giovedì 30 luglio 2015

Siamo tutti GRECI o meglio ELLENI


Φοβάμαι τους γερμανούς ακόμα και όταν φέρνουν δώρα
timeo quod germani etiam cum dona ferentibus

Da adulti tendiamo ad apparire ponderati, però da tempo assistiamo al massacro della Grecia con malcelata tolleranza. La ribellione odierna, rabbonita per mesi, non è possibile respingerla, perciò è mista a collera e smarrimento. Non è solo amore verso la culla della nostra civiltà europea, è indignazione per lo scempio compiuto scientemente da secoli contro un’intera popolazione.  Volete degli esempi di pesi e misure differenti? Lo sterminio delle popolazioni indigene nelle Americhe, la tratta degli schiavi venduti dai loro capi tribù, riempie pagine di giornali e libri, degli scrupolosi hanno sviluppato trattati diventati “bibbie” per politici terzomondisti.  Molti vorrebbero farci cospargere il capo di cenere per colpe datate, al contrario quello che accadde a due passi da noi, ora, interessa per sommi capi. Aprire negli ultimi mesi i giornali e leggere sulla Grecia, richiede una pazienza di Giobbe; economisti e opinionisti prezzolati offrono ai lettori articoli, per incanalare le pecore verso i loro padroni. Cerchiamo di sciogliere il bandolo,  lasciando a ognuno la possibilità di farsi un’idea, giacché ancora non difetta il libero pensiero. Il quadro “Il massacro di Scio” di Eugène Delacroix, con realismo impressionante mostra le famiglie greche in attesa della morte o della schiavitù, in seguito alla violenta repressione compiuta dai turchi ottomani nel 1822; evento realmente accaduto durante la guerra d’indipendenza, quando ventimila
greci furono uccisi per il loro sogno di libertà. Da troppi secoli il dio Elleno, padre dei capostipiti delle tribù greche, non volge lo sguardo verso il suo popolo. Povera Grecia, sarà dominata dagli Ottomani fino ai primi decenni del XIX secolo, quando la popolazione si ribella e con l’aiuto della Francia, Inghilterra e Russia conquista la sospirata indipendenza. Sembra un caos la storia sviluppata da allora ai nostri giorni; non il “caos” degli antichi greci, inteso come il vuoto, anteriore alla nascita del cosmo, dal quale emersero gli dèi e gli uomini. Pensate bene, il primo presidente della neonata Repubblica  sarà il ministro degli esteri russo, ironia della sorte, un nobile greco. Morirà assassinato, e quale sarà la trovata geniale delle grandi potenze europee? Instaurare una monarchia,  sistemando sul trono il bavarese Ottone di Wittelsbach. Una rivolta lo detronizza ma ben presto è rimpiazzato con il principe Vilhelm di Danimarca. La Grecia attraversa il periodo tra le due guerre mondiali tra monarchia “nordica” e governi guidati dai militari; durante la seconda guerra mondiale i tedeschi la occupano. Alla fine del conflitto è scelta la monarchia nordica nuovamente, l’esito del referendum  molto discutibile, condusse il paese a una guerra civile. La monarchia  riesce a prevalere, pur rimanendo forti risentimenti. Arriviamo dunque al 1967 con l’esilio del re e il regime dei colonelli durato fino al 1974. Possiamo imputare al popolo greco la situazione attuale? A pensar male si fa peccato, ebbene rischiamo l’inferno! Il governo della Grecia non è stato mai deciso ad Atene, altri e da troppo tempo, decidono in nome della popolazione. Un consiglio, mandate tutto all’aria, ricominciate da zero, non dovete nulla a nessuno, siete stati raggirati. Fatte accordi senza chinare la testa, pubblicamente, non svendete la vostra straordinaria patria. Siate un popolo compartecipe, un fronte unito. Siate ELLENI e conquistate finalmente l’indipendenza!

