martedì 8 settembre 2015

MIGRAZIONE qualcosa non torna




Migranti, profughi, la confusione impera e tutto prelude grandi interessi intorno a questa gente in viaggio. Sfatiamo i miti e guardiamo la realtà dei fatti. La maggior parte dei migranti proviene dall'Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Siria, Tunisia, Marocco, Algeria, Gambia, Bangladesh, paesi differenti ma con un passato abbastanza simile. Molti europei, abbagliati da ideali social-comunista o da religioni catto-comunista, per decenni hanno asperso con parole e scritti sulle malefatte del colonialismo, tanto che alcuni in buona fede per pagare tali peccati, hanno calato le difese e accettato senza fiatare, lo scombussolamento delle nostre società. Non è minimamente ipotizzabile dislocare la popolazione bisognosa per guerre o carestie da una parte del pianeta all'altro, sposterebbe il problema senza raggiungere l’effetto di conseguire benessere per tutti. Per questo è vitale mettere i puntini sulle i.  Possiamo cominciare da un esempio a noi vicino: - l’Eritrea è stata controllata dagli Ottomani per trecento anni, questi la lasciarono agli Egiziani che erano sotto un "protettorato” britannico. Alla fine del XIX secolo l’Italia costituì, sotto il governo di Francesco Crispi, la colonia dell’Eritrea in parte acquistando terre dal sultano locale. Il territorio nel 1890 contava 300.000 abitanti, dopo cinquant'anni alla fine della dominazione italiana erano 1.000.000 di persone. Strano vero? Quando si sta male in un posto, la gente se ne va, emigra, qui al contrario sono triplicati. Nel 1941 il paese torna ai britannici e negli anni cinquanta l’ONU (conoscete quell'organizzazione tutta umanità a parole e demagogia?) stabilisce che l’Eritrea sarebbe stata federata all'impero d’Etiopia. Risultato? Un susseguirsi di guerre civili fino al 1991, anno dell'indipendenza. Popolazione felice e contenta? Pare di no se in molti decidono di andarsene da una dittatura africana. Nigeria, Sudan, Somalia hanno tutti una storia simile. Dominate nel passato da
regni o sultanati, con parte di territori venduti o ceduti agli europei nel XIX secolo, ottengono una totale autonomia e passano da una guerra civile all'altra. Sempre in mano a dittatori, uno più efferato dell’altro. E’ il caso della Siria, ribellatasi all'impero Ottomano alla fine della Prima guerra mondiale, cercò di far nascere una monarchia indipendente, fallita la possibilità, divenne un “mandato francese” fino al 1945. Diciotto anni passarono tra un colpo di stato e l’altro, fin quando il padre dell’attuale presidente s'impadronì del potere. Che dire, meglio morire per la mannaia di un boia consanguineo, del vivere sotto un protettorato europeo? Qual è la differenza tra un’ex colonia europea che si chiami
Stati Uniti d’America, Australia, Brasile, Cile, e non le scriviamo tutte per non riempire la pagina e, queste foriere oggi di milioni di persone allucinate dal venire proprio in bocca al lupo? Inspiegabile all'apparenza. Arabia Saudita, Emirati, Kuwait, Bahrein, Qatar, come mai non sono la loro terra promessa? Eppure sono paesi che navigano nell'oro come sappiamo e vediamo attraverso le scorribande sfrenate e frequenti dei loro governanti, sempre in viaggio nella peccaminosa Europa. La soluzione sta a un palmo