venerdì 23 ottobre 2015

Italia una repubblica fondata sul...




Il sistema centrale italiano è costituito da una miscela esplosiva, in ogni caso capace di formare persone eccezionali. Comprendere l’Italia è assai difficile per gli stranieri, sono conquistati dalle belle città, dalle opere d’arti, ne apprezzano la letteratura e la genialità diffusa in tutti i periodi storici, quasi senza deroghe. Una buona parte degli italiani, accerchiata dalla bellezza, neanche se ne accorge, e violenta paesaggi e città, con un’insensibilità uguale o peggiore a quella dei saccheggi di antica memoria. Viene da pensare che natali dell’ingegno, sia crescere in una società indisposta verso gli esseri dotati, mossa da malanimo nei confronti delle personalità laboriose. Mentre il proverbio “mal comune mezzo gaudio”, richiama la condivisione dei mali per trovarli dimezzati, il “schadenfreude” tedesco, alletta sostenendo il piacere provocato a guardare la sfortuna altrui. Non sappiamo quando i due si sono incontrati, però hanno partorito un gioco, dove una moltitudine è propensa a sabotare gli altri, a sminuire capacità, a insegnare e codificare regole tirandosi fuori, eccezione fatta per le persone della propria famiglia o gli adulatori.  E’ forse una maledizione essere gli eredi di tanta gloria e magnificenza; nel DNA scorre una presunzione risentita che non riuscendo a sfociare in una grande impresa, s’incanala in  rancore verso gli altri. Questo rende difficile lavorare in gruppo; c’è l'avversione a condividere un progetto, lo sforzo è speso per smontare il lavoro dei più laboriosi; importante è la spasmodica necessità di accentuare il proprio ruolo, con fanatico personalismo. Quando i cani fanno pipì per marcare il territorio, si ha un’idea di
come agiscono italiani e italiane, ossia passano la vita a segnare il proprio cammino. E’ una pena
perché un italiano ovunque espatria, riesce sempre a emergere, ha sempre una marcia in più, un’impronta che lo caratterizza. Bisogna prendere coscienza che dentro lo “stivale” c’è un popolo qualificato, le politiche social-comuniste qui valgono poco, tutti confidano d’essere migliori o più furbi del vicino; siamo “tutti uguali” per chi parla, vale dal gradino superiore della scala. I poteri forti hanno sempre sfruttato questa dinamica, mettono l’uno contro l’altro per raggiungere i loro scopi, lasciando alla popolazione i resti. In tempi di crisi ne consegue un impoverimento generale, il venir meno dai diritti dati per scontati: la pensione, la scuola, la sanità, la sicurezza. A cosa serve litigare tra operai e imprenditori, impiegati e commercianti? Gli imprenditori possono andare all'estero come vediamo sempre più spesso. Il commerciante se non riesce a resistere deve chiudere, perché una cosa è certa, se non hai uno stipendio garantito per tredici o più mensilità, pagato anche quando sei in ferie, non stai aperto solo per pagare le tasse, sostenendo per anni un rischio d’impresa, al chiodo anche se malato perché non ti corre lo stipendio.  Per mungere la mucca la devi far mangiare bene. In questo sta l’astuzia dei politici, della loro corte e di chi maneggia la ricchezza, plasmano e accrescono lo scontro fuori mantenendo per sé i benefici. Il desiderare il male agli altri, l’invidia derivata dall'insoddisfazione, amplia il disagio tra comuni mortali, gli altri continuano a suonare la cetra.