domenica 26 luglio 2015

Carenza di SPERANZA assolutamente No




Era garbato Esopo, quando nelle sue favole descriveva come Zeus infilò in un vaso tutte le cose fruibili, lo coprì con una pietra e lo donò all'essere umano. Quest’essere, dotato di un’enorme impulsività, cosa fece? Lo aprì. Spostando la pietra tutte le cose buone volarono via, dentro rimase solo Elpis (Spes per noi latini), unica a dare un po’ di consolazione all'umano. Al contrario Esiodo la racconta in maniera differente, puntando il dito sulla curiosità femminile, specifica di come il vaso con tutti i mali, fu affidato da Zeus alla giovane Pandora, che aprendolo li diffuse sulla terra, anche qui solo Elpis restò in fondo. Con il Cristianesimo la speranza divenne un valore ultraterreno, tanto da diventare una delle virtù teologali, insieme alla fede e alla carità. A differenza delle virtù cardinali, sono necessariamente infuse nell'uomo dalla grazia divina. Forse nel nostro mondo occidentale, una volta opulento, con l’aumento del laicismo è venuta meno la speranza? Non lo crediamo, ben altro ha fuso il nostro pensiero al corrente pessimismo. Aumentando la percezione dell’incongruenza umana, portatrice dell’idea del primo tra pari, tutto il castello faticosamente costruito sta venendo giù. Sì perché l’idea aveva un significato ai tempi
di Aristotele. Egli affermava nella capacità di alcuni a governare, mentre nel caso del primo tra pari era necessario governare a turno con gli altri uguali, utilizzando il metodo del sorteggio. Con il nostro stile di vita stiamo con due piedi dentro molte paia di scarpe, rendendo impossibile la convivenza civile. Nulla a vedere con la democrazia, bensì con la sua distorsione. Per questo scivoliamo sempre più rapidamente in bocca alle oligarchie economiche, felici di trovarci sottomessi al marasma causato dall'eccesso di leggi individuali, discussioni a non finire sul sesso degli angeli, evidenti antitesi tra il possibile e l’inattuabile. Peggiore di tutto è la fatuità, lo sforzo sprecato nello sbranarci quotidianamente gli uni contro gli altri. Immaginate la contentezza di questi poteri, pronti ad accoglierci in un abbraccio mortale. A questo punto non serve la speranza consolatrice, è necessario viverla come un trampolino di lancio, ricercando ripieghi per cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e vivere, come durante una grave malattia, quando lasciamo di lato il superfluo e chiediamo semplicemente del tempo in più. Nel quadro del pittore fiammingo Nicolas Régnier (1591-1667) il piede di Pandora poggia su di un teschio d'oro.

giovedì 23 luglio 2015

KEEP CALM e........




A volte è necessario far scorrere del tempo per riordinare le idee e poter proseguire, in fondo è questo il compito fissato, da chi non vuole essere indifferente dinanzi all'ineluttabile. Issare bandiera bianca, questo ha fatto Tsipras con la decisione di abdicare alle condizioni imposte dall'Unione Europea. Le nostre speranze erano ben altre, ma esigere un altro sforzo a una popolazione alla canna del gas, maneggiato da chi ne ha parecchia dimestichezza, indubbiamente comportava da parte del primo ministro greco, un coraggio da leoni. Nel mondo contemporaneo è scomparsa l’idea del sacrificarsi per i posteri. Oggi è l’epoca del tutto e subito, impossibile chiedere, seppure agli eredi di un passato glorioso, un’immolazione. La Storia è beffarda, nel 1953 c’era un ministro greco tra i firmatari dello sconto del 50% alla Germania per i danni causati nella prima guerra mondiale, e il congelamento per quelli della seconda. C’è da rabbrividire quando ascoltiamo i tedeschi porre l’accento sull'obbligo di ottemperare al pagamento dei debiti, proprio loro che hanno causato morti, danni e distruzioni. Ora ci spiegassero i politici europei perché sarebbero più importanti i debiti attuali, frutto di raggiri contabili
garantiti dalla Goldman Sachs, che le anime pure di Bruxelles hanno lasciato correre. Dove sono i colpevoli di questa intrepida rapina alla popolazione greca, forse in galera? E i burocrati pagati a peso d’oro per controllare, continuano nella loro posizione? Questo e altro vogliamo sapere. I conti non tornano in questa Europa narcotizzata da anni di benessere, assopita da utopie catto-comuniste, intontita da una democrazia utilizzata dai meno meritevoli per i peggiori scopi, tramortita da interessi finanziari camuffati da sviluppo economico. E’ arrivata l’ora di darsi una mossa, se è valsa la pena nell'ultimo secolo di allontanare analfabetismo e classismo imperante, gran parte degli europei dovrebbe cercare le cambiali nei bauli della propria famiglia, e ottemperare all'obbligazione personale.