dal nostro naso, tuttavia governanti e capi religiosi fanno finta di non vederla. Perché non è possibile fare un Piano Marshall per l’Africa, aiutando in loco la popolazione? Forse verrebbero meno gli introiti nascosti tra i loro governanti e il variopinto mondo della finanza mondiale? Oppure c’è anche dell’altro? Forse c’è la volontà di costruire in Europa un parco giochi per nababbi, e noi popolazione europea di ceto medio-basso, che abbiamo conseguito dopo secoli una pseudo libertà e autonomia siamo di troppo, e bisogna invertire il cammino. Fantapolitica? Dobbiamo stare allerti e vigilare. Puzza così di bruciato l’insensatezza di alcuni rinomati politici internazionali. Le primavere arabe sono un esempio, nel 2011 partita dalla Tunisia si amplia alla Libia, Siria, Algeria, Egitto, Yemen, Iraq, quattro capi di Stato sono costretti a fuggire. Era una ribellione alla corruzione, povertà, assenza di diritti individuali, disoccupazione. Che cosa rimane? Conflitti tra bande, tribù, sunniti, sciiti, non s’intravedono fine e scopo, con l’aggiunta della mai sopita rabbia contro gli occidentali, unica certezza che li accomuna.  Il quadro di Hayez racconta un episodio illuminante. Parga era un protettorato della Repubblica di Venezia, chiusa la millenaria storia della Serenissima per opera di Napoleone, e finita l’epopea del prode francese, passerà agli Austriaci, poi ai Russi e agli Inglesi che la cederanno agli Ottomani. La popolazione greca si rifiuterà di accettare questo destino e preferirà emigrare. Sempre di mezzo gli Ottomani, ebbene sì. L’anello che unisce passato e presente in fondo sta tutto lì. Dieci anni dopo la fine dell’impero Ottomano nasce l’associazione denominata Fratelli Musulmani, la loro ideologia islamista sostiene la Sharia, la legge coranica, e l’importanza della Jihad, guerra santa, che prevede l’imposizione per i maschi musulmani di difendere l’Islam con ogni mezzo, dalla quale deriva una ricompensa nell'aldilà. Finanziatore riconosciuto di quest’associazione è il governo del Qatar, mentre Egitto, Siria, Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi li considerano fuorilegge. Vocabolo molto variabile nel mondo arabo, perché questi stessi paesi appoggiano altre compagnie, spesso ben più azzardate, assecondando il momentaneo tornaconto. Sono però tutte accomunate nell'odio verso l’Europa. I governanti europei non vedenti, quelli sicuri di saper lisciare il pelo senza paura d'essere azzannati, i tronfi e baldanzosi, fanno il loro gioco sulla nostra pelle. Per questo è necessario ricordare soprattutto al gentil sesso, l’arretratezza della loro società, dove padri e mariti hanno l’insindacabile potere di decidere per noi. Rabbrividite, pensando alla necessità della garanzia di un essere umano di genere maschile, per farci avere una carta d’identità o un passaporto. Signore e signorine avvezze a gonne corte e a magliette ombelicali, qualcuno v’insegnerà una moda nuova, l’opposizione al dettame non è contemplata. A tutti noi è bene ricordare una semplice cosa: in Europa vige la democrazia, la maggioranza decide per gli altri attraverso libere elezioni. Il principio si basa sulla nostra Storia e cultura, se un domani si affermerà un’altra maggioranza, è data la possibilità di rimettere indietro l’orologio.

