domenica 18 ottobre 2015

Perché i politici regalano sempre una mela...




Se confidi nel mito o nella genesi, la discordia nasce sempre con l’offerta di un pomo, una semplice mela. Questo frutto simboleggia nei fatti la regola del “divide et impera”, dividi e comanda. L’istruzione generalizzata avrebbe dovuto portare alla conoscenza della Storia, a scoprire come la maggioranza degli esseri umani sia sempre stata indotta a perseguire scopi lontani dal proprio interesse, a favore del padrone di turno.  Nell’Occidentale la piramide non è più a punta ma a gradoni, di fatto per l’uomo comune cambia assai poco, in balia dei pifferai diventati più raffinati. Dividersi in fazioni genera lo spostamento dell’obiettivo, il moltiplicarsi di possibili responsabili, rende difficile colpire il centro. Di esempi ce ne sono tantissimi: le varie riforme della scuola non hanno mai avuto come tema principale l’insegnamento ai giovani, favorendo l'evolversi. Al contrario una maionese impazzita deve rimediare agli errori generati da regalie, scambiate con voti nelle elezioni politiche del passato: spese troppe alte per il personale a discapito delle strutture; professori capaci e poco retribuiti
suppliscono a chi si è impadronito di un posto, con altri in fila di attesa; l’industria libraria, perfino questa di parte, deve incrementare e per questo cambia virgole e puntini nei libri sempre da aggiornare. Nella sanità i malati sono l’ultimo dei problemi, girando troppi soldi è diventato solo un regno da conquistare: alcune difficoltà sono simili alla scuola, soprattutto per quanto riguarda strutture e personale; si aggiungono le baronie utili per creare vassalli e valvassori, in un turbinio di denaro, potere e arroganza. Questo è nulla rispetto al mondo sommerso che scorre parallelo, anche se alcune particelle ogni tanto arrivano a noi: banche, finanza, armi, grandi commesse. Travalica le nostre democrazie di facciata, gettando la mascherina quando dei sassolini bloccano gli ingranaggi; in quel momento siamo chiamati a far numero, alimentando faide e discordie, dalle quali a volte uscirà un nuovo pastore di pecore. Guardiamo la guerra civile in Siria, sappiamo ben poco, siamo indirizzati
a prendervi parte con notizie frammentarie. Il presidente Assad è un dittatore, come tanti; applica tortura, pena di morte, non differenziandosi da altri compreso gli Usa, bravi a gridare le nefandezze di altri, escludendosi dalla partita. Qualcuno ci può spiegare perché il presidente siriano è un nemico più terribile dell’Isis, o dell’integralismo islamico?  Durante la Seconda guerra mondiale tutti si sono turati il naso: USA, Inghilterra, Francia in primis, felici di avere come alleato Stalin, certo non uno stinco di santo! Quanti sono gli intriganti e quale il loro tornaconto nel mandar gambe all’aria la Siria? Prima della guerra civile la popolazione non fuggiva in massa, beneficiava di un’alta scolarizzazione e ha poca propensione al fondamentalismo religioso, a differenza dei paesi confinanti. A noi cadde a pioggia il problema di chi scappa da questa guerra e la spesa militare per arginarla. E’ di questi giorni la provvidenziale notizia sullo sviluppo dell’economia italiana, di là delle attese. Un piccolo miracolo! La percezione dei cittadini è tutt’altra, infatti si vive tra: disoccupati giovanili; quelli che hanno perso lavoro, con l'impossibilità di trovarrne uno allo stesso livello pre-crisi; la prevalenza dei pensionati a reddito miserabile; gli esodati. L’impressione è di una pillola indorata, o di una mela, per far ingurgitare qualche medicina imbevibile. Insomma una preparazione del terreno per qualcosa da venire. Per questo è necessario imparare a non farsi convogliare, è obbligatorio dettare l’ordine ai governanti. In una democrazia il governo, il parlamento sono lì per SERVIRCI, non il contrario. Per continuare nel cammino senza retrocedere, dobbiamo essere noi gli elettori a scrivere il programma di governo, no i luminari dei partiti politici, avvezzi a nascondere nelle postille, tutto e il suo contrario. Serve in sostanza una camera di compensazione, dove le richieste del popolo elettore sono selezionate a maggioranza per priorità e urgenza. Lo sbandierare lo spettro del populismo, come se il vocabolo fosse una parolaccia, offusca la realtà, quella di un’oligarchia elevata al potere attraverso elezioni basate sulla propaganda della rivalità e discordia, pubblicizzata come un detersivo, lo si prende per induzione, non per conoscenza. Bisogna imparare a leggere le etichette con la lente d’ingrandimento, e se abbiamo problemi di vista anziché chiederlo al negoziante, investighiamo la sua provenienza.

