatlantico sul commercio e gli investimenti promosso nel luglio 2013 (guarda caso in piena crisi!) tra gli Usa e l’Unione Europea. Divertente che noi comuni mortali, ancora elettori, ne sentiamo parlare marginalmente, trapela pochissimo; la sua stesura è segreta e sconosciuta anche dai parlamentari nazionali. L’obiettivo dell’accordo è integrare il mercato americano ed europeo, riducendo dazi doganali, rimuovendo barriere non tariffarie, standardizzando qualità e regolamenti. Per intenderci, un gruppo di signori spinti da una settantina di multinazionali, e chissà quanti lobbisti, sta decidendo sopra le nostre teste, di approvare delle norme che possono cambiare le regole all'interno di uno Stato, annullando le garanzie di tutela dei cittadini. Basterà che una determinata impresa intenti una causa per “perdita di profitto”, e uno Stato si troverà a mandare all'aria i diritti sociali. Se litighiamo adesso perché vogliono imporre all'Italia la mozzarella fatta con il latte in polvere anziché con quello fresco, immaginate cosa succederà con il TTIP! L’elogio alla follia, chiediamo perdono al buon Erasmo, è che tutto passa per le mani di pochissime persone, il trasvolo oltreoceano di molti politici europei e di casa nostra, insospettisce non poco. Con una ratifica possiamo veder sospesi diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente, di cittadinanza, scompaginando conquiste sociali dell’ultimo secolo. Tutto in barba alla democrazia. Qualcuno mi vuole spiegare perché scrivere articoli sulla paura dei cinesi per la “Magna Carta”, esposta a Pechino nella riservata ambasciata inglese anziché nell'Università del Popolo, per diniego dell’autorizzazione, rimarcando la censura, e assolutamente nessuno indaga sul TTIP? Intanto con l'anno scolastico iniziano le liti sui menù scolastici, alcune mamme si lamentano della bieta surgelata e della mancanza di menù biologico; altre con bambini piccoli dell'orario, troppo presto o troppo tardi se lavorano. Buon appetito Demonio!

giovedì 15 ottobre 2015

Scuola, piccoli grandi miracoli




In questo periodo storico, molti ragazzi anche con ottimi voti a scuola, non trovano una ragione per andarci. Inutile il dispiego di motivi da parte dei genitori, loro controbattono mostrandoti i video su “you tube” con professori divertentissimi, e altre trappole del genere. E' difficile anche per chi ancora crede nell'istituzione e nei docenti, dare del tutto torto ai figli, perché il mondo degli adulti è diventato assai complesso. I bambini diventati grandicelli, squadrano gli insegnanti, e riescono con rapidità a scoperchiare l’adulto: le manie, le insofferenze, le antipatie, le insicurezze. Ogni mattina alunni preparati e non, si destreggiano, utilizzando le informazioni recepite. La classe è un gruppo che agisce in branco, diventa facile  pianificare le azioni nei confronti dei professori. Una buona parte svolge la professione con l’occhio al termine delle lezioni, quasi come gli alunni; un’altra tenta di spiegare una lezione condizionandola all'applicazione di concetti assunti meccanicamente. Per fortuna esistono le eccezioni! Quando i figli tornano a casa, siamo preparati al brontolio quotidiano sul professore che rifila video, un altro non sa spiegare, poi ci sono i cultori della lavagna elettronica, che portano acqua al mulino a chi vorrebbe apprendere attraverso le nuove tecnologie, non uscendo dalla propria stanza. Finalmente un pomeriggio accade il miracolo: -  ti stupiscono parlando con
interrogativi precisi e consapevoli sulla “libertà” interna ed esterna; si domandano se gli animali selvaggi sono più liberi degli umani; se avevano ragione gli esistenzialisti nell'affermare che siamo tutti liberi e responsabili delle nostre scelte; se avesse ragione Mill nel sostenere che lo Stato deve intervenire sui cittadini solo quando pregiudica gli altri; o su quanto influenzano le condizioni materiali sull'essere libero. Un flusso di pensieri scorre come un fiume in piena. Frasi lette durante una lezione aprono un universo, spunta il dubbio se la libertà è una concessione o se te la devi meritare; s’intuisce che vivendo in una società nessuno è autosufficiente, tutti abbiamo degli obblighi, basta vedere in piccolo com'è organizzata la famiglia, il lavoro. Il pensiero sofferma su quanto l'istinto è decisivo per la condotta degli animali, al contrario noi umani possiamo scegliere. Quanto è vera però questa libertà, se poi ognuno è condizionato dalla società in cui vive o dalla famiglia? Improvvisamente gli alunni scoprono il valore della scuola nel suo insieme; negli stimoli di alcuni professori, abili nello spalancare la porta sulla conoscenza. Nello spingere e incanalare la curiosità sulle domande del chi siamo e dove vogliamo andare. Ecco a questo punto un genitore può sentirsi felice, il figlio sta diventando un adulto cosciente, e ancora una volta bisogna ringraziare il professore di turno che insegna l’intelletto a volare.

