sabato 5 marzo 2016

Gli illusionisti e il raggiro dei politici. (2° parte)


Allevati nella cultura della solidarietà e dei diritti civili, noi occidentali per evitare d'essere additati come razzisti, egoisti o senza cuore diventiamo prede facili per i tanti governanti moralizzatori. Una buona parte della popolazione gradisce politici e pseudo-intellettuali educatori. Questo non depone a favore della scelta libera, piuttosto fa pensare come si è indotti dal marketing o dalla convenienza per l'acquisto di un pacchetto o l'altro di biscotti; il risultato è che le idee sono incanalate da venditori e si diventa dei “consumatori” piegati alla pubblicità più seducente. L’Italia è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per il segreto di Stato applicato al caso Abu Omar, l’egiziano sospettato di terrorismo e rapito dai servizi americani a Milano e condotto in Egitto nel 2003. Bisognerebbe applaudire la sentenza per l’accento sui diritti legati alle persone, indipendente dal fatto che il signore in questione è stato riconosciuto da una Tribunale italiano come un terrorista; questo se non si verificasse una tortuosità delle leggi e accordi, dipendenti sempre dalla titolarità del soggetto. Gli Usa sono campioni nel genere, hanno una Costituzione che è tutto un parlare di diritti, la realtà però è sotto i nostri occhi. Questi diritti sono per chi è “americano”, tanto che gridano a perdifiato di colpire chiunque e dovunque per difendere i loro interessi nazionali. Il portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato infatti, ai quattro angoli della Terra che l’attività di sorveglianza all'estero, leggasi spionaggio, l’attuano ogniqualvolta ci sia di mezzo la loro sicurezza, tenendo d’occhio cittadini o capi di qualsiasi paese. Con buona pace della Merkel, Berlusconi e tutti gli altri. Il termine sicurezza non riguarda solo probabili attacchi terroristici o di paesi “nemici”, è esteso anche in campo economico, tanto che l’intelligence americana ha condizionato e condiziona politici e governi in tutto il mondo. Il dualismo tra diritto scritto e realtà è ancora più lacerante quando si tratta di contrastare una minaccia all'ordine costituito e questo vale anche in Europa: - in Inghilterra l’Ira è stato combattuto con ogni mezzo legale e no; - i centri di detenzione americani nati dopo l'11 settembre praticano torture fisiche e psicologiche, non ultimo il Pentagono è stato costretto a pubblicare foto con le torture subite dai detenuti a Guantánamo, Afghanistan, Iraq. Perché le stesse dovrebbero essere bandite o condannate se utilizzate in Egitto o in altri paesi a difesa degli “interessi nazionali”? È ora di farla finita con questa ipocrisia. Gli Stati hanno necessità di tutelarsi anche se democratici, figuriamoci gli altri dove le controversie si risolvono con le armi anziché nelle urne! Il motivo per il quale siamo raggirati con bei propositi è soltanto economico. L’avidità verso il profitto accresce in maniera spasmodica dalla fine della Seconda guerra mondiale quando l’Europa è divisa in due aree d’influenza e gli Usa, nel ruolo di “liberatori”, ne acchiappano la metà con il quale hanno un mercato da imbandire con usi, costumi e mercanzie. Tutto andrebbe bene se sul tavolo si giocasse a carte scoperte e ad armi pari, però la prima regola introdotta dagli Americani è l’assenza totale di etica e l’idea che il fine giustifica il mezzo. Il fine è il profitto economico, oltre alla guida del mondo ispirati dalla propria “Storia”. Purtroppo il blocco che si opponeva a questa teoria era grigio, austero e apertamente illiberale, quindi bisognava essere degli stoici per sceglierlo. L’Europa avrebbe anche potuto salvaguardarsi se molti governanti
non avessero prestato udito al canto delle allodole e allo specchietto per acchiapparle: - una cornucopia traboccante di denaro, potere e prestigio. Enrico Mattei, dirigente pubblico e commissario liquidatore dell’Agip alla fine della guerra, inventò l’espressione “sette sorelle” per le compagnie petrolifere che si erano spartite il mercato mondiale a danno dei consumatori. Guarda caso cinque erano americane, una inglese, e l’altra di proprietà anglo-olandese. Queste multinazionali hanno fatto il bello e cattivo tempo fino alla crisi petrolifera del 1973. Mattei infastidì parecchio questo potentato perché con l’Eni offriva migliori condizioni economiche e giuridiche, scegliendo con un approccio etico l’estrazione anche nei paesi poveri. Morì nel 1962 in un misterioso incidente aereo, così come scomparve