venerdì 20 novembre 2015

Exploração e violência


Tudo começou assim! Os índios em troca de quinquilharias cortavam a madeira, o pau brasil. Passaram os seculos e as pessoas estabelecidas no território que chamamos Brasil, se tornaram independentes do Portugal, achando o imposto, o quinto, muito alto. Nada a ver com ideais, com liberdade, amor a terra, com trabalho e consciência  civil, simplesmente vontade de aproveitar mais das "explorações", e concentrar riqueza entre poucos. Não devemos fazer um tratado de psicologia, mas estabelecer o que passa na nossa cabeça para colocar em um cantinho o que vemos todos os dias, sem conseguir mudar os hábitos. Tem sem duvida a ver com a posição, a 58°, do sistema educativo brasileiro na classifica dos países industrializados (OCSE). Se nos vangloriamos de estar entre os primeiros pela industrialização, eis que na "Relação sobre o desenvolvimento humano" da ONU de 2014, ou seja no estudo que considera expectativas de vida, educação e renda per capita, o Brasil esta no 79° lugar. Triste pensar que em outra classifica do FMI de 2013, que reflete a participação dos habitantes no produto interno bruto, ou seja a paridade do poder de compra per capita, estamos no 76° lugar, tendo na frente o Chile no 53° e a Argentina no 54°. O filme  passa durante a nossa vida de brasileiros, parece em língua estrangeira e sem subtítulos, vemos as imagens sem entender o que acontece. Muito simples : como escrevia muito
tempo atras o filosofo inglês Thomas Hobbes, o ser humano é agressivo e anti social por natureza, por desejo e ganancia mata seu semelhante sem nenhum problema. Para coexistir é necessário um pacto social, ou seja eligir representantes de seus interesses, e colocando dentro a perspectiva do Brasil: a muitas décadas faltam pessoas atentas ao moderno sistema de vida. A maioria dos ricos, ou do poder politico que a sua vez cria riqueza para si, é ignorante, enxerga somente o dinheiro na própria carteira. São assim burros de viver em constante perigo, na ausência total de segurança pessoal, rodeados por miseráveis, incapacitados de conviver com uma maioria digna, sem a menor chance de tratar uma pacificação nacional. A exploração desenfreada não é somente dos recursos
naturais, evidente o caso da Vale em Minas, quanto a falta de sensibilidade causada pela aridez de um viver sem rumo, sem visão de futuro, que é tipica de uma sociedade "mordi e fuggi" (morde e foge), ou seja da uma mordida sem pensar responsavelmente pelo amanha. Por onde começar? Duas coisas são fundamentais para viver civilmente: educação e segurança. Indispensável é ter a barriga cheia, isto é imprescindível. Até agora todas as politicas foram demagogas, que interessavam uma parte da sociedade, ou para afirmar poderes existentes. Um problema relevante é que uma quota muito grande de população brasileira vive em condições de extrema pobreza material e de ideias sobre si e os demais. E' obrigatório para qualquer politico explicar qual o seu programa em relação a estes temas, propósito e realização. Um exemplo: um menor que não pode contar com uma família,  deve ser obrigado a estar dentro de uma escola; será o Estado a se encarregar da comida e quando necessário de um alojamento, organizando colégios fechados. Isto vai tirar crianças e adolescentes da estrada, evitando que os pais aproveitem de bolsa família, acrescendo bocas, sem efetivamente dar condições dignas aos filhos. Quem não tem vontade de estudar, a partir dos 14 anos, que aprenda um oficio; todas as sociedades precisam de operários, bombeiros, eletricistas, pedreiros, camponeses, cabeleireiros, barbeiros, e outros trabalhos. Não todos devem ser formados. Agora deve sair da cabeça de muitos brasileiros que a riqueza se conquista rapidamente, ela é fruto de trabalho, não de abuso da boa fé, ou de uma situação. A ignorância, que muitas vezes nada tem a ver com o analfabetismo, é ter a vista curta em relação a vida; o melhoramento social é fruto de uma ação coletiva, de afinamento que traz uma sensibilidade pelos demais, e uma harmonia que gera consciência ambiental. O Brasil não tem saída, estamos fora do limite: desflorestação, escassas reservas de água, poluição,  desfrutamento do solo, estamos vendo o retorno do consumo desenfreado dos recursos, dos quais não somos proprietários mas fruidores. Quando observamos uma criança temos de pensar, se por acaso estamos roubando o futuro dela. O sentimentalismo idiota que permeia a nossa cultura é inútil e a bom mercado, seria bem melhor cada um fazer o seu  "para casa". 