Sinistrati dall'ipocrisia

Dove mai sarà l'allegra brigata che inneggiava alla pace marciando con la bandiera arcobaleno? Era tutto un colore: famigliole con bambini, giovani con alti ideali, intellettuali di sinistra, gente comune e dello spettacolo mischiata ai cattocomunisti. Tutti evaporati? In quell'epoca i tamburi di guerra erano lontani, nondimeno tante case sfoggiavano nelle finestre e nei balconi la bandiera della vocazione non belligerante. Chi non manifestava si sentiva associato al dio Marte, nel circolo dei guerrafondai e dei venditori di armi. Non tutti erano omologati e ammassati negli archetipi dominanti, i ricordi tornano, e l'ipocrisia di chi fa finta d'essere approdato in un mondo nuovo è insopportabile. Il presente è frutto degli errori commessi negli ultimi decenni, quando il “diritto” è entrato nel vocabolario quotidiano. Il “diritto all'istruzione” è stato calpestato da coloro che senza lavorare, trascorrevano anni nelle università senza laurearsi, perché tanto costava poco; i genitori mandavano i figli a scuola certi che l’incombenza a predisporli all'apprendimento fosse solo del corpo docente. Il “diritto alla sanità” ha comportato un aumento di prestazioni nel pronto soccorso perché non si faceva la fila dal medico; nella spesa farmaceutica quando si pretendeva gratis anche la siringa. Il “diritto alla pensione” ha regalato a molti, con quindici o meno anni di contributi, un sostentamento per il resto della vita, con la possibilità di continuare a lavorare, e un garantito in tasca elargito per tredici o più mensilità. Il “diritto alla casa” ha concesso a chi sapeva muoversi, di non fare sacrifici per comprarne una, si entrava in possesso di
un’abitazione a prezzo stracciato, indipendente dalla situazione economica del nucleo familiare, spesso ereditando il privilegio. Il “diritto al lavoro” ha permesso a molti di assentarsi con controlli sui generis, di lavorare senza rendimento, di pretendere uno stipendio come se fosse un dovuto, non un ricevere effetto di un dare. Tutto era distribuito allegramente, in cambio il ventre molle della politica
e dei personaggi influenti negli ambienti della baronia universitaria, della magistratura, dei giornalisti, dei bancari, del mondo finanziario, troppi per elencarli tutti, diventava sempre più potente e vorace. Come gli antichi feudatari, la gestione era mandata avanti con il sistema della raccomandazione, guai a non far parte di un partito, sindacato, chiesa, o potentato. Chi osava avversare il meccanismo, troppo squilibrato perché continuasse in eterno, era tacciato di reazionario, ignorante, guardato con sufficienza. Non c’è nessun piacere nel ravvisare la disfatta, solo il desiderio di trovare una via d’uscita per non danneggiare i ragazzi, le future generazioni. Abbiamo agito ipocritamente, peccato di presunzione, di stupidità. Soprattutto è mancato l'equilibrio, il buon senso contadino. Per convivere con gli altri ci devono essere regole, e non possono essere personali. Devono abbracciare un gran numero di situazioni, ma se a queste devi aggiungere di continuo delle postille, salta all'aria tutto. Diogene asseriva che l’uomo libero è indipendente dalla società, per questo viveva in una botte. Non è il nostro caso! Noi vogliamo stare in collettività, però dettando le regole a noi favorevoli, lasciando fuori la realtà degli altri, questi sconosciuti… Impossibile, per quanto siamo astuti, ce ne sarà sempre uno di più. Se conquistano o acquistano il potere, per noi la frittata è fatta. E’ necessario smetterla di seguire come le pecore, il pastore di turno, dobbiamo farci guidare nelle situazioni dalla ragionevolezza; l’alleato è il vicino di casa con il quale gioco forza, bisogna scendere a patti. Il dichiararsi di un partito o dell’altro, destra, sinistra, brandire coerenze alle quali non riusciamo dar seguito, fa di tutti noi carne da cannone.