nel nulla il giornalista Mauro de Mauro che sul caso indagava. Della serie non bisogna scherzare con il fuoco! Ebbene, quando si riducono le autonomie nazionali in virtù dell’economia sfrenata, quando si propaganda la globalizzazione come una manna apportatrice di occupazione e diminuzione della povertà, le popolazioni si prestano a diventare cibo per appetiti insaziabili. Il mondo interdipendente segue le regole del gioco “la patata bollente”. Quando nel 2007 scoppia la bolla degli immobili negli Usa (la crisi dei sub prime) e l’anno dopo la Lehman Brother fallisce, gli americani cominciano a passare la patata. Tutto era cominciato dando prestiti facili a clienti sprovvisti di garanzie, quando le casse cominciano a svuotarsi entra la speculazione che presumendo sviluppi ad alto rischio fa guadagnare i più astuti; in un gioco di collocare e togliere soldi hanno lasciato agli ultimi la perdita. Nel mondo finanziario quando la crisi creditizia dirada i fondi la patata bollente si moltiplica, affossando imprese, facendo crollare le borse, con molte valute in mezzo alla tormenta. Le banche centrali di Usa, Giappone, Inghilterra, Svizzera, UE hanno immesso liquidità nei mercati finanziari per allentare il tracollo, molti hanno sfruttato del banchetto offerto con interessi bassissimi. Manco a dirlo i primi ad utilizzarla sono stati i paesi emergenti con un esponenziale aumento della corruzione, controbilanciata da un’apparente miglioramento del ceto povero, ai quali gli scaltri governanti hanno versato un minimo per la sussistenza e la pace sociale. Risultato il debito globale è passato dal 160% al 240% del PIL mondiale, nella sola Cina è aumentato del 70%.  Cos'è successo quando la FED, la banca centrale americana, ha aumentato i tassi d’interesse? Semplice, la quotazione del dollaro è risalita perché quando la nave affonda i topi scappano, e qui hanno portato via i capitali dai paesi emergenti. Nell'economia rallentata dalla crisi si acquistano meno materie prime e si esporta di meno, ne fanno le spese paesi quali il Brasile, l’India, la Cina, i paesi del Golfo con l’Arabia Saudita in testa. Il petrolio è passato dai 114 dollari al barile del 2014, ai 60 del 2015, ai 40 di oggi, e tutto comincia con una furberia dell’Arabia che volendo diminuire il prezzo del barile per mettere fuori mercato lo shale oil degli Usa, il Canada e il Brasile, paesi che hanno un costo estrattivo alto, non ha fatto i conti con la brusca frenata dell’economia cinese. È cresciuto un vortice difficile da contenere perché se l’Arabia decidesse di tagliare la produzione per far risalire i prezzi oggi farebbe il gioco dell’Iran appena rientrato sul mercato e negli Usa riprenderebbe il pompaggio dello shale oil. Problemino, il Fondo Mondiale Internazionale prevede un buco di mille miliardi l’anno nei paesi del Golfo e per fronteggiare la situazione gli arabi dovranno far rientrare i soldi investiti nelle borse mondiali perché sono abituati a non farsi mancare nulla, inoltre tribù e popolo sono tenuti al guinzaglio con zero tasse, impieghi governativi, sussidi e via dicendo. La necessità di spostare il pericolo da dentro casa li porta a gettare benzina sul fuoco,  in Africa e nel Medio Oriente nulla di più facile fanatici come sono. È difficile convincersi dell’imprevedibilità della fase attuale, alla frenata dell’economia dovuta a fatti transitori, all'allarmante deflazione in alcuni paesi causati da motivi congiunturali. Sarebbe a dire che la liquidità versata sui mercati è servita a destabilizzare vari paesi e a far arricchire i soliti noti? Non è molto complicato studiare la dinamica umana quando si tolgono i freni dai valori che permettono gli esseri a coesistere dentro una società. Nel privilegiare il denaro come unico mezzo per raggiungere la felicità si è autorizzato l’uso di strumenti illeciti per ottenerla. Gli illusionisti vorrebbero distrarci, declinano la crisi economica, i fallimenti bancari, i migranti come una turbolenza senza colpevoli; in aggiunta dovremmo schierarci con il presidente turco Erdogan che considera terroristi i Curdi, unici sinora a combattere contro l’Isis; stare al fianco dell’Arabia Saudita che finanzia gruppi di ribelli jihadisti; allinearci contro i Russi considerati pericolosi. Illusionisti non abusate della nostra pazienza, essere populisti non ci spaventa. Il movimento populista è nato in Russia alla fine del XIX secolo anche per contrastare i burocrati zaristi e noi ripuliremo i nostri paesi da chi ci ha trascinato nella tempesta.