Quant'è avvilente e intrigante scrivere di banche




Guardate sembianze e movenze dei due personaggi dipinti da Marinus van Reymerswale, l'opera ha un titolo eloquente "Gli usurai". Scomodiamo la Bibbia: l’antica scrittura comandava agli uomini di guadagnarsi la vita con il sudore della fronte; soffermiamoci a Francesco d'Assisi per il quale il denaro è lo sterco del diavolo, siamo nel '200 e chi prestava soldi con interessi sopra al 5% era considerato un usuraio. Sorridete pure, tanti si riempiono la bocca con la modernità, di fatto il percorso dell'uomo verso un futuro all'insegna del Dio denaro è già a  buon punto. Quando a Genova nel XV secolo nacque il Banco di San Giorgio, primo istituto bancario in senso moderno, oltre a gestire la raccolta dei risparmi, amministrava anche la fiscalità ed il debito pubblico, come ora le Banche Centrali. L’arguto Machiavelli, osservando il suo agire, lo definirà “uno Stato nello Stato”, avrà pure voluto evidenziare qualcosa! Siamo agli albori. Adesso cos'è una banca? Ci dicono sia un’impresa erogatrice di beni e servizi, fornisce alla clientela mezzi di pagamento ed intermediazione finanziaria, tra offerta e domanda di capitali. Capitali depositati dai privati cittadini, un esempio sono i risparmi delle famiglie, e capitali prestati per acquistare una casa, per investire nella propria impresa e così via. In tanti paesi, e l’Italia è in vetta alla classifica, principale entrata delle banche sono i guadagni sugli interessi attivi sui prestiti dei debitori e sui minori interessi distribuiti ai clienti con deposito attivo. E’ facile moralismo rilevare l’immensa disparità tra gli uni e gli altri? Qui non si tratta di sterco del diavolo, ma di una montagna di merda e la responsabilità non è del diavolo bensì della politica; i
governi di sinistra, di centro o di destra, non hanno mai fatto il minimo sforzo per ridurre questa iniquità. I ricavi dalle intermediazioni dipendono dalla differenza, il molto noto spread, tra i tassi attivi a carico dei clienti e i tassi passivi versati ai clienti.  Servono lumi per capire il perché la BCE presta soldi agli Stati con tassi vicino allo zero e i prestiti a 5 anni alle imprese in Italia sono al 5%, in Spagna al 4%, in Francia e Germania al 3%? In mezzo alle decine di pagine consegnate dalle banche ai clienti in allegato ai mutui della casa, o per l’acquisto dell’auto, o per i prestiti personali “lasciate ogni speranza di capire o voi che guardate”; inoltre, inspiegabilmente, i tassi usurai sono il doppio di quelli convenzionali. In Italia rileviamo anche costi di gestione per i conti correnti assurdi; le carte di credito sono tra le più costose del pianeta per gli utilizzatori e per i commercianti, che sborsano cifre inconsuete per offrire un servizio alla clientela (circa 1,7% Visa e MasterCard ed addirittura 3,5% American Express). Chissà perché in altri paesi non avviene? Ai posteri l’ardua sentenza.

mercoledì 15 luglio 2015

INTEGRAZIONE.........