martedì 20 ottobre 2015

Arabia Saudita, Occidente e Russia, no alla faziosità ingannevole




Il prezzo del tradimento di Giuda, trenta denari, equivaleva allora alla vendita di uno schiavo; quello per il quale siamo venduti è superiore, se questo rallegra, raffreddiamo l'allegria, perché non c’è più limite alla corruzione, concussione, inganno. Se non cominciamo a difendere i nostri diritti, acquisiti nell’ultimo secolo con molta sofferenza, saremmo inchiodati anche noi. In Europa eravamo all’apice, la stragrande maggioranza aveva raggiunto un benessere economico e sociale invidiabile, certo i ricchissimi non erano tanti, e la quantificazione della loro ricchezza non era stratosferica. L’impulso chiamiamolo “capitalistico-finanziario”, nato e allevato da una cultura che vede il denaro come unica meta, preme perché il sistema cerchi profitti sempre più alti, la persona nella sua fisicità non è importante bensì mezzo per ottenerlo. Per questo vediamo affogare la classe media e non riusciamo a capire, tanto per fare un esempio, perché il manager della Volkswagen Martin Winterkom si porta a casa 28 milioni di pensione e 32 di buonuscita, cifra enorme, superiore anche alla realizzazione di una vincita alla lotteria, sogno di un comune mortale. Quel signore ha molti pari, e tutti innalzano gli scudi per difendere il loro castello costruito a nostra insaputa, quando sfruttavamo felici un periodo di pace e tranquillità. Cominciamo a vedere come sono incanalate le informazioni e le divergenze, perché siamo portati per mano a sostenere argomenti viziati all’origine, altri trovano il forziere con l'oro, a noi corrisponderà povertà e autocrazia. Un esempio di specchietto per allodola: nel mondo occidentale è beneficiaria di ampi spazi l’Arabia Saudita, monarchia assoluta nata nel 1932 dal nulla. La famiglia Saud ha vinto la sua battaglia contro i Rashid, creando un regno in territori appartenuti all’Egitto, all’impero Ottomano e ad altre famiglie. La popolazione originaria era nomade o semi-nomade. Purtroppo i Saud per mantenere il loro potere, hanno imposto un ordinamento retto sul fondamentalismo sunnita; è prevista la pena di morte per apostasia, sul loro
territorio ogni simbolo religioso non conforme all’islam è vietato, è tra i pochi paesi sul pianeta a non avere un parlamento, sono finanziatori della “fratellanza musulmana”, e molto altro ancora . Le donne non possono guidare, e non aggiungiamo gli altri divieti imposti al sesso femminile, per misericordia al buon senso e alla stupidità di lor signori. Basterebbe solo questo per biasimarli, sennonché hanno la più grande riserva di petrolio al mondo, e sono alleati degli americani nella politica estera. “Do ut des”, do affinché tu dia, così facendo entrambi si sono turati il naso e gli
aggregati seguono.  Ogni tanto qualcuno si sveglia, ricadendo rapidamente in letargo. Nel frangente si dimostra contrarietà per la sorte di Alì, un’attivista sciita di vent’anni e da tre e mezzo in carcere, condannato alla decapitazione; dopo morto il suo corpo non avrà pace, il disgraziato sarà crocefisso, lasciato agli uccelli rapaci e alla putrefazione, come spiegato dallo scrittore Tahar Ben Jelloun. Non è un circostanza rara, negli ultimi otto mesi sono state eseguite 114 condanne a morte. Il blogger saudita Raif Badawi sta scontando la sua pena di dieci anni e 1000 frustate, sì frustate, per aver messo un “mi piace” su facebook di un arabo cristiano, e mosso una moderatissima critica a delle personalità politiche. Qual è la differenza tra questo paese e la Siria? Sarebbe interessante avere una risposta dal presidente Obama, dai titubanti politici europei, dalla congrega che li sostiene con la puzza sotto il naso, nicchiando tutti dallo scendere in campo affiancati alla Russia per sconfiggere Isis, motivando questa contrarietà con il non volere aiutare il dittatore siriano Assad. Non uno stinco di santo, però in quell’arena non esistono regole, se no quelle motivate dall’interesse di personalità legate a vendita di armi, petrolio e amenità del genere. Se fosse vero l’interesse per la popolazione civile, da troppo tempo qualcuno si sarebbe mosso, purtroppo come la classe media europea, sono e siamo carne da macello e neanche di primo taglio. Il 6 di ottobre dovrebbero prendere una decisione sul prossimo Salone del Libro, sarebbe una blasfemia avere l’Arabia Saudita come paese ospite, magari bisognerà pure chinare la testa e dare il posteriore perché libri, contrari alle usanze locali non entrino sul “sacro territorio”. Siamo sollevati dal sapere che nella vecchia Europa, in alcuni paesi esiste ancora la rispettabilità, è il caso della piccola Norvegia, primo paese a chiedere all’Arabia Saudita la reciprocità, non permettendo la costruzione di moschee con i soldi dei sauditi finché non sarà possibile formare comunità di altre religioni a casa loro; della Svizzera che con un referendum ha bocciato la costruzione di minareti.  Piccole quisquilie, in serie possono arginare il malcostume di venderci fumo, o di contarci come teste in un gregge sorvegliato dal pastore di turno. Il denaro sporco non è solo quello della malavita organizzata, viaggia tranquillamente e quotidianamente sotto il nostro naso. Alti burocrati, grandi manager, politici con posizioni decisionali, questi hanno la leva per condizionare il nostro futuro; fino a quando il nostro voto avrà valore, è necessario sorvolare sugli aspetti da guardoni, proporzionati da televisione e giornali, come nel vecchio “pane e circo” dei Romani, e cercare il filo che unisce le persone al denaro. Bisogna stringere l’assedio ai corrotti e ai mistificatori, per puntellare all’infinito il nostro diritto a società giuste, alla sicurezza sociale, alla dignità personale.