lunedì 29 febbraio 2016

Populismo, o piegarsi agli illusionisti? (1° parte)



Negli ultimi anni, quando accendiamo la televisione o leggiamo i giornali troviamo una pletora di politici, giornalisti, intellettuali  che dileggiano il crescente populismo. È disarmante osservare ... un susseguirsi di eventi sfila davanti a noi, riusciamo a focalizzarli e discuterne uno alla volta senza mai inquadrarli in un insieme. L’idea sull'irrilevanza delle esperienze passate è figlia dei tempi moderni, di una cultura o non cultura giunta da oltreoceano. Divertente vedere l’avvinghio innaturale da parte dell’intellighenzia progressista a questa americanata, hanno messo la Storia sul rogo perché prediletta da conservatori e nazionalisti. Cicerone affermava che la “Storia è maestra di vita” e quindi senza timori rievochiamo alcuni fatti trascorsi per chiarirci le idee. Abbiamo vissuto un periodo di pace e benessere. La popolazione europea mangiava tre pasti al giorno, c'era lavoro, casa, vacanze, scuola e sanità. La maggioranza delle persone era ottimista, costruiva il futuro dei figli ed assaporava il presente. Arrivarono i tempi bui dell'austerità, il prezzo del petrolio cominciò a salire e molti compresero quale sudditanza fosse dipendere da altri per il fabbisogno energetico. L’austerità del 1973 fu scatenata dall'invasione di Israele compiuta a sud dall'esercito egiziano, a nord dai siriani. I paesi Arabi appartenenti all'Opec incalzarono l’Occidente perché non intervenisse. Ed allora cosa fecero? Diminuirono del 25% le esportazioni di petrolio e ne raddoppiarono il prezzo. Si trovarono con un’aumentata prosperità, eccezion fatta per le popolazioni locali, infatti ben presto scoppiò una guerra tra l’Iraq e l’Iran tanto per tenerle occupate. La scusa di Saddam Hussein, nel 1980, era legata a dispute sul confine, fatto sta che un giorno attacca di sorpresa l’Iran senza dichiarare guerra. I nostri prodi governanti con a capo Usa, Germania, Gran Bretagna si uniscono a Cina, Egitto e ad altri paesi del Golfo contro l’Iran al cui fianco si schiera la Siria. Meravigliosa brigata unita da diritti civili e democrazia, vero? In cambio però Arabia Saudita e paesi dell’Opec aumentano la produzione di petrolio ed il prezzo diminuisce. Gentili e generosi! Analizzando la realtà storica scopriamo al contrario che l’intreccio tra politica ed economia rende il terreno ricoperto di sabbie mobili, quando non di melma o altro. Dopo la rivoluzione del 1979 l’Iran diventa uno Stato
teocratico come l’Arabia Saudita, dove la grande famiglia dei Saud, composta da 5.000 persone tra cugini e nipoti del fondatore, si tiene stretto il potere ed i due principali luoghi santi dell’Islam, la Mecca e Medina. Questi signorotti predicano una versione rigorosa dell’islamismo sunnita spuntata alla fine del 1700. Molti paesi Arabi, governati da sunniti, hanno al loro interno una folta popolazione sciita, nel caso del Bahrein e dell’Iraq sono la maggioranza; lo Yemen invece è governato dagli sciiti e tanto per fare un'esempio la guerra in corso vede l’Arabia Saudita schierata con la popolazione sunnita e l’Iran con il governo yemenita. Nel 1971 era diventato presidente della Siria Hafiz al-Assad, l’Arabia Saudita fin dall'inizio ha mal sopportato questo governo laico e perciò ha sempre aiutato i sunniti all'interno del paese e finanziato gruppi fondamentalisti dissenzienti come la Fratellanza Musulmana. Nel 2011 anche in Siria con “la primavera araba”, molti scesero pacificamente a manifestare per chiedere riforme, però come da altre parti furono in troppi a servirsene per rovesciare i governi. Guarda caso, manovrati dall'estero. Molti siriani, scappati dall'attuale guerra, testimoniano che capi delle fazioni jihadiste sono arrivati dall'Arabia Saudita ed indubbiamente sono milizie sunnite quelle che da cinque anni