martedì 1 settembre 2015

MINIONS il perché di tanta popolarità




Perché Dante e Virgilio si trovano su di un ponticello in questa parte dell'Inferno? Esclusivamente per non sporcarsi le scarpe dalla merda! A noi non salverebbe il ponte Baluarte in Messico, il più alto del pianeta con i suoi 390 metri. Diventa facile capire il successo dei “Minions”, questi ominidi sono la moderna raffigurazione dei tirapiedi, degli adulatori conosciuti con il termine lecca culi, proprio a indicare la sorgente degli escrementi. Sono sempre esistiti, quello che li contraddistingue adesso, è l’ampiezza del fenomeno e l’inarrestabile degrado della società, dove per ottenere un beneficio, si baratta la dignità. L’addestramento inizia dall'infanzia, si scambia un capriccio per un sorriso e un po’ di pace; a scuola la simpatia degli insegnanti è assicurata da una falsa gentilezza, approvandone idee, manie e leggerezze. Quando adulti i privilegi sono assicurati circondandosi di persone utili; i novelli paggi si mostrano benevoli, arrendevoli, di buona compagnia. In agguato c’è sempre il voltafaccia per raggiungere un gradino più alto. Quanto disappunto nei traditi, quanto stupore nell'apprendere la doppiezza di siffatta persona! Questa delusione non dura molto, perché in tanti hanno disposto che così va il mondo, in fondo è una riflessione sincera di chi guardandosi allo specchio osserva la propria immagine. Dall'illustrazione del pittore fiammingo Jan Van der Staet, fuoriesce fetore del quale siamo accostumati e non più sorpresi. Questi pupazzi gialli tirapiedi dei cattivi combinano guai rimanendo sempre impuniti, eroi positivi per grandi e piccini, alla costante ricerca di sciogliere gli ultimi legacci necessari per un’umana convivenza, senza pagar pegno.

venerdì 28 agosto 2015

SCUOLA ai blocchi di partenza




Ogni anno era naturale essere contagiati da una particolare allegria per l'inizio della Scuola. Come avviene oggi, finivano le vacanze estive, ed era ora di preparare astucci e comprare nuovi quaderni. Rimane di quel tempo la voglia dei ragazzi d’incontrare i compagni, e a volte neanche tanto. Che cosa sarà mai capitato? La società senz'altro è molto cambiata, gli alunni incontrano amici e compagnie fuori dalle aule, non è prettamente necessario convivere con persone esterne alla famiglia solo a scuola, s’instaurano relazioni con le attività sportive, hobbies, soggiorni per l’apprendimento di una lingua straniera. Anche se questo sembra evidente per i ragazzi, che al contrario degli adulti hanno l’abitudine a correre, c’è una forte difficoltà da parte dei “grandi” di adattarsi ai tempi. Durante l’anno scolastico si perdono ore a cercare d’inculcare negli allievi una formazione alla convivenza, sui problemi del mondo in generale e via discorrendo. Interessante osservare che tale sforzo inizia fin dai primi anni della scuola dell’obbligo, ma nei bambini cresciuti in ambienti dove l’educazione è facoltativa, diventa una lotta improba, negli altri produce una malcelata noia. In passato era necessario perché tante famiglie non avevano le stesse possibilità sociali ed economiche e si cercava di uniformare gli studenti in una cultura generale. Negli ultimi
decenni è diventata una partita a ping-pong tra famiglie maleducate e prepotenti contro professori sempre più sperduti, e molti diventati indifferenti. Soluzione sarebbe applicare una regola di civile convivenza tra istituzione scolastica e famiglie, dove i patti tra i contraenti devono essere osservati e non aggirati. Questo è l’inizio della ricostruzione della SCUOLA, perché bisogna far ritrovare lo stupore, la curiosità, l’idea sbalorditiva di uscire dall'aula avendo appreso qualcosa di utile e futuribile.  Questo è compito per adulti coscienziosi, da troppi anni ci si nasconde dietro un dito. Dalle università sono usciti troppi professori impreparati, che non hanno compreso il loro ruolo dentro la società, quella d’insegnare alle generazioni future, dalle quali dipende la crescita o decrescita di una nazione. Non veniamo con il ritornello dell’essere poco pagato, purtroppo questa è un’inalterabile verità consumata nei secoli. Non si conoscono insegnanti ricchi! Chi ha scelto di farlo non può accampare simile scusa, è disonesto nei confronti dei ragazzi ai quali si vuole insegnare la convivenza sociale. La speranza è nello stimolo dei professori preparati e diligenti, traino per gli scansafatiche e gli inesperti, l’augurio nasce dai ricordi di professori che facevano scendere gli dei dall'Olimpo sulla Terra, di quelli che facevano sfilare i personaggi della Storia sui banchi, di altri che facevano sentire l’aroma della torta spiegando le frazioni. Buon inizio a tutti.