La Turchia nella Comunità Europea, solo questo ci manca




La goccia scava la pietra, lo dicevano gli antichi, purtroppo richiede parecchio tempo, ciò non toglie la volontà di provarci fino al tormentone. La Storia per la maggioranza delle persone non è maestra di vita, forse dipende dagli insegnanti, incapaci di renderla una materia viva; di fatto, molti non riescono ad accostare delle vicende accadute nel passato con eventi sopraggiunti, a volte potendo addirittura comparare con il presente. Si aggiunga a questo l’idea strampalata del non poter evocare il passato, perché il “nuovo” è migliore, portatore sempre e comunque di progresso. Bisogna anche metterci la supponenza umana, ignara della differenza tra apprendere e comprendere, oppressa nel giudizio da condizionamenti e istinti primari. Interessante rilevare come i problemi legati all'essere umano: nascere, vivere, morire e le derivanti pene, inquietudini e depressioni non cambiano pur attraversando i millenni. Non è diverso un persecutore di ieri rispetto a uno di oggi, e passano secoli, però violenze ed efferatezze sono sempre qui. Vigliaccheria, tradimento, menzogna, insidie invariabili. Tanta strada ma l’evoluzione non è arrivata; nelle guerre oggi come allora si parla di genocidi, stupri, miseria, gente che scappa, schiavitù. Può sembrare un paradosso eppure la Storia non inganna, si tratta sempre di uomini, guidati da odi, intolleranze, desideri di conquiste e sopraffazione.  Difficile non fare un raffronto con quanto sta avvenendo, osservando il quadro della “Battaglia di Vienna del 1683”, il top della lotta tra l’impero
Ottomano e l’Europa, quando il nostro continente sembrava non aver speranze, anche perché tormentato da guerre politiche e religiose tra i vari paesi.  Il potente impero Ottomano era scaturito da quello turco Selgiuchidi, esteso dall'Anatolia al Punjab, con la Persia centro del dominio.  I turchi Selgiuchidi in origine vivevano le sponde del mar Nero e del Caspio, e popolazioni turche erano anche gli Unni, gli Avari, i Bulgari che occupavano l’attuale Ungheria, chiamata dai Bizantini “Turchia”.  Al contrario adesso i turchi vivono sul territorio appartenuto alla civiltà bizantina fino al 1453, anno della conquista di Costantinopoli. L’impero Ottomano alleato della Germania si frantuma alla fine del Primo conflitto mondiale, a seguito delle guerre balcaniche e italo-turca, quando la Libia ultimo possedimento ottomano in terra d’Africa, diventa colonia italiana. Deposto dal popolo l’ultimo
sultano, il comandante militare Mustafa Kemal (noto come Ataturk, padre dei Turchi) nel 1923 cacciò i greci, che avevano acquisito delle concessioni territoriali, e si assicura in campo internazionale il riconoscimento della Repubblica, come Stato subentrato all'Impero Ottomano. Questo militare si dimostrerà lungimirante: il paese avrà una costituzione, sarà laicizzato, si riconoscerà la parità dei sessi, e si deciderà per l’elezione del presidente a suffragio universale ogni cinque anni. Oltre alla popolazione turca, nel territorio s’incontravano anche curdi, greci, ebrei e armeni. Questi avevano subito una pulizia etnica negli ultimi anni dell’impero ottomano, tra il 1915 e 1916 perché accusati d’essersi alleati con la Russia.  