lunedì 29 febbraio 2016

Populismo, o piegarsi agli illusionisti? (1° parte)



Negli ultimi anni, quando accendiamo la televisione o leggiamo i giornali troviamo una pletora di politici, giornalisti, intellettuali  che dileggiano il crescente populismo. È disarmante osservare ... un susseguirsi di eventi sfila davanti a noi, riusciamo a focalizzarli e discuterne uno alla volta senza mai inquadrarli in un insieme. L’idea sull'irrilevanza delle esperienze passate è figlia dei tempi moderni, di una cultura o non cultura giunta da oltreoceano. Divertente vedere l’avvinghio innaturale da parte dell’intellighenzia progressista a questa americanata, hanno messo la Storia sul rogo perché prediletta da conservatori e nazionalisti. Cicerone affermava che la “Storia è maestra di vita” e quindi senza timori rievochiamo alcuni fatti trascorsi per chiarirci le idee. Abbiamo vissuto un periodo di pace e benessere. La popolazione europea mangiava tre pasti al giorno, c'era lavoro, casa, vacanze, scuola e sanità. La maggioranza delle persone era ottimista, costruiva il futuro dei figli ed assaporava il presente. Arrivarono i tempi bui dell'austerità, il prezzo del petrolio cominciò a salire e molti compresero quale sudditanza fosse dipendere da altri per il fabbisogno energetico. L’austerità del 1973 fu scatenata dall'invasione di Israele compiuta a sud dall'esercito egiziano, a nord dai siriani. I paesi Arabi appartenenti all'Opec incalzarono l’Occidente perché non intervenisse. Ed allora cosa fecero? Diminuirono del 25% le esportazioni di petrolio e ne raddoppiarono il prezzo. Si trovarono con un’aumentata prosperità, eccezion fatta per le popolazioni locali, infatti ben presto scoppiò una guerra tra l’Iraq e l’Iran tanto per tenerle occupate. La scusa di Saddam Hussein, nel 1980, era legata a dispute sul confine, fatto sta che un giorno attacca di sorpresa l’Iran senza dichiarare guerra. I nostri prodi governanti con a capo Usa, Germania, Gran Bretagna si uniscono a Cina, Egitto e ad altri paesi del Golfo contro l’Iran al cui fianco si schiera la Siria. Meravigliosa brigata unita da diritti civili e democrazia, vero? In cambio però Arabia Saudita e paesi dell’Opec aumentano la produzione di petrolio ed il prezzo diminuisce. Gentili e generosi! Analizzando la realtà storica scopriamo al contrario che l’intreccio tra politica ed economia rende il terreno ricoperto di sabbie mobili, quando non di melma o altro. Dopo la rivoluzione del 1979 l’Iran diventa uno Stato
teocratico come l’Arabia Saudita, dove la grande famiglia dei Saud, composta da 5.000 persone tra cugini e nipoti del fondatore, si tiene stretto il potere ed i due principali luoghi santi dell’Islam, la Mecca e Medina. Questi signorotti predicano una versione rigorosa dell’islamismo sunnita spuntata alla fine del 1700. Molti paesi Arabi, governati da sunniti, hanno al loro interno una folta popolazione sciita, nel caso del Bahrein e dell’Iraq sono la maggioranza; lo Yemen invece è governato dagli sciiti e tanto per fare un'esempio la guerra in corso vede l’Arabia Saudita schierata con la popolazione sunnita e l’Iran con il governo yemenita. Nel 1971 era diventato presidente della Siria Hafiz al-Assad, l’Arabia Saudita fin dall'inizio ha mal sopportato questo governo laico e perciò ha sempre aiutato i sunniti all'interno del paese e finanziato gruppi fondamentalisti dissenzienti come la Fratellanza Musulmana. Nel 2011 anche in Siria con “la primavera araba”, molti scesero pacificamente a manifestare per chiedere riforme, però come da altre parti furono in troppi a servirsene per rovesciare i governi. Guarda caso, manovrati dall'estero. Molti siriani, scappati dall'attuale guerra, testimoniano che capi delle fazioni jihadiste sono arrivati dall'Arabia Saudita ed indubbiamente sono milizie sunnite quelle che da cinque anni