In questo quadro dell'inglese George Watts, la bruttezza del Minotauro passa in second'ordine, perché la figura del mostro arriva quasi a intenerirci, per la malinconia espressa mentre osserva l’orizzonte. Una frase in un libro di Michael Ende (scrittore conosciuto per “La storia infinita”) ci guida al pensiero che scorre nella mente del Minotauro: - Soltanto chi lascia il labirinto può essere felice, ma soltanto chi è felice può uscirne. Questo vale per lo spirito con il quale nella vita si affrontano molte situazioni, il più importante però riguarda il nostro inconscio, e la sofferenza vera o falsa provata. Il vocabolo “integrazione” proprio delle scienze sociali, indica un insieme di processi culturali e collettivi, per il quale alla fine di un percorso, un individuo entra a far parte di una società differente dalla sua. Sulla carta è sempre tutto bello e splendente, altra cosa è sentirlo sulla nostra pelle. Al dunque, chiariamo le differenze abissali sulle varie tipologie di esiliati o trasferiti, da una parte all'altra del mondo. I privilegiati economicamente appaiono i meno sofferenti, anche se l’esteriorità inganna. Vi sono talmente tante differenze tra gli stessi paesi occidentali da richiedere un manuale per la sopravvivenza. In alcuni paesi è obbligatorio darsi del “lei”, il
formalismo anche se falsamente messo in discussione è radicato, e questo crea una barriera difficile da scavalcare alle persone abituate al “tu”. Vi sono paesi dove si da molto risalto alla cornice, si cura vestiario e accessori, in altri non è importante; quando batti l’occhio in una persona, squadrandola sai come comportarti, cosa aspettarti e le reazioni. Il quadro sovente non è all'altezza della cornice, chi non lo sa, rimarrà deluso e ingannato. L’amicizia è un altro paravento, in alcuni paesi è riunirsi per fare baldoria, stare insieme tra simili; in altri c’è una spiccata propensione a mettere di mezzo i sentimenti. Questi si possono dividere in altre due specie: gli adulatori, “mi potrebbe servire”, “tanto non costa nulla”, e le vittime dei buoni sentimenti, poveri soggetti increduli davanti all'insensibilità dell’essere umano. Vivere nell'agio toglie la macchia del diverso, scuole e ambiente sociale permettono un inserimento, comunque il tuo posto sta in mezzo a due mondi. Non stai più né di qua né di là, il disagio per fortuna non lo senti perché sei considerato tra pari, tant'è. Immaginiamo invece quando arrivi con una mano davanti e una dietro, in un paese sconosciuto, di cui a volte conosci il nome e null'altro. Vedere delle persone mangiare con le mani, pulirsi il naso con le dita, fare i bisogni dove natura comanda, è roba per santi e filantropi anche se per te è abitudine. Questo creerà un paravento tra te e gli altri, e stiamo solo alle apparenze. Aggiungiamo il legame a valori e norme, lontane anni luce a quelle del luogo dove sei stato catapultato. Serve altro per creare disagio? Chi asserisce  con il tempo, con la scuola, si realizzi l’integrazione, è un illuso, può avvenire ad alcuni predisposti al cambiamento, mai per la maggioranza. L’ idea utopica è nata con movenze religiose, e dalla storia di luoghi poco abitati, colonizzati nei secoli passati, a costo della vita di intere popolazioni autoctone. Con buona pace dei sognatori.