si scontrano con il regime siriano, i cui comandi militari hanno un ufficio nella cittadina turca di Gaziantep. Riecco i Turchi. Sul personaggio Erdogan abbiamo già scritto, ora possiamo aggiungere che i Russi hanno rotto le uova nel suo paniere. Da molti anni questo signore s’impegna per la caduta del presidente siriano, il territorio turco è utilizzato dai combattenti islamici per raggiungere l’Isis, sono venuti a galla affari commerciali più o meno noti e trasferimenti bellici ai jihadisti, i giornalisti turchi e gli accademici rischiano sempre la condanna a vita per quello che scrivono e affermano, ciò nonostante secondo alcuni dovremmo assegnargli fiducia. Certo, ogni tanto l’Europa fa un richiamo ad Erdogan per l’abitudine di mettere la gente in galera per reati di opinione, solo che da quando il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha messo la bocca nel trombone invitando chi volesse a rifugiarsi in Germania, tutto è diventato più complicato. Bisogna scendere a patti con il presidente turco e versare tre miliardi di euro affinché trattenga la marea umana nel suo territorio. Di fatto siamo diventati ostaggi di questo signore ed obbligati a prestare attenzione alle dichiarazioni del Ministro turco per i rapporti con la UE quando asserisce che “l’Europa non può permettersi il lusso di tenere la Turchia a distanza”! Tutto questo per una guerra etnico religiosa all'interno dell’Islam, per un’idea di dominio antica e mai superata, in ambienti sociali per molti versi ancora arcaici. Se non bastasse si aggiungono altri paesi toccati dalla furia della guerra, camuffata all'inizio da opere di bene. Verrebbe da sogghignare ascoltando un generale italiano prospettare che la migliore opzione per la Libia sia la sua spartizione in tre zone. In pratica si ripristinerebbe l'unità del territorio com'era in epoca fascista, con la Cirenaica, la Tripolitana e nel sud un’area dominata da varie tribù.  Passiamo ad un altro paese. L’Egitto è tornato alla calma, ottenuta con l’appoggio di gran parte della popolazione che si è schierata con le forze armate. La storia recente ci svela il presidente Sadat ucciso in un attentato organizzato dai fondamentalisti nel 1981, il successore Mubarak ha resistito trent'anni al governo e fu rovesciato nel 2011 durante “la primavera araba egiziana”. Lungi dall'avanzare anche qui verso un governo democratico e liberale, l’Egitto si ritrova con un presidente candidato dei Fratelli Musulmani. Questo signore era impaziente di ricostruire il paese con leggi ispirate alla Sharia (la legge coranica) ma le proteste del 2013 creano i presupposti per la presa del potere da parte dei militari con a capo il generale al-Sisì. Qui arriviamo noi, inutile continuare a vomitare colpe sul periodo coloniale, è evidente che le popolazioni dei paesi sopra elencati transitano dal male in peggio. Non hanno mai avuto voce in capitolo, sballottati in un susseguirsi di imprese, dove gli attori principali hanno obiettivi caratteristici di gruppi o tribù. Si cadde nel ridicolo quando s’ipotizza libertà di pensiero e diritti umani in questi luoghi, buon motivo per non sottomettersi agli illusionisti, desiderosi di farci schierare e penare per “giuste cause”. Siamo al di fuori dai sistemi democratici conosciuti e alla fine ci rimettono la vita ragazzi come Giulio Regeni, inviato in Egitto a studiare i sindacati! Possiamo paragonarlo allo studio delle orchidee al polo nord. Credete realmente che in Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Qatar, Oman, Yemen, in buona parte del continente africano, in Cina, Pakistan, India e la lista è ancora lunga, ci sia spazio per opposizione, dissenso, uguaglianza, diritti civili? BASTA, dietro a tanti giovani generosi, a tante persone dedite agli altri, ci sono i grandi burattinai.  A loro dedichiamo la seconda parte.