si scontrano con il regime siriano, i cui comandi militari hanno un ufficio nella cittadina turca di Gaziantep. Riecco i Turchi. Sul personaggio Erdogan abbiamo già scritto, ora possiamo aggiungere che i Russi hanno rotto le uova nel suo paniere. Da molti anni questo signore s’impegna per la caduta del presidente siriano, il territorio turco è utilizzato dai combattenti islamici per raggiungere l’Isis, sono venuti a galla affari commerciali più o meno noti e trasferimenti bellici ai jihadisti, i giornalisti turchi e gli accademici rischiano sempre la condanna a vita per quello che scrivono e affermano, ciò nonostante secondo alcuni dovremmo assegnargli fiducia. Certo, ogni tanto l’Europa fa un richiamo ad Erdogan per l’abitudine di mettere la gente in galera per reati di opinione, solo che da quando il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha messo la bocca nel trombone invitando chi volesse a rifugiarsi in Germania, tutto è diventato più complicato. Bisogna scendere a patti con il presidente turco e versare tre miliardi di euro affinché trattenga la marea umana nel suo territorio. Di fatto siamo diventati ostaggi di questo signore ed obbligati a prestare attenzione alle dichiarazioni del Ministro turco per i rapporti con la UE quando asserisce che “l’Europa non può permettersi il lusso di tenere la Turchia a distanza”! Tutto questo per una guerra etnico religiosa all'interno dell’Islam, per un’idea di dominio antica e mai superata, in ambienti sociali per molti versi ancora arcaici. Se non bastasse si aggiungono altri paesi toccati dalla furia della guerra, camuffata all'inizio da opere di bene. Verrebbe da sogghignare ascoltando un generale italiano prospettare che la migliore opzione per la Libia sia la sua spartizione in tre zone. In pratica si ripristinerebbe l'unità del territorio com'era in epoca fascista, con la Cirenaica, la Tripolitana e nel sud un’area dominata da varie tribù.  Passiamo ad un altro paese. L’Egitto è tornato alla calma, ottenuta con l’appoggio di gran parte della popolazione che si è schierata con le forze armate. La storia recente ci svela il presidente Sadat ucciso in un attentato organizzato dai fondamentalisti nel 1981, il successore Mubarak ha resistito trent'anni al governo e fu rovesciato nel 2011 durante “la primavera araba egiziana”. Lungi dall'avanzare anche qui verso un governo democratico e liberale, l’Egitto si ritrova con un presidente candidato dei Fratelli Musulmani. Questo signore era impaziente di ricostruire il paese con leggi ispirate alla Sharia (la legge coranica) ma le proteste del 2013 creano i presupposti per la presa del potere da parte dei militari con a capo il generale al-Sisì. Qui arriviamo noi, inutile continuare a vomitare colpe sul periodo coloniale, è evidente che le popolazioni dei paesi sopra elencati transitano dal male in peggio. Non hanno mai avuto voce in capitolo, sballottati in un susseguirsi di imprese, dove gli attori principali hanno obiettivi caratteristici di gruppi o tribù. Si cadde nel ridicolo quando s’ipotizza libertà di pensiero e diritti umani in questi luoghi, buon motivo per non sottomettersi agli illusionisti, desiderosi di farci schierare e penare per “giuste cause”. Siamo al di fuori dai sistemi democratici conosciuti e alla fine ci rimettono la vita ragazzi come Giulio Regeni, inviato in Egitto a studiare i sindacati! Possiamo paragonarlo allo studio delle orchidee al polo nord. Credete realmente che in Egitto, Turchia, Arabia Saudita, Iran, Qatar, Oman, Yemen, in buona parte del continente africano, in Cina, Pakistan, India e la lista è ancora lunga, ci sia spazio per opposizione, dissenso, uguaglianza, diritti civili? BASTA, dietro a tanti giovani generosi, a tante persone dedite agli altri, ci sono i grandi burattinai.  A loro dedichiamo la seconda parte.