.

domenica 5 luglio 2015

ATHENA è desta



 
Tutti vincitori, certamente NO, certamente OXI. Era talmente folle l'immagine della Grecia, senza la quale non ci sarebbe l'Europa, data in pasto agli strozzini in giacca e cravatta, e obbligata a bere cicuta, alle continue ingerenze nella sua politica interna ed estera. Intromissioni lo ricordiamo dall'inizio dell’Ottocento, ai tempi dell’Indipendenza, quando alcune nazioni europee hanno deciso e disposto, secondo i propri interessi, per la popolazione greca. Ci dispiace immensamente infilare il dito nella piaga, però è ora di gridare l’EUROPA è Atene, è Roma, è Madrid, è Parigi, è Lisbona. Scomodare Aristotele, per quanto scritto un paio di millenni fa, sulla mancanza d’intelligenza e abilità politica dei popoli nordici, alla luce dei fatti sembra comico. L’Europa da loro partorita non è la NOSTRA, questo è bene dirlo anche agli Americani, siamo e saremmo Europei, abbiamo cultura e tradizioni millenarie. Non abbiamo bisogno di costruire luna park per richiamare turisti, da queste parti gli occhi sono abituati a giovarsi della genialità umana, quella reale non virtuale. Carissimi nordici giudiziosi, la Storia la conosciamo e ricordiamo. Tanto per ripassare: in modo molto marginale si parla, della clausola di colpevolezza, che alla fine della prima guerra mondiale obbligava la Germania a
pagare i danni; non bastava la prima ci fu la seconda, sempre cagionata dai tedeschi, cosa fecero gentilmente gli europei nel 1953? Cancellarono buona parte dei debiti di guerra, senza quel regalo, come scrive l’ex ministro tedesco Fischer, la Germania non avrebbe riconquistato attendibilità e accesso ai mercati. Sempre accessoriamente, quasi sussurrando, tanto da non conoscerlo con precisione, molti vorrebbero sapere quanto è costata all’Europa l’unificazione della Germania. La soluzione per la Grecia l’ha detto pure un economista tedesco, Thomas Mayer, è continuare a usare l’euro come moneta estera, l’esempio è il Montenegro. Non stiamo piangendo per il mancato pagamento dei greci del loro debito, chi ha concesso i prestiti aveva scopi lontani dalla nobiltà d’animo. Parte di quel denaro, lo sappiamo, ritornava indietro per l’acquisto di armamenti e altre giuggiuole, di certo non utile per il greco della strada. Non è scorretto dire ai corrotti e corruttori di vedersela tra loro, per i comuni mortali si chiama rischio d’impresa.

Athena Parthenos è risorta.