Passano decenni e in una Turchia laicizzata e con una buona economia, dove tre grandi partiti si affrontano nelle elezioni politiche, arriva il signor Erdogan. Chi è costui? Un venditore di limonata, al quale uno Stato laico, filo occidentale ha dato la possibilità di crescere. Come ricambia? Finendo nel 1998 in carcere per dieci mesi accusato d’incitamento all'odio religioso, e non anni come avviene nei paesi a ordinamento islamico, con aggiunta di frustate e condanne a morte. Uscito fonda un partito islamista conservatore, e sfrutta il crescente evolversi delle contese in Medio Oriente per farsi delle idee faraoniche, come il palazzo bramato e costato ai turchi 650 milioni di dollari, le cui dimensioni sono più vaste trenta volte la “Casa Bianca”. Nel 2005 nega il genocidio armeno, per questo si scontrerà con il parlamento europeo, non del tutto sprovveduto, e che iniziava a dubitare dell’alleato atlantico, sempre più ingombrante.  Inutile il pressante tirare per la giacchetta degli Usa, che volevano la Turchia facente parte della Comunità europea; come sempre, lo sappiamo, sono illuminati dal dio denaro e ciechi fino a quando non cadono nel baratro. Il presidente turco è al momento abbastanza in difficoltà perché come in altri paesi, esempio il Brasile, i capitali entrati con la politica espansiva americana e utilizzati per indebitarsi a basso prezzo, con il cambio di politica della Federal Reserve sono volati via, lasciando da pagare interessi sempre più alti, anche per il cambio non favorevole con il dollaro. Utopie di rinascita dell’“impero ottomano” si scontrano con situazioni sfuggite di mano a molti. Il bluff di Erdogan si scioglie come neve al sole quando la richiesta di combattere l’Isis, lo vede più intento a sferrare attacchi contro i ribelli curdi, che insidiano nelle elezioni politiche il suo potere. I curdi sono realmente uno strano caso, non interessano a nessuna anima pia, eppure nel mondo ce ne sono parecchie!  Qui non si parla di una piccola etnia, bensì di 40 milioni di persone prive di unità nazionale, sparse oltre che in Turchia dove sono il 18%, in Iran, in Iraq, in Siria, in Afghanistan, in Azerbaigian. Per futura memoria dei sempre pronti a battersi per una causa! Ora le lacrime di coccodrillo di Erdogan per la strage di Ankara, servono ai politici occidentali per continuare a preservare un’alleanza di fatto minata da anni, utile solo per commerci e interessi in parte sommersi. E’ arrivato il momento per l’Occidente di fare un bilancio, sono diventate troppe le situazioni incontrollate, abbiamo davanti popolazioni affamate, devastate da guerre e fanatismi, i cui capi pensano solo a mantenere il potere e la testa attaccata al corpo. Difficile trovare il giusto in mezzo a questo caos. Certo non si vedono più i cavalli al galoppo ma la bandiera nera con la mezzaluna è sempre presente.  Non scherziamo, ci siamo già passati.