mercoledì 10 febbraio 2016

Coitado do jeitinho brasileiro


E' necessário apontar que um malandro de Nápoles jamais roubaria nada de um malandro brasileiro, pois seria como roubar a uma criança. Deixamos de lado a ideia que "o jeitinho" seja sinônimo de esperteza, é simplesmente o desejo popular de flexibilidade perante as regras. Não vamos usar a História para explicar este costume puxando para a dança, que o Brasil era uma sociedade hierárquica, e com a chegada da democracia muitos não aceitaram o princípio de  que todos são iguais, querendo continuar a ter privilégios pessoais. Isto porque todas as sociedades eram assim! Em países não isentos de corrupção política, é práxis não querer pagar impostos, comprar produtos piratas, usar vale alimentação para fazer despesa de casa, pegar bico para aumentar a renda. Porém não em todos, as pessoas vivem enjauladas por tamanha violência, com um sistema sanitário, escolástico, social, que nada tem a ver com uma sociedade civil. O que falta no Brasil é simplesmente cultura, informação, abertura para o mundo. Pagamos por complexos não resolvidos, por não saber lidar com pessoas vividas, por incapacidade de inventar, transformar, copiar melhorando as coisas lá de fora (como já fizeram os japoneses). Quando alguns anos atrás um presidente falou que no pais não rodavam carros mas carroças, muitos se ofenderam. Aquilo era uma evidencia, uma realidade para todos que viviam no exterior!  As industrias “nacionais” usavam tecnologia velha, poupando dinheiro com inovações, e como ninguém era informado, todos achavam ótimo e maravilhoso. E’ o que ainda acontece com muitos
eletrodomésticos, são caríssimos e uma lava roupa por exemplo, perante uma estrangeira parece com a dos Flintstones, ou seja, temos muita mercadoria obsoleta e com preços altíssimos. Muitos erguem o peito achando também que o otimismo, "o pensamento positivo", seja uma característica favorável,  sem duvida é para quem está a beira do suicidio, da depressão, para os demais é uma bola de ferro no tornozelo pois alimenta o fatalismo, o deixar pra là, que permite aos espertos de chegar em frente, tornando-se primeiros até no governo de um estado, o de uma nação. Quando se tem conhecimento dos proprios direitos é imprescindível nao arredar pé. Muitos comentam a atual falta de educação, honestidade, integridade, filhos do permissivismo que nada tem a ver com a liberdade. Aos poucos, um passo por vez "o deixa pra là o que que tem" gerou um monstro dificílimo de combater, um anarquismo que repercute na vida de todos  pois parece fácil no começo dispensar regras que nao agradam, mas se cada um no seu canto fez o que fez, agora para dar o primeiro passo de volta vai ser arduo encontrar voluntarios. O Brasil  esta  entre os primeiros países do planeta em relação a violencia, dar conta disto com "fatalismo" é coisa de louco;  a corrupção  é  endemica, sustentada por uma multidão de pobres a espera de piabas, alheios ao que seja uma sociedade civil, eleitores fáceis de manipular. O "jeitinho" nao vai dar conta, è necessario um pacto social para repor o "trem" no  trilho, caso contrario  preparem se a um suplicio lento  e inevitável. 

martedì 26 gennaio 2016

Obama o Putin?