sabato 4 luglio 2015

Migrazione e Nomadi




La Medusa era una nave francese affondata nel 1816 vicino alla Mauritania. I passeggeri si salvarono grazie alle scialuppe, mentre la ciurma fu caricata su di una zattera. La cima si ruppe, o fu tagliata, e i marinai si trovarono abbandonati sull'oceano, stremati da sole, sete, fame, dei cento quarantasette solo tredici tornarono a casa. Il pittore Théodore Géricault volle in questo suo dipinto rappresentare il naufragio dell'Occidente e del colonialismo. I francesi rompono le uova e hanno poi difficoltà a fare una frittata. Lo abbiamo visto con la Rivoluzione francese, uccisero il re per fare imperatore un piccolo corso. Hanno come i tedeschi degli alti sentimenti, nati sempre sulle ceneri di una tragedia da loro creata. Dobbiamo parlare però di migrazione e nomadismo, la nave ci illumina perché: - primo l’Occidente è vivo e vegeto tanto da essere terra promessa per migliaia di disperati da ogni angolo del pianeta; - secondo per il principio umano che dietro ogni essere scandalizzato si nasconde un peccato (per gli atei leggasi una violazione), infatti, questo pittore ebbe una
relazione incestuosa con sua zia e probabilmente morì per una malattia venerea. Tutti questi alti sentimenti legati agli scampati da ogni dove e per i più svariati motivi, coprono una serie di nefandezze e buonismo a prezzo scontato. In molti si riempiono la bocca con gli italiani popolo di emigrati, ebbene snoccioliamo qualche numero: la densità attuale degli USA è di 31 abitanti per km², del Brasile è di 22 per km², dell’Australia addirittura di 2,6 per km², sapete quella dell’Italia? Ci sono ben 202 abitanti per km², la Francia sta meglio con i suoi 111 per km², ma ben distante dai paesi sopra menzionati. Che cosa vuol dire? Semplice, in un territorio con popolazione elevata c’è necessità di realizzare abitazioni, agricoltura per sostenerla, ospedali, scuole, quello che si chiama infrastrutture.  Un altro dato: gli alunni di cittadinanza non italiana negli anni 2001/2002 erano 196.414, nel 2013/2014 sono 801.304. Genitori italiani non vi lamentate se la mensa è a pagamento, o se manca la carta igienica, è solo l’inizio. Quando vi dicono: - in Italia gli stranieri residenti regolarmente (e qui sorgono dubbi e un forte sospetto) sono solo 8,1% della popolazione, ricordiamoci che si parla di un paese già sovraffollato. Nel 1960 la popolazione italiana era circa 50.000.000, adesso quasi 61.000.000. Ecco la grande stupidità, alcuni politici e signori di fede ci illuminano sul grande disastro “ in futuro”, per la diminuzione della popolazione italiana, e della necessità d’integrarla con gli immigrati. BASTA questa sì è idiozia. Tanti lavori sono stati sostituiti dai macchinari, tanti altri vedranno forzosamente gli stessi italiani adattarsi. Certo pagati meglio degli stranieri che raccolgono zucchine e pomodori a prezzi stracciati e senza contributi previdenziali. Lor signori vogliono sostituire gli italiani, ben edotti (alcuni fin troppo) sui loro diritti, con gente in linea di principio che non li possiede. I signori di ogni fede religiosa hanno il pressante bisogno di sostituire un popolo di ex pecore, con uno facile da manipolare. La paura ancora docet (insegna), e con essa la sottomissione. Da tutte le parti del pianeta si avverte la necessità di diminuire la popolazione, non aumentarla o sostituirla. Negli ultimi quattordici anni l’uomo ha prodotto sulla Terra un quarto di tutto ciò che aveva prodotto dalla nascita di Gesù in poi, questo significa deteriorare l’ambiente con scomparsa di flora e fauna, ricerca spasmodica di energie di ogni tipo, tonnellate di rifiuti. Alla fine del cerchio si calcola che 1% della popolazione possiede da sola le stesse ricchezze del restante 99%.  Agli stolti l’idea utopica di una corretta suddivisione, qui non si riesce ad andare d’accordo vivendo nello stesso condominio! Unica soluzione è una diminuzione della popolazione, ben venga se gli italiani si sono resi conto prima degli altri, della necessità di adattarsi al proprio paese. Il problema dei nomadi bisogna affrontarlo già nell’anomalia del nome, se sono nomadi devono vagare, non possono essere legati a un territorio; se sono persone di etnia rom, sinti, non si capisce il problema. Sono gruppi che in genere adottano la religione praticata dalle popolazioni fra cui vivono, hanno una visione mitica del mondo diviso tra bene e male, sono molto legati ai loro usi, costumi e tradizioni; nulla di tutto questo impedisce di lavorare e vivere come gli altri abitanti. Il problema nasce dal voler sottolineare questa differenza con atteggiamenti associali, quindi impossibile la convivenza dentro uno Stato con regole e leggi. E’ fatto obbligo di andare a scuola se minorenni, il matrimonio sempre tra minori è sancito da regole precise, per mantenersi si deve lavorare, le case si acquistano, si affittano, o si domandano quelle popolari. Se ne parliamo è per il denaro che passa di mano tra le nostre mafie e i loro capi, in mezzo rimangono persone da una e l’altra parte esasperate. BASTA si può e si deve pretendere cambiamenti, il tempo delle chiacchere è finito.

venerdì 3 luglio 2015

Que horas ela volta?- E' arrivata mia figlia!