sabato 3 ottobre 2015

Brasile come mangiarsi un paese e vivere felici



I moderni brasiliani pare conoscano solo il tempo presente. Non hanno nessuna voglia di guardare al passato, essenziale per uscire da situazioni sfavorevoli, e il futuro tra un misto di scaramanzia e fatalismo, non è seducente. Questo, unito all’inesperienza, fa sì che il ricchissimo Brasile, dopo aver fatto qualche passo in avanti, di fronte all’emergenza esegua un balzo a ritroso. Nei primi anni del ‘900 il paese aveva una buona economia, soprannominata la politica del “caffè-latte”, perché con lo zucchero, erano i prodotti più esportati. Negli anni ’20 una forte depressione per il crollo del prezzo del caffè, favorisce gli oppositori del regime oligarchico dei latifondisti. Rappresentante di questa cordata era Getulio Vargas, avvocato nato in una famiglia ricca e potente, che perde le elezioni, ma nel ’37 spodesta il governo e diventa presidente, avviando una dittatura militare. Ebbe simpatie per Hitler e Mussolini ma gli USA dopo Pearl Harbor, lo inducono a inviare un corpo militare in Italia e Africa settentrionale, così per sua fortuna alla fine del conflitto sta con la parte giusta.  Poco dopo fu deposto da un pronunciamento militare, tuttavia da questa fase il paese uscirà con elezioni libere, una costituzione democratica e federale. Nel ’50 Vargas riesce a farsi rieleggere. Il suo governo non aveva una maggioranza consolidata, l’aggravarsi dei problemi economici e la corruzione tra gli uomini della sua amministrazione, lo portano al suicidio nel ’54, prima, però aveva creato il monopolio del petrolio, fondando la Petrobrás. Anello di congiunzione al periodo attuale. L’operazione scoperta dalla polizia federale brasiliana e denominata “lava-jato” prende il nome da un distributore di benzina, nel quale funzionava un ufficio di cambio, dove avveniva il “lavaggio rapido” del denaro illecito; la somma pattuita era consegnata dalle maggiori imprese di costruzioni a politici corrotti in cambio di contratti con imprese pubbliche,
particolarmente con Petrobrás. Questa impresa petrolifera impiega 80.000 persone, e si deve moltiplicare per due e mezzo le persone nell’indotto, tanto per dare un’idea dell’elevatissimo numero di beneficiari. Intanto è sparita la felicità per i nuovi giacimenti scoperti, a 300 km dalla costa nel 2007, e per il 4° posto sbandierato nella classifica mondiale, portando la sua valutazione nel 2008 a 200 miliardi di euro, adesso è 85% in meno. Bisogna con realismo elencare cause e concause per
tentare di comprendere il reale problema di questo paese. La popolazione brasiliana è di oltre 200 milioni, senza contare la realtà dei bambini nati per strada e sconosciuti perché senza identità. In Brasile ci sono più omicidi in un anno, dei morti causati dalla guerra civile siriana. Da un rapporto dell’ONU nel 2012 sono state uccise 42 mila persone, delle 50 città più violente della terra, 16 sono brasiliane, e il numero è in crescita. Nel 2013 il PIL brasiliano era di 2.246 milioni di dollari, occupando la 7° posizione mondiale. Se andiamo a ritroso, scopriamo che il Brasile nel 1975 era popolato da 121.500.000 abitanti, il suo PIL era di 108 milioni di dollari. Il problema è che il PIL, il prodotto