Sarebbe fin troppo facile decidere tra i russi Kandinsky e Chagall a sinistra, e gli americani Hopper e Kline a destra! Il gioco della torre è sempre rivolto al meno peggio. La sceltra tra Obama o Putin la si deve considerare in rapporto con la Storia, con l'informazione  o la disinformazione vista in chiaro scuro. Nel X e XI secolo la Russia di Kiev era in Europa il paese più grande e florido; quando arrivarono i Tartari la città fu distrutta e si dovrà attendere un secolo per riconquistare i territori persi con Ivan I ed il Granducato di Mosca. I Russi ambivano a diventare la “terza Roma”, eredi dell’Impero Romano d’Oriente in quanto unico ed ultimo Stato cristiano sul versante orientale, e difatti il vocabolo “zar” deriva dal latino Cesare. Ad est come ad ovest furono secoli di duri scontri ed i contadini ucraini si schierarono dalla parte dei russi contro l’oppressione sociale e religiosa dei polacchi. Alla fine del conflitto l’Ucraina sarà divisa nella parte occidentale appartenente alla Polonia ed in quella orientale con Kiev diventata russa. Non ci soffermiamo all’età d’oro di Caterina II, arriviamo direttamente all’invasione napoleonica con la perdita da parte di Bonaparte della sua armata in Russia e con l’esercito russo entrato a Parigi. Quando il nipote di Bonaparte, eletto “principe-presidente” di Francia, scalpitava per il suo ruolo defilato nel panorama europeo, non trovò di meglio che battere la grancassa al fianco dei preti cattolici per il controllo dei luoghi santi cristiani in territorio ottomano. Certo, i Russi speravano che questi fossero affidati dai Turchi alla chiesa ortodossa e così tra interessi sovrapposti e furbizia ottomana nasce quella che passa alla Storia come la guerra di Crimea. La sconfitta russa per opera della Francia, Inghilterra, regno di Sardegna ed Austria interruppe un periodo di egemonia. La legge del contrappasso impose ai furbi ottomani, che volevano comunque trarre vantaggio dalle diatribe tra le potenze europee, la perdita degli ultimi possedimenti nel mar Nero. Nel primo conflitto mondiale la Russia si vide costretta ad affiancare la Serbia quando quest’ultima ricevette la dichiarazione di guerra dall’Impero Austro-
Ungarico. Con la Rivoluzione di Ottobre e la nascita del primo Stato socialista la storia della Russia incrocia quella Americana durante la Seconda guerra mondiale. La campagna di Russia tra il 1941 ed il 1945 fu decisiva per le sorti della guerra, impressionante il numero delle vittime del conflitto pari ad un terzo della popolazione, circa 23.000.000 di persone. Partendo da qui confrontiamo le situazioni: gli Usa hanno perso tra civili e militari 413.000 persone, hanno sganciato bombe atomiche su due città Nagasaki e Hiroshima, furono gli unici ad utilizzare armi di distruzione di massa motivandole come un modo per terminare rapidamente la guerra. Interessante sottolineare come sia l’unico paese che per effetto della guerra è diventato più ricco. A ritroso ricordiamo la grande crisi economica del 1929, il Far West, la dichiarazione nel 1775 di George Washington che sentenziava:  “tutti gli uomini sono creati uguali e dotati di diritti inalienabili”. Eppure sarà necessario aspettare il rifiuto della nera Rosa Parks di cedere il suo posto ad un bianco dentro un autobus, nel 1955, per l’abbozzo di tale diritto. Interessante notare che mentre negli ultimi anni siamo soliti ascoltare richieste di perdono da parte dei Papi ed il continuo spargimento di cenere in testa ai cristiani, gli Americani non si sono mai preoccupati di fare autocritica. La loro Storia è fondata sullo sterminio di milioni di nativi americani e sulla schiavitù dei neri africani perpetrata come sistema economico, nonostante ciò si sentono unti dall’esportare democrazia e giustizia nel mondo. Buffo vero? Nulla nella loro politica, cultura, filosofia di vita scaturisce senza avere in mente un tornaconto economico, infatti nella Prima guerra mondiale entrano nel conflitto solo alla fine perché preoccupati dall'incalcolabile danno in caso avessero vinto gli Austriaci. Compresero al volo quanto fosse necessario salvaguardare il rientro dei crediti concessi dalle loro banche a Francia ed Inghilterra per l'acquisto di materiali, alimenti ed armi. Con buona pace dei grandi ideali! Quindi tra Russia ed America, tra Obama e Putin, smettiamo di considerare gli avvenimenti come un gioco tra buoni e cattivi. Non ci sono mammolette. C’è un’abissale differenza fatta dalla capacità di propagandare sentimenti, buone intenzioni, mostrare la parte positiva ed il lieto fine, tutto ciò fa parte della loro "cultura". Questo predispone ad abbassare la guardia. Nel quotidiano noi piccole formichine ci sobbarchiamo ad una dura realtà e quando allentiamo la presa cerchiamo lustrini e spensieratezza, così concediamo la nostra fiducia a chi ci fornisce una realtà fantastica. Questo è veicolato dalla pubblicità. Evitiamo quindi di scegliere chi buttare dalla torre condizionati da un’illusione. La situazione di crisi economica, sociale e culturale ha nome e cognome. Guardiamo alle nostre tradizioni millenarie e non ad un immaginario collettivo irreale e senza fondamento. Salvaguardiamo il futuro dei nostri figli con i piedi nella nostra Storia.