giovedì 30 luglio 2015

Siamo tutti GRECI o meglio ELLENI


Φοβάμαι τους γερμανούς ακόμα και όταν φέρνουν δώρα
timeo quod germani etiam cum dona ferentibus

Da adulti tendiamo ad apparire ponderati, però da tempo assistiamo al massacro della Grecia con malcelata tolleranza. La ribellione odierna, rabbonita per mesi, non è possibile respingerla, perciò è mista a collera e smarrimento. Non è solo amore verso la culla della nostra civiltà europea, è indignazione per lo scempio compiuto scientemente da secoli contro un’intera popolazione.  Volete degli esempi di pesi e misure differenti? Lo sterminio delle popolazioni indigene nelle Americhe, la tratta degli schiavi venduti dai loro capi tribù, riempie pagine di giornali e libri, degli scrupolosi hanno sviluppato trattati diventati “bibbie” per politici terzomondisti.  Molti vorrebbero farci cospargere il capo di cenere per colpe datate, al contrario quello che accadde a due passi da noi, ora, interessa per sommi capi. Aprire negli ultimi mesi i giornali e leggere sulla Grecia, richiede una pazienza di Giobbe; economisti e opinionisti prezzolati offrono ai lettori articoli, per incanalare le pecore verso i loro padroni. Cerchiamo di sciogliere il bandolo,  lasciando a ognuno la possibilità di farsi un’idea, giacché ancora non difetta il libero pensiero. Il quadro “Il massacro di Scio” di Eugène Delacroix, con realismo impressionante mostra le famiglie greche in attesa della morte o della schiavitù, in seguito alla violenta repressione compiuta dai turchi ottomani nel 1822; evento realmente accaduto durante la guerra d’indipendenza, quando ventimila
greci furono uccisi per il loro sogno di libertà. Da troppi secoli il dio Elleno, padre dei capostipiti delle tribù greche, non volge lo sguardo verso il suo popolo. Povera Grecia, sarà dominata dagli Ottomani fino ai primi decenni del XIX secolo, quando la popolazione si ribella e con l’aiuto della Francia, Inghilterra e Russia conquista la sospirata indipendenza. Sembra un caos la storia sviluppata da allora ai nostri giorni; non il “caos” degli antichi greci, inteso come il vuoto, anteriore alla nascita del cosmo, dal quale emersero gli dèi e gli uomini. Pensate bene, il primo presidente della neonata Repubblica  sarà il ministro degli esteri russo, ironia della sorte, un nobile greco. Morirà assassinato, e quale sarà la trovata geniale delle grandi potenze europee? Instaurare una monarchia,  sistemando sul trono il bavarese Ottone di Wittelsbach. Una rivolta lo detronizza ma ben presto è rimpiazzato con il principe Vilhelm di Danimarca. La Grecia attraversa il periodo tra le due guerre mondiali tra monarchia “nordica” e governi guidati dai militari; durante la seconda guerra mondiale i tedeschi la occupano. Alla fine del conflitto è scelta la monarchia nordica nuovamente, l’esito del referendum  molto discutibile, condusse il paese a una guerra civile. La monarchia  riesce a prevalere, pur rimanendo forti risentimenti. Arriviamo dunque al 1967 con l’esilio del re e il regime dei colonelli durato fino al 1974. Possiamo imputare al popolo greco la situazione attuale? A pensar male si fa peccato, ebbene rischiamo l’inferno! Il governo della Grecia non è stato mai deciso ad Atene, altri e da troppo tempo, decidono in nome della popolazione. Un consiglio, mandate tutto all’aria, ricominciate da zero, non dovete nulla a nessuno, siete stati raggirati. Fatte accordi senza chinare la testa, pubblicamente, non svendete la vostra straordinaria patria. Siate un popolo compartecipe, un fronte unito. Siate ELLENI e conquistate finalmente l’indipendenza!