Por alguns instantes pensei na mais famosa Cinderela, quando acabei de ler um artigo ontem no mais importante jornal italiano "O Corriere della Sera", sobre o filme "Que horas ela volta?" com Regina Casé. O jornalista conta que a atriz foi premiada pela parte de Val, no Festival de Sundance, e que o filme será apresentado agora nos cinemas italiano. Já a tradução modifica o titulo que de pergunta passa a exclamativo, afirmando a chegada da filha, ao invés do pedido de conhecer as horas de volta. O artigo coloca em letras grandes, abaixo de uma foto de Jessica, esta frase: - se uma jovem rebelde na piscina, quebra os velhos equilíbrios sociais. Daqui a analise de um duplo retrato do Brasil, aonde as novas gerações (os filhos dos pobres) pedem os mesmos direitos dos mais ricos, da contraposição entre uma nação arcaica e uma moderna. Vamos dizer que o filme é o mexido pobre, do mais famoso "Sabrina". Em 1954, a atriz que encarou a parte da filha do motorista,
de uma família rica americana, que volta dos estudos na França, transformada em uma moça de alta classe, foi Audrey Hepburn. Para quem lembra, nos anos '90, teve um remake  com Julia Ormond e Harrison Ford. O critico italiano conta a historia da Val, domestica que é também  mãe "putativa" do Fabinho, filho de um rico casal paulista, que foi obrigada pela miséria a trabalhar longe, para manter a filha. A chegada da moça para acabar os estudos cria uma convivência difícil, sobretudo porque ela não respeita as regras classistas: o patrão quer dar em cima, consegue a antipatia da patroa por isto, e além de tudo ela não é mansa como a mãe, etc. Tudo bem, achamos excelente quando se fala  do Brasil fora do protótipo, quando não tem nada a ver com mulheres nuas e fáceis, futebol, ou assassinatos, porém poderíamos fazer melhor? Sim, sem duvida, mas falta cultura e coragem  para mostrar uma nação que é meio continente, com uma humanidade dentro os problemas cotidiano que é ainda invejável. BASTA BRASIL, acorda. Vivemos de complexos, estado de inferioridade, os jovens precisam  bater os olhos fora, sem medo. Se falta possibilidade econômica, os meios de comunicação oferecem oportunidade a todos para sair de casa, ficando sentados. Assim aconteceram as "primaveras árabes": vendo através internet o mundo de fora os jovens provaram se rebelar, tudo bem foi um falimento, mas eles guardam na memoria uma realidade diferente, e esperam tempos melhores.  E cade os nossos jovens? 

OKI OKI OKI



Ebbene sì, è fin troppo facile rappresentare i tedeschi Schäuble e Merkel, il finlandese Stubb, e con loro una pletora d’investitori per nulla dediti all'etica, come i nuovi Serse. Contorno al dramma che assistiamo vediamo i novelli Efialte, quell'antico pastore che mostrò ai persiani il passaggio sul monte Eta, permettendo all'esercito di Serse d'arrivare alle spalle dei Greci. Al passo delle Termopili Leonida, assieme ai suoi 300 valorosi soldati, resistette fino alla morte, regalando tempo utile per vedere le sorti della guerra cambiare, portando alla sconfitta i persiani. Oggi come in passato gli Efialte sono i corrotti, i vigliacchi, tanto stupidi da lamentarsi sull'ingiustizia del mondo, con il timore di perdere una cosa che non hanno mai avuto, il coraggio d’essere coerenti con le proprie idee, e all'occorrenza pagare pegno. Non stiamo tranquilli neanche noi, perché in tanti non vogliamo continuare a portare l’ombrellino ai nuovi Serse, siamo disposti per continuare a mangiare le mozzarelle fatte con il latte fresco, a mandare tutto all'aria. Sarebbe troppo bello svegliarsi lunedì e poter gridare OKI ha vinto. Forza Greci fatteci SOGNARE, la dea Atena ritorni a vegliare su di voi, non è possibile che scorra solo sangue ottomano nelle vostre vene.
p.s. si grida OKI ma si scrive oxi