venerdì 16 ottobre 2015

TTIP in arrivo un altro raggiro



Mettiamola così, non riuscendo più in Occidente a stare con i piedi per terra, negli ultimi anni il demonio si è organizzato e ha preparato un piatto che ci vede quasi cotti a puntino. Il demonio non è un singolo soggetto, agisce in gruppo, e allestisce trappole perché noi, gli allegri idioti, ci finiamo dentro, felici e contenti. E’ accaduto che nell'ultimo secolo, i nostri nonni e genitori abbiano patito due conflitti mondiali, hanno sgobbato parecchio, potendo però lasciarci il frutto di tale lavoro: l’affidamento, in comodato d’uso, di una società libera, con ampie tutele sul lavoro, sicurezza, istruzione. Noi non abbiamo ringraziato per il lavoro sporco, per la fatica nel dover affrontare una ricostruzione con tante insidie, le poche ore di svago e i sacrifici per lasciare questa prosperità. No, abbiamo dissacrato le loro idee, sbeffeggiato l’onestà, l’integrità, la rettitudine, prendendoli in giro per l’ingenuità di una vita semplice. Adesso che abbiamo smantellato i pilastri dell’umana convivenza, inneggiando ai “privilegi” personali, vedremo quanto saremmo bravi a cavarcela. La crisi nata dalla voracità finanziaria ha cominciato a diminuire i diritti, sembrava impossibile che accadesse, eppure è avvenuto. Mentre noi negli anni passati scendevamo in piazza per i più disparati motivi, il demonio ha deciso che da queste parti gli operai costavano troppo e, con un pianeta grandino, le industrie potevano essere spostate in luoghi più compiacenti. Adesso alcuni cominciano a sospettare dei migranti, persone con minor coscienza dei loro diritti, e diciamolo pure, abituati a sgobbare più di noi. Tanto per fare un esempio, non avremmo dubbi sulla scelta tra
un’altezzosa e scontrosa commessa o impiegata, e una migrante dolce e sorridente. Il demonio è un tipino interessante perché dividendosi e moltiplicandosi, trova mille artifici come il TTIP, un Trattato
Transatlantico sul commercio e gli investimenti promosso nel luglio 2013 (guarda caso in piena crisi!) tra gli Usa e l’Unione Europea. Divertente che noi comuni mortali, ancora elettori, ne sentiamo parlare marginalmente, trapela pochissimo; la sua stesura è segreta e sconosciuta anche dai parlamentari nazionali. L’obiettivo dell’accordo è integrare il mercato americano ed europeo, riducendo dazi doganali, rimuovendo barriere non tariffarie, standardizzando qualità e regolamenti. Per intenderci, un gruppo di signori spinti da una settantina di multinazionali, e chissà quanti lobbisti, sta decidendo sopra le nostre teste, di approvare delle norme che possono cambiare le regole all'interno di uno Stato, annullando le garanzie di tutela dei cittadini. Basterà che una determinata impresa intenti una causa per “perdita di profitto”, e uno Stato si troverà a mandare all'aria i diritti sociali. Se litighiamo adesso perché vogliono imporre all'Italia la mozzarella fatta con il latte in polvere anziché con quello fresco, immaginate cosa succederà con il TTIP! L’elogio alla follia, chiediamo perdono al buon Erasmo, è che tutto passa per le mani di pochissime persone, il trasvolo oltreoceano di molti politici europei e di casa nostra, insospettisce non poco. Con una ratifica possiamo veder sospesi diritti del lavoro, della persona, dell’ambiente, di cittadinanza, scompaginando conquiste sociali dell’ultimo secolo. Tutto in barba alla democrazia. Qualcuno mi vuole spiegare perché scrivere articoli sulla paura dei cinesi per la “Magna Carta”, esposta a Pechino nella riservata ambasciata inglese anziché nell'Università del Popolo, per diniego dell’autorizzazione, rimarcando la censura, e assolutamente nessuno indaga sul TTIP? Intanto con l'anno scolastico iniziano le liti sui menù scolastici, alcune mamme si lamentano della bieta surgelata e della mancanza di menù biologico; altre con bambini piccoli dell'orario, troppo presto o troppo tardi se lavorano. Buon appetito Demonio!