domenica 26 luglio 2015

Carenza di SPERANZA assolutamente No




Era garbato Esopo, quando nelle sue favole descriveva come Zeus infilò in un vaso tutte le cose fruibili, lo coprì con una pietra e lo donò all'essere umano. Quest’essere, dotato di un’enorme impulsività, cosa fece? Lo aprì. Spostando la pietra tutte le cose buone volarono via, dentro rimase solo Elpis (Spes per noi latini), unica a dare un po’ di consolazione all'umano. Al contrario Esiodo la racconta in maniera differente, puntando il dito sulla curiosità femminile, specifica di come il vaso con tutti i mali, fu affidato da Zeus alla giovane Pandora, che aprendolo li diffuse sulla terra, anche qui solo Elpis restò in fondo. Con il Cristianesimo la speranza divenne un valore ultraterreno, tanto da diventare una delle virtù teologali, insieme alla fede e alla carità. A differenza delle virtù cardinali, sono necessariamente infuse nell'uomo dalla grazia divina. Forse nel nostro mondo occidentale, una volta opulento, con l’aumento del laicismo è venuta meno la speranza? Non lo crediamo, ben altro ha fuso il nostro pensiero al corrente pessimismo. Aumentando la percezione dell’incongruenza umana, portatrice dell’idea del primo tra pari, tutto il castello faticosamente costruito sta venendo giù. Sì perché l’idea aveva un significato ai tempi
di Aristotele. Egli affermava nella capacità di alcuni a governare, mentre nel caso del primo tra pari era necessario governare a turno con gli altri uguali, utilizzando il metodo del sorteggio. Con il nostro stile di vita stiamo con due piedi dentro molte paia di scarpe, rendendo impossibile la convivenza civile. Nulla a vedere con la democrazia, bensì con la sua distorsione. Per questo scivoliamo sempre più rapidamente in bocca alle oligarchie economiche, felici di trovarci sottomessi al marasma causato dall'eccesso di leggi individuali, discussioni a non finire sul sesso degli angeli, evidenti antitesi tra il possibile e l’inattuabile. Peggiore di tutto è la fatuità, lo sforzo sprecato nello sbranarci quotidianamente gli uni contro gli altri. Immaginate la contentezza di questi poteri, pronti ad accoglierci in un abbraccio mortale. A questo punto non serve la speranza consolatrice, è necessario viverla come un trampolino di lancio, ricercando ripieghi per cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e vivere, come durante una grave malattia, quando lasciamo di lato il superfluo e chiediamo semplicemente del tempo in più. Nel quadro del pittore fiammingo Nicolas Régnier (1591-1667) il piede di Pandora poggia su di un teschio d'oro.

giovedì 23 luglio 2015

KEEP CALM e........




A volte è necessario far scorrere del tempo per riordinare le idee e poter proseguire, in fondo è questo il compito fissato, da chi non vuole essere indifferente dinanzi all'ineluttabile. Issare bandiera bianca, questo ha fatto Tsipras con la decisione di abdicare alle condizioni imposte dall'Unione Europea. Le nostre speranze erano ben altre, ma esigere un altro sforzo a una popolazione alla canna del gas, maneggiato da chi ne ha parecchia dimestichezza, indubbiamente comportava da parte del primo ministro greco, un coraggio da leoni. Nel mondo contemporaneo è scomparsa l’idea del sacrificarsi per i posteri. Oggi è l’epoca del tutto e subito, impossibile chiedere, seppure agli eredi di un passato glorioso, un’immolazione. La Storia è beffarda, nel 1953 c’era un ministro greco tra i firmatari dello sconto del 50% alla Germania per i danni causati nella prima guerra mondiale, e il congelamento per quelli della seconda. C’è da rabbrividire quando ascoltiamo i tedeschi porre l’accento sull'obbligo di ottemperare al pagamento dei debiti, proprio loro che hanno causato morti, danni e distruzioni. Ora ci spiegassero i politici europei perché sarebbero più importanti i debiti attuali, frutto di raggiri contabili
garantiti dalla Goldman Sachs, che le anime pure di Bruxelles hanno lasciato correre. Dove sono i colpevoli di questa intrepida rapina alla popolazione greca, forse in galera? E i burocrati pagati a peso d’oro per controllare, continuano nella loro posizione? Questo e altro vogliamo sapere. I conti non tornano in questa Europa narcotizzata da anni di benessere, assopita da utopie catto-comuniste, intontita da una democrazia utilizzata dai meno meritevoli per i peggiori scopi, tramortita da interessi finanziari camuffati da sviluppo economico. E’ arrivata l’ora di darsi una mossa, se è valsa la pena nell'ultimo secolo di allontanare analfabetismo e classismo imperante, gran parte degli europei dovrebbe cercare le cambiali nei bauli della propria famiglia, e ottemperare all'obbligazione personale.