interno lordo, in un paese come il Brasile serve solo per la tifoseria calcistica e per la propaganda politica: evviva siamo al settimo posto! Altra cosa è il PPA, la parità del potere d’acquisto pro capite, questa sì serve a comparare il benessere dei singoli paesi. Succede che il gigante retrocede all' 81° posto, perché nel 2013 il suo PPA  pro capite era di 11.747 dollari. Per avere un’idea del gioco: il piccolo Portogallo era popolato nel 1975 da 9.093.000, il suo PIL era di 19,3 milioni di dollari; nel 2013 con una popolazione di 10.460.000 contava con un PIL di 227,3 milioni, ma con un PPA di 23.047 dollari, perciò a differenza del Brasile stava al 45° posto! Ricordiamo la storia raccontata dal poeta romano Trilussa: se qualcuno mangia un pollo e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo. Non vi è preoccupazione per chi è rimasto con la pancia vuota.Questo avviene in Brasile, la ricchezza del “prodotto interno lordo” è aumentata di forma impressionante, chi detiene il potere nel piccolo centro, nella grande città, nel governo centrale ha un pollo gigantesco, elargisce a volte delle alette, e si mangia il resto. La Petrobrás è stata inghiottita con tanta ingordigia che il suo debito è tre volte la sua liquidità; quando si parla d’investimenti sbagliati nell’acquisto di una raffineria nel Texas, del ribasso del petrolio per spiegare la situazione, bisognerebbe quantificare gli introiti derivati da milioni di barili estratti per anni, investigare la responsabilità personale e politica delle scelte scellerate. Addentrandosi nell’organizzazione del paese c’è da domandarsi se non è arrivato il tempo di diminuire il potere del presidente, infatti, l’esecutivo concedendogli le funzioni di capo di stato e di governo, delega un’autorità enorme in seno ad una democrazia giovane, con un quarto della popolazione povera, e con basso livello d’istruzione, per di più in un continente di “caudillos”. L’impreparazione della classe politica è grande quanto la sua voracità; dalla piccola cittadina alla grande metropoli i politici fanno man bassa, fregandosi della povertà, dell’insicurezza generalizzata, delle strade insicure, dell’assenza di ferrovie, dei trasporti costosi, della mancanza nel settore sanitario e dell’istruzione pubblica. Nelle ottime università pubbliche federali, la percentuale dei poveri è irrisoria, dovuto all’impossibilità di frequentare sin dalle elementari le costose scuole private e quindi riuscire a superare il test di ammissione. La crisi finanziaria, il rallentamento dell’economia cinese con il calo del prezzo delle materie prime, che implica la diminuzione della bilancia dei pagamenti, e infine il colpo di grazia per la fine delle politiche monetarie espansive che influenzano tassi e flussi finanziari a livello globale, limitando la propensione agli investimenti, lascia presagire un periodo di restrizioni. La speranza è riposta nella parte sana della società, quella che ha vissuto fino ad oggi lontano dalla cerchia politica e affaristica, magari vivacizzata da esperienze all’estero, giovane e con un ideale non solo consumistico e edonista. La ricchezza del Brasile è come il tesoro trovato da Ali Babà, non si può dare in gestione al quarantunesimo ladrone.