mercoledì 10 febbraio 2016

Coitado do jeitinho brasileiro


E' necessário apontar que um malandro de Nápoles jamais roubaria nada de um malandro brasileiro, pois seria como roubar a uma criança. Deixamos de lado a ideia que "o jeitinho" seja sinônimo de esperteza, é simplesmente o desejo popular de flexibilidade perante as regras. Não vamos usar a História para explicar este costume puxando para a dança, que o Brasil era uma sociedade hierárquica, e com a chegada da democracia muitos não aceitaram o princípio de  que todos são iguais, querendo continuar a ter privilégios pessoais. Isto porque todas as sociedades eram assim! Em países não isentos de corrupção política, é práxis não querer pagar impostos, comprar produtos piratas, usar vale alimentação para fazer despesa de casa, pegar bico para aumentar a renda. Porém não em todos, as pessoas vivem enjauladas por tamanha violência, com um sistema sanitário, escolástico, social, que nada tem a ver com uma sociedade civil. O que falta no Brasil é simplesmente cultura, informação, abertura para o mundo. Pagamos por complexos não resolvidos, por não saber lidar com pessoas vividas, por incapacidade de inventar, transformar, copiar melhorando as coisas lá de fora (como já fizeram os japoneses). Quando alguns anos atrás um presidente falou que no pais não rodavam carros mas carroças, muitos se ofenderam. Aquilo era uma evidencia, uma realidade para todos que viviam no exterior!  As industrias “nacionais” usavam tecnologia velha, poupando dinheiro com inovações, e como ninguém era informado, todos achavam ótimo e maravilhoso. E’ o que ainda acontece com muitos
eletrodomésticos, são caríssimos e uma lava roupa por exemplo, perante uma estrangeira parece com a dos Flintstones, ou seja, temos muita mercadoria obsoleta e com preços altíssimos. Muitos erguem o peito achando também que o otimismo, "o pensamento positivo", seja uma característica favorável,  sem duvida é para quem está a beira do suicidio, da depressão, para os demais é uma bola de ferro no tornozelo pois alimenta o fatalismo, o deixar pra là, que permite aos espertos de chegar em frente, tornando-se primeiros até no governo de um estado, o de uma nação. Quando se tem conhecimento dos proprios direitos é imprescindível nao arredar pé. Muitos comentam a atual falta de educação, honestidade, integridade, filhos do permissivismo que nada tem a ver com a liberdade. Aos poucos, um passo por vez "o deixa pra là o que que tem" gerou um monstro dificílimo de combater, um anarquismo que repercute na vida de todos  pois parece fácil no começo dispensar regras que nao agradam, mas se cada um no seu canto fez o que fez, agora para dar o primeiro passo de volta vai ser arduo encontrar voluntarios. O Brasil  esta  entre os primeiros países do planeta em relação a violencia, dar conta disto com "fatalismo" é coisa de louco;  a corrupção  é  endemica, sustentada por uma multidão de pobres a espera de piabas, alheios ao que seja uma sociedade civil, eleitores fáceis de manipular. O "jeitinho" nao vai dar conta, è necessario um pacto social para repor o "trem" no  trilho, caso contrario  preparem se a um suplicio lento  e inevitável.