giovedì 19 novembre 2015

Non sottomettersi all'integrazione



Sono passati cento trent'anni dai funerali di Victor Hugo e stiamo per seppellire le vittime del barbaro attacco terroristico di Parigi, accompagnate dalla desistenza della nostra cultura occidentale. Impossibile non essere percossi da un fremito di paura sul futuro; con troppa faciloneria molti considerano, asseriscono e pronunciano punti di vista senza la consapevolezza del bene prezioso che stiamo buttando via. “Comme la nuit se fait lorsque le jour s’en va”, con questa frase finisce “I Miserabili” (come viene la notte quando il giorno se ne va), rappresentando di forma naturale la morte del personaggio principale, Jean Valjean. Con questa forma sperperiamo la libertà da noi non conquistata, con la presunzione di poter controllare l’efferatezza e di riuscire a dialogare con il fanatismo. La grandezza della nostra cultura si fonda anche su questo galeotto concepito da Hugo: imprigionato per un tozzo di pane e scontata la pena Jean Valjean si ritrova a rubare nella casa del vescovo di Digne, che però lo salva dichiarando ai gendarmi una sua spontanea donazione; da qui la rinascita dell’uomo, avvenuta per una nuova opportunità, alla quale sarà leale fino alla fine.  La condizione illustrata si è formata nei millenni, fatti e parole la rendono preziosa, lo scrittore con sensibilità e senso di giustizia la descrive. Modello di lealtà fu Socrate, padre fondatore dell’etica, scelse la sentenza di morte bevendosi la cicuta invece della fuga, ritenuta una violenza al suo pensiero e ai valori morali. C’è da chiedersi se la coerenza è un valore. Si assiste
ogni giorno a un dispiegamento di demagogie a basso costo, di parole lanciate in libertà per affermare atteggiamenti in palese contraddizione con il proprio vissuto. Mentre assistiamo parole di solidarietà, di tolleranza, di aperture, perfino il presidente della Repubblica Italiana e la sua famiglia alimentano dispute, rifiutando la proposta di conciliazione di un tribunale per mettere fine a una diatriba con la casa editrice Longanesi e uno scrittore, colpevoli di aver pubblicato un libro sulla Sicilia e sulla limitatezza dei siciliani rispetto alla mafia. Che cosa dire di chi grida parole di pace e si accapiglia alle riunioni di condominio, in mezzo al traffico, litiga con i congiunti non riuscendo a trovare soluzioni neanche quando si tratta di figli, genitori ed ex conviventi. Le “belle parole" accrescono la consapevolezza della stupidità umana, verso l'inconsistenza spesso si preferisce il silenzio sperando non produca guai. Attorniati da una minaccia imminente e codarda è impossibile tacere davanti a simili quaquaraqua. Chi parla d’integrazione? Per i preti è giusto e normale farlo, Gesù auspicava un amore fraterno tra tutti gli uomini, motivo per il quale è morto in croce. Dobbiamo rivolgere un apprezzamento incondizionato agli idealisti ma solo a quelli che testimoniano con sacrificio e dedizione la loro fiducia nell'essere umano. Spiegare l’integrazione di persone a culture dissimili non è complicato, però è inutile rivolgersi a chi da fiato alle trombe per seguire una tendenza o a chi deve mitigare una sofferenza nata da un conflitto verso l’ambiente che lo circonda. In fondo si tratta d’inserire un individuo all'interno di una collettività attraverso la socializzazione, ma perché ciò avvenga la chiave di partenza è la volontà. Se sono invitato a una cena e non tocco cibo, anzi spiego come si deve imbandire la tavola e preparare la pietanza, non c’è santo che tenga, l’ambiente non sarà accogliente. In Europa abbiamo una civiltà millenaria, chi arriva deve adattarsi a questa condizione. L’errore commesso, per paura d’essere troppo severi, è un messaggio d’infinita tolleranza. E’ passata l’idea che “integrazione” significa vivere qui come nei paesi di provenienza; al contrario, vuol dire accettare la cultura locale, imparare a conoscere le usanze e le abitudini dei nostri paesi. Se vai a scuola, studierai la lingua e i programmi locali. Quello che differenzia i nostri accoglienti paesi da quelli dei migranti sta in una parola per la quale vale la pena lottare ed è LIBERTÀ! A chi arriva mai sarà impedito di parlare, mangiare, vestire, seguire la propria religione, fatto salvo le regole di pubblica sicurezza. Per chi pone l’accento sulla nazionalità dei terroristi nati in terra europea non varrebbe la pena sprecare una riga, giacché l’ipocrisia del voler avere ragione a tutti i costi nasconde la realtà. E’ evidente, questi soggetti hanno respinto l’integrazione. Hanno mantenuto consuetudini e mentalità dei paesi d’origine o della famiglia, pretendendo per sé regole comportamentali in netto contrasto con la cultura autoctona. Il fatto di nascere in una nazione è irrilevante, conta il sentimento di appartenenza che accomuna te con gli altri abitanti, oltre al desiderio di far parte di una collettività, ed essere aperti a eventuali cambiamenti. Al contrario queste persone sono profondamente legate alle tradizioni ancestrali, vengono o nascono in Europa ma rifiutano lo stile di vita occidentale, allora perché non ricordare che nessuno li trattiene? Devono solo tornare da dove sono venuti loro e i loro figli.

lunedì 16 novembre 2015

Ai codardi e agli idioti nostrani......



Se oggi apriamo “Google traduttore” e chiediamo di tradurre la frase “ci rivedremo presto” in portoghese, basco, catalano, francese, italiano, spagnolo, ecc., compare la parola “inshallah” (ad allah piacendo). Il sito è stato hackerato dai fratelli altrui. Bisogna ricordare ai fratelli altrui e agli idioti nostrani, che vi è differenza tra una guerra dichiarata e lo sparare alla gente inerme, farsi saltare in aria tra la folla o mettere dell’esplosivo e scappare. Tutto questo in paesi dove il sistema democratico affida al popolo l'elezione dei propri governanti. Dove purtroppo in tanti casi le leggi garantiscono gli assassini, i codardi e gli idioti. Ma anche per fortuna! Perché vuol dire che i tanti millenni ci hanno reso civili e forti, consentendoci l’illusione di vivere tra una maggioranza umana “evoluta”. Nondimeno se dovessimo combattere ad armi pari e non picchiando un neonato con una mazza, in fondo è questo l’agire dei terroristi, non sarebbe così facile ucciderci. Abbiate coraggio di affrontare la nostra civiltà ad armi pari! Agli idioti nostrani: vi state accasando con la strega e uccidendo la bella addormentata, attenti al risveglio....